Qualche anno fa, quando studiavo Letteratura Americana all'universita`, una delle mie letture preferite era la Paris Review, celeberrima rivista letteraria fondata e diretta da critici del calibro di George Plimpton e Peter Matthiessen, e i cui cavalli di battaglia erano le famosissime interviste con gli scrittori, condotte con consumata abilita` maieutica dallo stesso Plimpton. Per un romanziere o un poeta, essere intervistato dalla Paris Review era, in un certo senso, il riconoscimento ufficiale della propria rilevanza nel campo letterario, e il chiaro segno di essere finalmente "arrivato". Larga parte delle interviste della Paris Review, difatti, fanno ancora testo e sono punto di riferimento essenziale per lo studio di molti autori, in particolare statunitensi.

Piu` in piccolo, ma con indubbi punti di contatto, e` quanto accade per il periodico britannico Crime Time, una eccellente rivista dedicata al giallo (e il cui sito web, http://www.crimetime.co.uk, vale a mio parere una visita), il cui condirettore Paul Duncan si dedica da tempo ad intervistare autori di polizieschi e noir. Qualche anno fa, Duncan ha raccolto quindici di queste interviste, realizzate insieme a Peter e Crow Dillon-Parkin, nel volume The Third Degree: Crime Writers in Conversation, che non e` purtroppo di facilissima reperibilita` ma la cui lettura ripaga in pieno del tempo impiegato per procurarselo.
Il volume e` diviso in tre parti, Cops, Investigators e Robbers, ognuna contenente cinque interviste. In Cops figurano Patricia Cornwell, Derek Raymond, Gwendoline Butler, Michael Dibdin ed Elizabeth George; in Investigators e` il turno di Lawrence Block, Andrew Klavan, Jakob Arjouni, Walter Mosley e James Sallis; nel reparto Robbers stanno invece Edward Bunker (ovviamente), Paul Buck, Martina Cole, Elliott Leyton e James Ellroy. Ogni intervista e` completata da un'eccellente bibliografia commentata e a volte, come nel caso di Ellroy, e` l'intervista stessa a ripercorrere l'intera carriera dell'autore in chiave cronologica.

Ho citato l'intervista ad Ellroy perché e` particolarmente buona, oltre ad essere un piccolo classico nel suo genere: gia` molto famosa, e spesso citata nei profili biografici dell'autore. Particolarmente pregevole e` anche l'intervista a Derek Raymond, condotta appena un anno prima della scomparsa dello scrittore, nella quale Raymond/Cook traccia un quadro drammatico della decadenza morale della Gran Bretagna degli ultimi trent'anni - ma era gia` abbastanza chiaro dai suoi romanzi, direi. E` significativa anche l'intervista a James Sallis, uno degli scrittori piu` importanti attualmente in attivita` negli Stati Uniti al di la` di ogni barriera di genere lettarario; ma rivelatrici si dimostrano anche le conversazioni con Block, Klavan ed Elizabeth George.
Dove il volume si dimostra piu` utile, ad ogni modo, e` nel far parlare autori molto noti in Gran Bretagna ma totalmente sconosciuti da noi, come Gwen Butler (che meriterebbe, secondo me, di essere tradotta in italiano) e Martina Cole, popolarissima autrice di torbidi e molto espliciti romanzoni alla Jackie Collins, ma con in piu` una sana dose di cattiveria tutta britannica; oppure nel presentare scrittori che hanno scelto di stare volontariamente ai margini del giallo, come Paul Buck, poeta italoinglese di una certa notorieta` e autore di testi di canzoni (sono sue le traduzioni dei testi delle canzoni di Jacques Brel e di altri autori di area francese per due famosi dischi dell'ex cantante dei Soft Cell, Marc Almond).

Un volume di grande interesse, quindi, che nelle parole del suo stesso curatore si propone di porre ai lettori la solita, vecchia domanda sullo scopo della letteratura: rassicurare, educare o costringerci a guardare in faccia la realta`? Ho il sospetto - e fors'anche qualcosa di piu` - che tutti gli scrittori intervistati in The Third Degree propendano per la terza ipotesi...


The Third Degree: Crime Writers in Conversation a cura di Paul Duncan
No Exit Press, Londra 1997


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