Per leggere con profitto i romanzi di Lee Child e` necessario munirsi di uno strumento critico fondamentale, che gli anglosassoni amano chiamare suspension of disbelief.
Con tale sospensione d'incredulita` sottobraccio, siamo allora pronti per affrontare, senza fare la minima piega (e anzi, prendendole per buone), tutte le sconcertanti, incredibili coincidenze che l'autore britannico naturalizzato statunitense ama far esplodere ogni cinque minuti, in un tripudio di miccette [1], tra i piedi del suo eroe, quel marcantonio di Jack Reacher, ex maggiore della Military Police americana e protagonista di ben sette romanzi, l'ultimo dei quali e` appena uscito negli USA.
Con tale sospensione d'incredulita` sottobraccio, a leggere i romanzoni di Lee Child ci si diverte un sacco, garantito. Si`, perche` l'intuizione di Child, gran conoscitore delle pulsioni nascoste e non tanto nascoste del pubblico, stante la sua lunga precedente carriera come produttore televisivo, e` stata quella di ripescare il buon vecchio romanzo d'avventure, campo in cui i britannici, da John Buchan fino ad Alistair McLean, sono sempre stati molto abili; aggiornarlo con una bella spolverata di hard boiled, condirlo con generose spruzzate di violenza (ma non troppa), azione (quella sì, a mani basse), un pizzico di sesso (assai casto, in realta`), e servire in tavola ancora caldo.

Ci si diverte un sacco, perche` certe volte con Child sembra di essere tornati ragazzini: i buoni sono buonissimi (Jack Reacher e` un marcantonio di due metri, la testa di Bruce Willis sul corpo di Arnold Schwarzenegger, a sentire cio` che racconta Child nelle interviste, ha lasciato l'esercito e vive da drifter, un senza fissa dimora per scelta, che non vuole legami di alcun genere e si muove per l'America quasi aspettando che i guai gli vengano a bussare sulla spalla), mentre i cattivi sono cattivissimi (Hook Hobie, il bad guy di questo romanzo, e` un incrocio tra Capitan Uncino e uno dei ripugnanti, anche nell'aspetto, criminali che combattono contro Dick Tracy).
Naturalmente i cattivi perdono sempre; Jack Reacher - come insegna Bruce Willis in Die Hard - prende un sacco di botte (e un sacco, piu` una, ne da`), ma è cosi` grosso, buono, altruista, intelligente e disinteressato che non puo` fare a meno di mettere le cose a posto, si tratti di una congiura per assassinare il Presidente o della misteriosa sorte di un gruppo di militari americani in Vietnam, o ancora di una serie di misteriosi omicidi in un paesino sperduto nel nulla, che in trent'anni non aveva mai visto fatti di sangue (e, guarda caso, e` sufficiente che Reacher scenda dal torpedone per dare il via alle danze...).

Tripwire, il romanzo che ha dato il via a queste riflessioni, ha la singolare caratteristica di svolgersi in gran parte all'interno delle Twin Towers, e letto oggi, a quattro anni di distanza dalla sua uscita - e` del 1999 - fa per questo uno strano effetto.
Insomma, nei paragrafi precedenti vi ho raccontato in estrema sintesi la trama di ben tre romanzi di Child (uno, ancora, Echo Burning, non e` altro che una rivisitazione di Mezzogiorno di fuoco in chiave hard boiled, e così via). Gli e` che a volte, in un'epoca di eroi tormentati e problematici, c'e` quasi gusto nel leggere di un personaggio le cui certezze e il cui istinto sono incrollabili, invincibile perché sempre nel giusto e, soprattutto, assolutamente incapace di stirarsi una camicia.

Lee Child, Trappola mortale (Tripwire, 1999)
Longanesi, 2002


[1] Elio e le Storie Tese, Supergiovane, 1992.


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