Confesso subito che uno dei motivi per cui ho deciso di leggere Il vomerese prima degli altri libri di Veraldi che ancora non ho letto e` stata la circostanza che sono io stesso un "vomerese", cioe` un abitante del Vomero, quartiere collinare di Napoli. Un quartiere con una tale caratterizzazione geografica e sociologica, da risultare una specie di citta` nella citta`: prova ne sia lo stesso fatto che i suoi abitanti hanno un aggettivo che li identifica, vomeresi appunto, particolarita` non diffusissima (mi vengono in mente i trasteverini e pochi altri); e che, per esempio, noi vomeresi non diciamo "vado in centro", ma "scendo giu` a Napoli"... ma veniamo al libro!

Non si tratta di un giallo vero e proprio quanto di una spy story, un thriller fantapolitico: la storia si svolge nel 1980 e racconta le vicende della colonna napoletana di un mai nominato gruppo terroristico -il riferimento alle Brigate Rosse o forse ai Nuclei Armati Rivoluzionari e` d'obbligo ma mai esplicito- intente a preparare un sequestro eccezionale, quello del comandante della base Nato (e anche qui la memoria corre al sequestro Dozier).
La vicenda e` intrecciata con le trame del terrorismo internazionale, e vi prendono parte gruppi palestinesi, russi, americani e l'immancabile Mossad. Il "vomerese" del titolo e` un veterano di questo gruppo, un esponente di vertice che si trova a fare i conti non tanto con la propria coscienza -argomento questo solo sfiorato qua e la` nel libro- quanto con la difficolta` di riconoscersi in una realta` che non e` piu` quella di quando, decenni prima, aveva cominciato la lotta politica prima e quella armata poi.
La tensione e` continua, dalla prima all'ultima pagina, e questo e` in fondo quello che si chiede ad un libro giallo; molto ben scritto, con una prosa che suggerisce un'atmosfera pesante come il piombo degli anni cui fa riferimento la storia.

Gli unici appunti che mi sento di fare sono una certa retorica nei dialoghi (ma forse e` un effetto voluto, ripensando all'enfasi e talvolta all'ampollosita` di cui i brigatisti ammantavano i propri discorsi) e il fatto che Napoli rimane un po' sullo sfondo, tratteggiata qua e la` ma sempre e soltanto "scenografia".
Forse non e` il capolavoro di Veraldi (anzi, non lo e` di certo) ma rimane un bel libro; e Veraldi rimane uno dei padri fondatori della narrativa gialla italiana, insieme, tra i pochi altri, a Scerbanenco ed Olivieri; ed e` un peccato che sia venuto alla ribalta tardi, oltre i cinquant'anni, ed abbia prodotto tutto sommato pochi titoli.


Attilio Veraldi, Il vomerese (1980)
1990, TEA, collana TEADUE n.45, 1990, 5,16 euro


Napoli, 3 novembre 2003


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