Lo scrittore Eraldo Baldini pubblica un'altra delle sue storie inquietanti, una di quelle che si leggono tutte d'un fiato e con il cuore che s'affossa in fondo alla cassa toracica. Qui, in Terra di nessuno (2001) si torna a una vicenda dura e indigesta come in Mal'aria (1998), a un finale che e` un pugno nello stomaco. In Faccia di sale (1999), al contrario, mi era sembrato di scorgere un cambio di rotta, un "addolcimento" per via di quel ritorno alla vita e alla gioia del personaggio principale.

Si sa cos'e` la "terra di nessuno": quel lugubre territorio che in una guerra di posizione separa gli eserciti che si fronteggiano. Una striscia di terra insanguinata e piena di cadaveri, feriti e moribondi. Buche, armi abbandonate e filo spinato. Pero` per i quattro protagonisti della storia "terra di nessuno" e` anche una condizione psicologica: lo smarrimento di fine guerra, i ricordi che tornano, le ferite che riprendono a sanguinare, i fantasmi dei camerati morti e dei nemici uccisi. La guerra, in sostanza, che dentro chi l'ha vissuta seguita a vomitare il suo fuoco, ad alimentare la morte.
I quattro amici hanno combattuto duramente nella prima guerra mondiale. Tornano a casa felici, si`, ma si sentono come miracolati. Quello che hanno visto è impresso in modo indelebile nella loro mente. Vorrebbero dimenticare, si`, ma non ci riescono e poi non sarebbe nemmeno giusto cancellare i tantissimi amici morti. Ma un ricordo così devastante può generare dei mostri?
Gli amici affittano un bosco sull'Appennino più impervio e vi impiantano una carbonaia. Un lavoro come un altro, tanto per guadagnare un po' di soldi, ma anche un lavoro che permette a Enrico, Adelmo, Martino e Settimio di restare assieme, uniti come se dovessero seguitare a combattere. In effetti...
Il posto raggiunto è isolato, i viveri che dovrebbero ricevere non arrivano, il tempo è brutto. Inoltre cominciano ad accadere cose stranissime, come se fossero minacciati da un nemico invisibile. Ci sarebbe quasi da rimpiangere la trincea, almeno li` si sapeva a chi sparare. Vedono persino un lupo grigio che li spia, un lupo enorme che ha un occhio soltanto.
E` un'allucinazione collettiva o cosa? Sono soltanto fantasie generate dalla paura, dalla follia, dall'orrore vissuto in guerra?

Terra di nessuno ha un ritmo frenetico, la narrazione e` scrupolosa e fluida. Non sono pochi i passi che all'istante si rileggono volentieri per la loro cupa bellezza, lo stile limpido ed elegante. Il romanzo e` un noir e quindi null'altro va aggiunto sulla storia narrata, altrimenti si toglie il gusto di leggerla. Però alcune brevissime considerazione devo pur farle.
Ora: e` vero che Baldini nei suoi libri fa sempre camminare accanto ai personaggi la Storia pero` qui, diversamente che in Mal'aria, c'e` uno sviluppo misterioso della vicenda. La Natura spaventa -qui piu` che altrove- eppure alla fine non risulta plausibile come dovrebbe, se non in un contesto simbolico. Voglio dire (pur non volendo svelare il finale) che il modo in cui viene chiusa la vicenda dei quattro reduci non convince del tutto proprio per l'ambizioso tentativo di trasformare un thriller in una parabola esistenziale, buona per tutti gli uomini e valida per ogni fase storica.


Eraldo Baldini, Terra di nessuno
2001, Frassinelli, pagg. 188, lire 22.000


Roma, 22 novembre 2001


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