In un'ipotetica gara per collezionisti di pseudonimi, Donald Edwin Westlake supererebbe, forse per qualche nome appena, Evan Hunter [1].
Dopo svariate esperienze lavorative e un po' di teatro, Westlake, cresciuto ad Harlem, si diede alla narrativa e da allora, 1960, non s'e` piu` fermato. La sua produzione e` vastissima, a tal punto che nessun bibliografo e` riuscito a redigere una lista completa dei suoi lavori. Questi sono in minima parte riconducibili al noir, e spaziano dalla fantascienza (Anarchaos, 1968, firmato Curt Clark), al western (Gangway, 20.000 lingotti sopra i mari, 1973), dal romanzo politico (Ex Officio, 1970, come Timothy J. Culver), alla farsa comica (Two Much, id., 1975), dall'avventura (Kahawa, 1981, in cui e` coinvolto persino il dittatore ugandese Idi Amin!), alla biografia (Elizabeth Taylor, 1961, come John B. Allen), alla satira apocalittica (Humans, 1992).
Tuttavia, la sua grandezza, per quanto ci riguarda, sta nella capacita` di essere un pulpwriter innovatore: Westlake e` stato infatti il primo ad inaugurare il filone del noir umoristico, da un lato, e, dall'altro, ha realizzato romanzi nerissimi, duri e senza scampo.

Quattro sono i filoni seriali westlakiani: la serie Parker, scritta come Richard Stark (inaugurata col celeberrimo The Hunter, Anonima carogne, 1962), la serie Dortmunder (primo capitolo The Hot Rock, Gli ineffabili cinque, 1970), la serie Grofield, siglata ancora Stark (quattro romanzi, capofila dei quali e` The Damsel, Carrera messicana, 1967), la serie Mitch Tobin, firmata con lo pseudonimo Tucker Coe (iniziata con Kinds of Love, Kinds of Death, Oltre il muro, 1966).

Parker e` il classico eroe nero; i romanzi dove compare non lasciano aperture al lieto fine, alle morbidezze. E` un rapinatore incallito, per nulla pentito, lontano mille miglia da compromessi, sensi di colpa, debolezze. Sa dove vuole andare, sa cio` che vuole: e ci va, e lo ottiene.
In The Sour Lemon Score (Bada alla pelle, Parker!, 1969) va alla ricerca del compare traditore, George Uhl, che, fatto fuori il resto della banda dopo un colpo neppure troppo riuscito, tenta di ucciderlo e fugge con l'intero bottino. Il ritmo della narrazione e` tesissimo, secco, impressionantemente rapido ("[...] una macchiolina nera comparve in mezzo alla sua fronte e gli occhi gli si incrociarono. La testa si rovesciò all'indietro [...] Infine si udi` lo sparo [...] Parker si getto` a terra: poi le cose precipitarono. Colpi d'arma da fuoco esplosero con ritmo veloce" [2]), ci si uccide senza troppi complimenti.

Se Garfield e` un soggetto sui generis, mezzo attore, mezzo ladro, e Mitch Tobin un ex poliziotto afflitto dai rimorsi ("il lavoro [dovrebbe] aiutarlo ad espiare il passato [un collega della polizia rimase ucciso per colpa sua]" [3]), John Dortmunder [4] esprime in pieno quell'umorismo giocoso, tratto distintivo della scrittura di Westlake. Dortmunder e` un ladro abile, ma sfortunato, che agisce sempre in combutta con altri improbabili criminali: Andy Kelp, un po' ritardato e irritante, con la fissa di rubare auto ai medici, e Stan March, ladro d'auto che vive ancora con la madre, una stramba tassista. Nello straordinario Jimmy the Kid (Come ti rapisco il pupo, 1974) Westlake gioca non solo con la trama (i rapitori del piccolo Jimmy agiscono con maschere di Topolino, il padre, avvocato d'affari, tratta coi malviventi come se si trattasse di un'operazione di Borsa, Dortmunder viene colpito in testa dalla borsa col denaro lanciata da un cavalcavia, la madre di March durante la telefonata per il riscatto disquisisce con il padre del bimbo della qualita` dei taxi a New York), ma con la sua stessa bibliografia. Kelp prende l'idea del colpo da un immaginario paperback, scritto da Richard Stark (!), sul rapimento del figlio di un pezzo grosso da parte di Parker! Westlake si diverte un mondo ad infarcire il racconto di commenti sul suo operato, di diverso tono. Come se non bastasse, il piccolo Jimmy, dopo aver truffato i rapitori scambiando le borse -ma li aveva prima salvati dalla cattura-, gira un film su cio` che gli e` accaduto. Lo scrittore Stark, allora, protesta col suo legale perché il film e` una evidente riduzione del suo romanzo, ma a lui non hanno versato una lira di copyright... A Dortmunder non resta che andare al cinema [5].

A proposito di cinema, Westlake e` stato piu` fortunato di molti colleghi: dal suo The Hunter e` tratto uno dei pochi, grandi noir degli Anni '60, Point Blank (Senza un attimo di tregua, John Boorman, 1967), che tuttavia tradisce spudoratamente l'originale; inoltre, ha firmato la sceneggiatura, dall'omonimo capolavoro di Jim Thompson, di The Grifters (Rischiose abitudini, S. Frears, 1990), per la quale ha ricevuto una nomination agli Oscar. Nel mezzo, tanti adattamenti inutili o addirittura indecenti.




Note:

[1] Altri nomi usati da Westlake: Richard Stark, Tucker Coe, John B. Allen, Curt Clark, Timothy J. Culver, Morgan J. Cunningham, Samuel Holt, Sheldon Lord, Alan Marshall; altri nomi di Salvatore Lombino, poi registratosi all'anagrafe come Evan Hunter: John Abbott, Curt Cannon, Hunt Collins, Richard Marsten, Ezra Hannon.

[2] R. STARK, The Sour Lemon Score, 1969, tr. it. di B. Just Lazzari, Bada alla pelle, Parker!, Milano, Il Giallo Mondadori, n. 1117, 1970, pp. 54-55.

[3] P. PATTI, Gli eroi "duri" di Westlake, http://www.geocities.com/SoHo/9145/westlak1.htm. Su Parker cfr. P. SORIA, Inediti. Il ritorno di Parker, "ttL", n. 1387, inserto de "La Stampa", 15/11/2003.

[4] P. PATTI, Westlake l'umorista, http://www.geocities.com/SoHo/9145/westlak2.htm.

[5] D. E. WESTLAKE, Jimmy the Kid, 1974, tr. it., Come ti rapisco il pupo, Milano, Il Giallo Mondadori, n. 1373, 1975. Sull'amore di Westlake per lo scherzo e la reinvenzione delle sue storie, si veda anche G. DI PIETRO, Le cronache di Lungo Fucile 1974, "Ken Parker Collection", a. I, n. 7, novembre 2003, pp. 5-6. Gli ideatori di questo fumetto, lo sceneggiatore G. Berardi e il disegnatore I. Milazzo, hanno desunto il nome del loro eroe dall'omonimo protagonista della serie di Westlake/Stark.




Mario Tirino, Giugno 2004


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