Christopher Wakling, Il principiante (On Cape Three Points), tr. it. Tullio Dobner, "Omnibus" - Mondadori, pp. 333, € 18,00

L'idea è buona. C'è questo giovane avvocato londinese, non certo un principe del Foro, poco di più, anzi, di una rotellina in un grande studio legale, ma abbastanza simpatico. Si occupa, senza soverchio entusiasmo, di trattative finanziarie. Un giorno, dopo una seduta particolarmente impegnativa con certi ucraini, si accorge di non aver più con sé un fascicolo importante: lo avrà lasciato in taxi, o alla toilette, o chissà dove. Niente di male: torna sui suoi passi e si appropria con disinvoltura di quella che, a rigore, ne dovrebbe essere una copia conforme. Ma evidentemente la copia è meno conforme di quanto sembri: da quando ha quelle maledette carte per le mani, gli giungono strane pressioni, oscure minacce, e-mail enigmatiche, telefonate misteriose e in meno che non si dica il poveraccio si accorge di essersi cacciato nei guai fino al collo e di dover lottare per la sopravvivenza.
Nulla di nuovo, direte voi: ci troviamo di fronte all'ennesima riproposta di un ben noto modello alla Hitchcock. Ed è vero, naturalmente, ma solo fino a un certo punto. Questo romanzo di esordio di Christopher Wakling, londinese trentenne laureato a Oxford, contiene, inaspettatamente, qualcosina in più. Tanto per cominciare, Lewis, il protagonista è un po' più strutturato di quanto convenga a questo genere di cose. Poi, la trama a un certo punto prende una direzione inattesa: è pazzesco, non si riesce a immaginare come, ma a Lewis sembra proprio che nell'intrigo sia in qualche modo coinvolto suo fratello Don, che pure è ricoverato da tempo in una clinica per malati terminali. A questo punto, naturalmente, il lettore si rende conto che un lieto fine tradizionale alla Cary Grant è alquanto improbabile e la storia vira di centottanta gradi, passando dal suspense di maniera al dramma psicologico a tinte forti. E non è ancora finita qui.
Un romanzo curioso, insomma, che pur senza sollevarsi più di tanto, sul piano stilistico e psicologico, sul livello medio del best seller su ordinazione, riesce a coinvolgere il lettore con inattesa perentorietà. Aveva proprio ragione Aristotele a dire che nel giallo quello che conta è soprattutto il mythos, la trama. O forse parlava della tragedia? Non ricordo bene, ma non stiamo a sottilizzare.

09 Febbraio 2004


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