Barbara Nadel, La figlia di Belshazzar (Belshazzar's Daughter, 1999), tr. it. di Sylvia Aprile, "Giallo & Nero" - Hobby & Work, pp. 439, € 17,00

Istanbul , si sa, è una delle mete tradizionali delle vacanze di fine d'anno, o almeno lo era, fino all'insorgere recente del rischio terrorismo: niente di più opportuno, dunque, che segnalarvi - oggi - un giallo ambientato nella mitica città del Bosforo, anche perché l'ex capitale ottomana, erede un po' decaduta della mitica Costantinopoli, non manca certo di atmosfere e suggestioni noir. Non si tratta di un romanzo turco, visto che se esiste una scuola di mystery in quella lingua non ha ancora trovato la via delle traduzioni, ma sappiamo che quello di allargare i confini geografici del thriller fino a comprendervi le metropoli del terzo mondo è un compito storico dei romanzieri britannici e l'autrice di questa Figlia di Belshazzar, Barbara Nadel, londinese ed esperta di problemi psichiatrici, dimostra di conoscere la Turchia di oggi non meno di quanto un Paul Mann abbia familiarità con l'India o un Peter May con la Cina contemporanea. Di fatto, i suoi quattro o cinque gialli, tutti imperniati sul personaggio dell'ispettore Ikmen, nel quale non vi sarà difficile ravvisare l'ultima incarnazione del classico modello dell'investigatore dal volto umano alla Simenon, per non dire del sergente Suleyman e degli altri funzionari della squadra omicidi della "regina delle città", hanno avuto, negli ultimi anni, un grande successo a livello mondiale. Questo primo romanzo della serie, una serie che la Hobby & Work, incredibile ma vero, sembra aver deciso di pubblicare in ordine cronologico, raccoglierà le simpatie di tutti gli appassionati di ambientazioni esotiche o quasi, nonché quelle di quanti ancora prediligono il procedural classico e le sue per quanto sperimentate modalità. È una storia piuttosto cupa, con molti tocchi di noir e qualche sfumatura da romanzo erotico, ma l'impostazione è fondamentalmente tradizionale: i nostri investigatori, per risolvere il mistero dell'assassinio di un vecchio ebreo che sembra aver avuto a che fare, in qualche modo, con la Rivoluzione di Ottobre, devono indagare nell'ambiente dei profughi russi e tra i misteri della comunità sefardita e ashkenazita della città, vagliando la posizione e le ambiguità di un gran numero di pittoreschi sospetto. Il risultato finale sa un po' di patchwork, ma, se mi permettete un vecchio stereotipo, si legge comunque tutto di un fiato. Ed è questo che conta, no?

29 Dicembre 2003


[ Home ] [ Recensioni ] [ GiallOliva ] [ Top ]