Tim McLoughlin, Via da Brooklyn (Heart of the Old Country, 2001), tr. it. di Lea Maria Iandiorio, "Black" - Marsilio, pp. 267, € 13,50

Siamo quasi arrivati all'imboccatura del lungo tunnel festivo, per tutta la durata del quale ci toccherà, potendo, di essere buoni e vale forse la pena di premunirci con un romanzo che, se non proprio incontestabilmente "cattivo", è certamente privo di qualsiasi dimensione consolatoria. Non è una novità assoluta, perché gira in libreria da qualche mese, senza particolare successo, ma sapete anche voi come funzionano queste cose. In realtà, Via da Brooklyn (Heart of the Old Country nell'originale) opera prima di un Tim McLoughlin che varrà la pena di tenere d'occhio, rappresenta una delle sorprese più interessante di questa stagione di narrativa. Non è un giallo in senso stretto e forse neanche un noir, ma una storia di malavita profondamente originale, un'apertura impressionante su quel mondo della piccola (ma non piccolissima) criminalità suburbana che, pur rappresentando tanta parte della realtà "nera" degli Stati Uniti, tende a restare, dal nostro punto di vista di lettori, piuttosto nell'ombra. È la storia di Mike, un ragazzotto della low class bianca (suo padre lavorava, figuratevi, nella nettezza urbana) che tira avanti a South Brooklyn, tra i cazzeggiamenti con una fidanzata che non ha la minima intenzione di sposare, un impegno part time in un giro di taxi clandestini e la frequentazione di vari piccoli boss della mafia, di quelli che, pur senza parere, controllano con mano di ferro in guanto quasi di velluto interi quartieri. Mike, è un bravo ragazzo, in fondo: vive le sue crisi, tra il ricordo di una madre scomparsa anzitempo e la pena per un padre che sta rapidamente invecchiando da solo, e non gli dispiacerebbe darsi una scossa: si è persino iscritto, tanto per vedere, all'università. Ma uscire da qualsiasi routine non è mai facile, e non si può bazzicare con il diavolo senza che un po' di sentore di zolfo non ti resti addosso: verrà anche per lui, nel più inaspettato dei modi, il momento delle scelte. Il risvolto definisce quest'opera come una via di mezzo tra il noir e il romanzo di formazione, e un po' ha ragione, anche se sappiamo tutti che gli autori dei risvolti non leggono mai il libro di cui si occupano e questo, in particolare, deve essersi fermato verso metà romanzo. Ma Via da Brooklyn è soprattutto una splendida storia di vita cittadina, nella miglior tradizione esistenziale del realismo americano. Certo, se la traduttrice italiana avesse avuto un minimo di familiarità in più con il piuccheperfetto la lettura sarebbe più piacevole, ma non si può avere tutto.
Procuratevene comunque una copia e buone feste.

21 Dicembre 2003


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