Giuseppe Pederiali, Camilla nella nebbia, "Narratori moderni" - Garzanti, pp. 308, € 15,00

Modena e il suo circondario, si sa, non devono la propria fama soltanto alla Ghirlandina e ai tortellini, al lambrusco e alle piastrelle, all'aceto balsamico e alla Ferrari. Il territorio è piuttosto ben messo anche dal punto di vista giallo, come dimostra l'attività di due investigatori di grido, il commissario Cataldo di Luigi Guicciardi e Carlo Castelli, il giornalista esperto in vini pregiati creato da Roberto Valentini. Sono, costoro, due bei personaggi, che ben meritano la popolarità che li accompagna da un po', ma dovranno stare molto attenti, d'ora in poi, alla concorrenza di una collega che si preannuncia piuttosto agguerrita, tale Camilla Cagliostri, ispettore (o ispettrice, non saprei) presso l'Ufficio Minori della locale Questura, che debutta proprio in questi giorni con Camilla nella nebbia di Giuseppe Pederiali.
L'autore, come probabilmente saprete, non è un giovane scrittore in carriera, di quelli che oggi sgomitano nelle case editrici minori in attesa dell'immancabile approdo allo "Stile libero" dell'Einaudi, ma un serio professionista delle lettere, con all'attivo almeno una decina di romanzi, molti dei quali attengono al nostro genere preferito (ma se già non lo conoscete, non lasciatevi sfuggire Il lato A della vita, di due anni fa, che un giallo certo non è, ma resta una delle rievocazioni più straordinarie dei nostri anni '60). Forse per questo, ha scritto un mystery del tutto avulso dalle mode e dagli stereotipi correnti, un ritorno alla grande a quel tipo di giallo regionale, metà intrigo poliziesco e metà commedia di costumi, che caratterizzava, due o tre lustri or sono, la produzione italiana. Alle prese con un serial killer specializzato nel travestire le sue vittime, tutte signore della Modena bene, da tossiche e prostitute, la brava Camilla, che è una ragazza come tante altre, carina, ma non più di tanto, disinibita quanto permette la morale corrente (e forse un pizzico, ma appena un pizzico, in più), ligia al dovere, ma un po' scettica sulle possibilità di fare veramente giustizia, riuscirà a risolvere il caso, a costo di ingoiare un paio di rospi abbastanza indigesti, perché si scopre una grinta che non sapeva neanche lei di possedere. Magari voi, che, da giallofili inveterati, di delitti avete più esperienza di lei, già verso i tre quarti del romanzo avrete capito dove va a parare la trama, ma, per una volta, la cosa non ha davvero importanza. Il libro è scritto benissimo, il personaggio è simpatico e la denuncia dei vizi della ricca provincia è assolutamente strepitosa. Cosa si può volere di più?

02 Novembre 2003


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