Di Michele Governatori (marchigiano di Mondavio, classe 1972, ma romano d'adozione per via dello spirito caustico che lo imparenta al Belli) avevo letto alcuni racconti pubblicati sulle riviste Maltese e Fernandel, un paio mi erano piaciuti molto. Ma tutti interessanti per lo sguardo curioso e attento, per la vivacita` d'immaginazione e - soprattutto - per la lingua usata: arguta, lavoratissima, fluttuante e flessuosa.
Da poco e` uscito il suo primo romanzo, Venere in topless (2003, Fernandel) che sorprende e colpisce per tanti motivi. Per esempio per la folla di personaggi a cui da` vita; per il coraggio d'affrontare temi scottanti: la politica che si fa spettacolo e lo spettacolo che si fa politica; per quella lingua originale a cui accennavo sopra che ora ha la possibilita` di esprimersi in mille modi, in registri diversissimi, in impasti gergali, in un parlato medio e semplice che abolisce i congiuntivi si`, ma e` denso e saettante per via della vastissima terminologia di cui dispone.
Qualcuno mi ha soffiato all'orecchio il nome di Nori, si`, ma e` troppo facile, ragazzi. Nori ha pubblicato molto e seguita a farlo come se dovesse battere un record, ha tracciato un sentiero lungo e nuovo (non profondo) nella nostrana letteratura. Ma qui, nella Venere in topless dico, le cose non sono le cose e Bassotuba non c'e` davvero. Un accostamento con Nori pero`, volendo, lo si potrebbe fare lo stesso: Governatori sembra tenere presente lo scrittore di cui sopra, si`, ma per agire in senso opposto, per stargli alla larga. Qui, torno a ripetere, non c'e` un unico egocentrico personaggio: il romanzo e` corale e polifonico e fitto di dialoghi. E` una cosa rarissima in un esordio dove di solito accade il contrario: si canta (o si ulula) da soli. E poi qui non c'e` neppure un'unica lingua, ovvero la lingua usata e` un impasto di linguaggi diversi. Potrei tirare fuori centinaia di esempi, ma vi annoierei soltanto. Aggiungo soltanto che ogni personaggio ha la sua parlata, e cadenze sue proprie. Diro` un'eresia ma per via della coralita` del romanzo mi sono venuti in mente Verga e Manzoni (per quel concerne la nostra tradizione) e poi -per la lingua- il primo Luigi Malerba. Ma occorre guardare oltreconfine per fare gli giusti accostamenti. Anzi, oltreoceano. Un nome a caso: David Foster Wallace (quello di Infinite Jest).
Alla Venere bisogna toglierle di dosso quel tanga che ne deturpa la bellezza, che e` anche la bellezza del mondo, dell'uomo, dell'amore, dell'amicizia, della semplicita`. Intorno a noi tutto appare come rivestito, alterato, falso o compromesso (per sempre?).

Qualcosa che non va in questo esordio?
Ci sono piu` di cinquanta brevi capitoli (56 per l'esattezza) legati alla storia generale, si`, ma non concatenati l'uno all'altro: Venere in topless e` un romanzo corale, e questo e` un grosso punto a suo favore, pero` i personaggi sono troppi. Quand'e` cosi` si corre il rischio di fare confusione e la chiarezza, per me, conta molto. E` un viaggio frenetico, fantasioso, surreale, comico e struggente. Un viaggio lungo e in tanti luoghi diversi. Avrei preferito un lavoro piu` in verticale, meno esteso ma con uno scavo maggiore di situazioni e personaggi. Qualcuno ha detto che da ogni singolo capitolo ci si potrebbe ricavare un romanzo. Allora suggerisco all'autore di rimboccarsi le maniche, cosi` da darci presto nuovi e validi romanzi e, ad un tempo, di rallentare il passo.

Un'ultimissima cosa. Venere in topless annuncia un evento grandioso (dovrebbe avvenire entro pochi anni): il grande e popolare gemellaggio Italia-Texas (due "B" unite per sempre). Ecco: spero davvero con tutto il cuore che su questa sciagurata profezia il romanzo di Michele Governatori si sbagli alla grande.


Michele Governatori, Venere in topless
2003, Fernandel, pagg. 157, euro 12,00


13 maggio 2003


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