Enrico Solito, All'ombra del pino, "Giallo & Nero" - Hobby & Work, pp. 335, € 16,00

Candace Robb, Il borgo insanguinato (A Gift of Sanctuary, 1998), tr. it. di Amedeo Romeo, Piemme, 394 pp., € 17,90

Buon anno a tutti. Festeggiamo il 2004 con la segnalazione di ben due romanzi, anche a costo di avventurarci in un sottogenere che ci ha sempre lasciati perplessi. Ma sono due opere che meritano, per un motivo o per l'altro, di essere prese in considerazione.

Enrico Solito, che ai più sarà noto come creatore di apocrifi sherlockiani, che è un'attività meno futile di quanto non appaia a prima vista e richiede una conoscenza del celebre inquilino di Baker Street maggiore di quella di cui poteva disporre lo stesso sir Arthur Conan Doyle, si è preso un congedo dalla Londra vittoriana per creare con All'ombra del pino un raro esempio di "giallo risorgimentale". Nei primi mesi del 1849 a Roma si sta consumando l'epopea della Repubblica mazziniana, insidiata dai clericali e minacciata dall'esercito francese: le vicende politiche, tuttavia, non impediscono a un fuoruscito toscano di indagare su un omicidio di cui è stato involontario testimone. È una vicenda divertente, ma sostanzialmente seria, narrata con rigore storico, ma senza pedanteria, e non priva, in ultima analisi, dell'ambizione di dire qualcosa sulla "nostra" storia, come il lettore capirà da sé nelle ultime pagine. Da segnalare, tra i vari personaggi storici o quasi, la presenza del grande Giuseppe Giovacchino Belli.

E visto che si parla di poeti, passerò sopra, per una volta, alle mie riserve sul mystery medioevale, raccomandandovi l'ultimo episodio della saga di Owen Archer, l'abile arciere cui Candace Robb affida la soluzione degli intrighi politico criminali della Gran Bretagna del XIV secolo. In questo Il borgo insanguinato, il nostro eroe è lontano dalla sua solita sede di York, impegnato in uno strano pellegrinaggio nel nativo Galles, con l'apparente incarico di reclutare soldati per il duca di Lancaster. Ma la sua missione è più complicata, come dimostra la presenza al suo fianco di Geoffrey Chaucer, non ancora rivelatosi per il grande poeta e narratore che conosciamo, ma perfettamente a suo agio nel ruolo di cortigiano intrigante e un po' spione, capace di muoversi con disinvoltura tra i potenti di quell'epoca pericolosa. La Robb, come al solito, tratta la materia con una tecnica che, più che al mystery classico, rimanda al thriller di azione ed è a questa insolita mistura che i suoi romanzi devono, tutto sommato, il loro interesse. Se ve lo dico io, che per il sottogenere nutro l'antipatia che ben conoscete, potete fidarvi. E buone letture per questo scorcio di feste.

04 Gennaio 2004


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