Ho letto con voracita`, ingordigia l'ultimo libro pubblicato da Edoardo Albinati (Roma, 1956) che non mi ha fatto svenire (per sfortuna?) ma per tanti aspetti ho trovato vertiginoso. Esagero? Beh, vediamo. Svenimenti (da poco uscito per Einaudi) e` un libro di racconti (e in Italia se ne fanno pochi), ma di racconti che poi non sono dei veri e propri racconti.
L'autore ha riunito 13 scritti ibridi (uno giÓ uscito su Nuovi argomenti): tra saggio (scientifico, letterario, artistico, cinematografico...) e narrazione diaristica (i propri svenimenti, la famiglia, appunti su Freud...) e le storie che sono le storie vissute e narrate all'autore da amici.
Il filo conduttore e` lo svenimento, la perdita di coscienza (anche per droga o anestesia). Un'indagine sul perche` e quando si sviene. Che si prova in quei momenti, ecc.

La scrittura di Albinati Ŕ limpida, precisa ma anche flusso inarrestabile, fiume che si allarga e si fa mare: pieno di rivoli, mulinelli, correnti sotterranee e isole che sono le continue digressioni di questo libro coraggioso e intenso che dialoga con il mondo, con se stesso e con gli altri libri scritti da chi scrive.
Le cose vengono osservate di sbieco, l'esistenza con un occhio solo, un pezzo alla volta. O addirittura ad occhi chiusi:
"Le sensazioni forti, le idee piu` nette, le soluzioni decisive, le idee-guida, le connessioni che mi hanno illuminato e le voci che mi hanno salvato... le ho sentite mentre ero privo di coscienza."


Edoardo Albinati, Svenimenti
2004, Einaudi - I coralli n.193, pagg. 227, euro 14,40


Roma, 6 settembre 2004


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