P.D. James, La stanza dei delitti (The Murder Room), tr. it. di Grazia Maria Griffini, "Omnibus" - Mondadori, pp. 477, € 18,60

Qualsiasi scrittrice di libri gialli di lingua inglese e nazionalità britannica, com'è noto, corre il rischio professionale di essere definita, prima o poi, "la vera erede di Agatha Christie": figuriamoci P.D. James, che con la Christie condivide anche il titolo di dame, nonché un certo gusto per le trame complicate e le storie ambientate nell'alta società insulare. Ma tutto si ferma qui, naturalmente: la James (che ormai viaggia sull'ottantina) non ha la diabolica capacità di scompigliare le carte in tavola tipica della vecchia Agatha e i suoi personaggi sono, come è d'obbligo oggi, molto meno pittoreschi. Le indagini toccano, di solito, a un capitano Dalgliesh, alto funzionario di Scotland Yard, figura integerrima di investigatore umanista e democratico, dai modi cortesi e dalla sensibilità raffinata (scrive poesie, pensate un po', ed è anzi considerato uno dei più eminenti poeti contemporanei di lingua inglese), un'ottima persona, dunque, anche se un filino noioso. Come un filino noiosi, se mi permettete, sono i romanzi della sua creatrice, sempre molto seri, coscienziosamente ambientati e perfetti dal punto di vista procedurale (dame P.D.- si sa - è stata dirigente per anni dell'amministrazione civile della polizia), nonché ricchi di atmosfera e di annotazioni sociologiche azzeccate, ma lenti, mio dio, sempre così lenti…
In questa Stanza dei delitti, in cui Dalgliesh e i suoi collaboratori hanno a che fare con un tipico delitto di famiglia, ambientato in un museo privato la cui sopravvivenza, per un motivo o per l'altra, stava a cuore a tutti i personaggi tranne che al morto, che era l'unico, peraltro, in grado di far chiudere l'istituzione appena lo avesse voluto, dobbiamo arrivare a pagina 100 per cominciare ad avere una vaga idea di chi sia destinato a lasciarci la pelle, e ci tocca procedere poi con lo stesso ritmo man mano che vengono scoperti gli altarini di un gruppo di personaggi abbastanza antipatici, fino alla classica soluzione imprevista, ma non certo emozionante come quelle agathiane. Certo, il realismo ha le sue esigenze e oggi non ci aspettiamo più quelle soluzioni che tanto mandavano in bestia il povero Chandler, ma nulla e nessuno - ovviamente - ci può impedire di rimpiangerle.
Visto, comunque, che i gusti sono gusti, che il libro è ben scritto e che la caratterizzazione dei personaggi è impeccabile, se siete degli appassionati di mattoni a sfondo psicologico e considerate tra i capolavori del mystery opere come La pietra di luna o Il mistero delle due cugine, questo è il libro che fa per voi. In caso contrario, datemi retta, non fate lo sforzo.

11 Novembre 2003


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