Una stanza bollente.

“Dovranno pur ristrutturarle quelle camere a gas”.

Proseguono ora, in Italia, in un secondo volume le avventure del marshal Carlos Webster (Hot Kid, 2005): il cowboy dell’Oklahoma, noto come il poliziotto più famoso d’America, qui finisce in mezzo alla rete dello spionaggio nazista. Partito sulle tracce di due evasi tedeschi, di cui uno è un suo vecchio amico, arriva a Detroit. Leonard mette in chiaro fin dal titolo che a dirigere lo spettacolo sarà Honey Deal, bionda giovane commessa dei magazzini Hudson’s. La cellula eversiva è in realtà una patetica montatura, siamo infatti alla fine del 1944, già nel secondo capitolo, e le sorti della guerra sono ormai decise. I complotti, se mai ne esistono, fanno acqua da tutte le parti, o meglio ancora, fanno alcol:

“-Bo portami via da questa casa prima che diventi un’alcolizzata-
-Lo sei già-
-Guarda che tengo il conto dei miei drink. Mai più di venticinque al giorno-”.


La contessa Vera, col suo servizievole Bodhan, una finta drag queen, Walter Shoen (che si crede il gemello di Himmler, sono due gocce d’acqua), Otto e Jürgen, fuggiti dall’Oklahoma, e ancora un filonazista mezzo contrabbandiere, un medico tossicomane e sulle loro tracce Carl Webster, questi i protagonisti. Ma sopra tutti spicca lei: Honey Deal, la ragazza che regge dialoghi e situazioni come un’equilibrista al circo. E che ha capito prima di altri quanto inconsistente sia questa storie di spie. Un abbonamento al Time sarebbe la stessa cosa, no?

“-Credo che siano molto convinti di lavorare per i nazisti. Gli piace spararsi in faccia tutti quei Sieg Heil! E organizzare riunioni clandestine. Ma come fanno a procurarsi le informazioni sulle fabbriche belliche?-
-Forse dai giornali- disse Carl.
-Lo penso anch’io- confermò Honey”.


Tra questa banda di truffatori, doppiogiochisti, e amanti dello splatter (non manca la giusta dose di sangue, più o meno cinque litri a persona…), Elmore Leonard, nato nel 1925, ancora una volta si dimostra maestro del dialogo, dell’ironia e di una comicità unica nel noir. Se con “Hot Kid” aveva unito western e genere noir, qui mescola il risultato ottenuto con un’improbabile storia spionistica, lasciandoci come unica verità il solito mezzo sorriso stampato sul volto.


Elmore Leonard, Su nella stanza di Honey (Up in Honey's Room)(ed. or. 2007)
pp. 314, 18 euro, Einaudi, 2009.

Gennaio 2010


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