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Michael Connelly, La città delle ossa (City of Bones), tr. it. di Mariagiulia Castagnone, Piemme, pp. 392, € 18,90
Un nuovo romanzo di Michael Connelly dovrebbe, allo stato dell'arte, rappresentare una garanzia assoluta per tutti, eppure il lettore di questa ultima avventura di Harry (Hieronymus) Bosch può provare, dopo la lettura dei primi capitoli, un vago sentimento di delusione. Sì, tutto è a posto, naturalmente, l'ambientazione accurata, i personaggi a tutto tondo, la descrizione precisa delle procedure poliziesche, persino - dal punto di vista del lettore italiano - una traduzione eccellente, che non è cosa che si trovi proprio tutti i giorni, eppure… eppure, si ha come l'impressione che qualcosa non funzioni del tutto. Forse perché il delitto di cui si tratta è, certo, raccapricciante (la vittima è un bambino di dodici anni, sottoposto, in vita, a ogni sorta di abusi e vessazioni), ma, risale a un passato piuttosto lontano, una cosa come venti, venticinque anni fa, e non offre, quindi, l'esca a quel tipo di drammatica urgenza che caratterizza, di solito, le inchieste del nostro eroe, giustificando, in ultima analisi, i suoi ostinati scontri con l'establishment della polizia di Los Angeles. Bosch stesso, per quanto ostinato nella ricerca di una verità che lo tocca profondamente sul piano emotivo (sappiamo tutti quanto è sensibile, per esperienza personale, al tema dei minori abbandonati e maltrattati), sta vivendo un'esperienza sentimentalmente felice e il lettore, pur contento per lui, non può non pensare che le regole del gioco cui l'autore ci ha abituato non sono esattamente queste. Ma Connelly è sempre Connelly e basta proseguire un poco nella lettura per rendersi conto di come le cose non stiano esattamente come sembrano: il passato si riverbera inesorabilmente sull'oggi, il problema dell'innocenza violata non perde mai di drammaticità e la tendenza imperante ai piani alti del Dipartimento è sempre quella di cercare una scorciatoia, costi quel che costi in termini di giustizia, piuttosto che impegnarsi nel tentativo di una soluzione onesta. Per cui si arriva in un attimo, e con il cuore in gola, a una soluzione che vi lascerà sbalorditi, e, forse, anche un po' increduli e preoccupati. Non che sia il caso di preoccuparsi davvero, naturalmente: Connelly resta, con ogni probabilità, l'autore più importante sulla piazza americana e bisogna dargli fiducia. 06 Ottobre 2003 |
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