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Bill Pronzini, Quando un uomo uccide (In an Evil Time), tr. it. di Mauro Boncompagni, Il Giallo Mondadori n. 2839, 283 pp., € 3,60
Dovreste fare ancora in tempo a trovare in edicola, nel blocco dei gialli Mondadori di gennaio, l'ultimo romanzo di Bill Pronzini. Fa piacere, una volta tanto, risparmiare qualcosa rispetto ai prezzi di libreria, rendere il dovuto omaggio a una collana che ha segnato la storia del genere nel nostro paese e, naturalmente, ritrovare un autore interessante e non conosciuto, forse, quanto meriterebbe. Pronzini, come ricorderete, fa parte di quel gruppo di scrittori di San Francisco che negli anni '80 si eressero in "scuola", rifacendosi, soprattutto alla lezione di Hammett: il suo investigatore privato senza nome, in effetti, era modellato abbastanza da vicino sulla figura del Continental Op, e, per rendere chiaro il messaggio proprio a tutti, faceva collezione di vecchi fascicoli pulp. Oggi l'autore non ricorre più a quel personaggio, che in effetti sarebbe un po' datato, ma qualcosa della grande tradizione degli anni '30 e '40 nelle sue storie si ritrova sempre. Così, la situazione di Quando un uomo uccide potrebbe uscire, se non proprio da un racconto di Black Mask, da una trama di Cornell Woolrich o di Patrick Quentin, per citare due autori che con il pulp hanno comunque qualcosa a che fare. È la storia di un brav'uomo, indefesso lavoratore e padre di famiglia esemplare, che, per uscire da una situazione insostenibile di cui non ha colpa si convince di non aver altra via che ammazzare qualcuno, nella fattispecie l'ex marito fondamentalista e rompicoglioni dell'amatissima figlia. Una decisione che, naturalmente, per gli onesti padri di famiglia comporta una quantità indicibile di complicazioni. DIversamente dal solito, l'interesse del romanzo consiste più nella descrizione di come il protagonista si caccia nei guai che in quella degli sforzi che gli toccherà fare per uscirne, ed è un peccato che questa prima parte sia bellamente riassunta in quarta di copertina, con effetti piuttosto devastanti per la suspense, ma dalla redazione del "Giallo", evidentemente, non si può avere tutto. La vicenda, nel complesso, non sarà originalissima, ma è svolta con grande competenza e professionalità e un'indubbia competenza narrativa. Direi che, per questa volta, ci possiamo accontentare. 01 Febbraio 2004 |
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