François Torrent, Nightshade: Progetto Lovelace (Project Lovelace), tr. it. di Andrea Carlo Cappi, "Segretissimo" n. 1483, 241 pp., € 3,55

Avete ancora pochi giorni per trovare in edicola il n. 1483 di "Segretissimo", la collana mondadoriana dedicata alle avventure degli "ultimi eroi" dello spionaggio. Sì, lo so che gli ascoltatori di questa rubrica, di solito, preferiscono prodotti ostensibilmente più raffinati e che trovano nei personaggi che popolano quelle pagine un che di insopportabilmente convenzionale, ma, date retta, non è questo il caso. Mercedes Contreras, in arte "Nightshade", ballerina di flamenco, esperta in arti marziali e, a tempo perso, killer altamente specializzata per conto della CIA, è fatta di tutt'altra pasta. È un personaggio autentico, forse non proprio credibile al cento per cento, ma dotata di una vitalità, di una personalità e di una carica di simpatia in cui riesce a riflettersi, tanti anni e tante imitazioni dopo, la grande tradizione romantica dei James Bond. E non statevi a formalizzare troppo per via della CIA, perché, in definitiva, la ragazza con i suoi datori di lavoro intrattiene un rapporto tutt'altro che convenzionale e sa benissimo, quando è il caso, applicare agli incarichi ricevuti una dose di flessibilità e di spregiudicatezza che va molto vicina all'insubordinazione. In questa sua seconda avventura (la prima, Missione Cuba, è uscita, sempre su "Segretissimo" qualche mese fa), ha a che fare, oltre che con i soliti americani in piena fibrillazione da guerra del Golfo, con i servizi israeliani e quelli spagnoli, per non dire della mafia russa e di un complicato progetto che ha a che fare, apparentemente, con certe casse di documenti imboscate dai nazisti a Lisbona, ma sfocia, in realtà, nel tentativo di installare la più classica delle "talpe" in una posizione davvero imprevedibile. Insomma, una trama con i fiocchi, che la nostra eroina attraversa a passo di danza, con l'eleganza che caratterizza le opere del suo misterioso autore (del quale, a parte qualche scarna nota a fine volume, nessuno sa molto) e il senso del ritmo che abbiamo individuato tante volte nelle storie del buon Andrea Carlo Cappi, che qui figura come traduttore, ma, sapete com'è, il mondo dello spionaggio è pieno di misteri e non si vede perché qualcuno di essi non dovrebbe riguardare il rapporto tra un ignoto giornalista franco-catalano e un noto giallista milanese. Investite pure senza paura i vostri tre euro e trentacinque in edicola e buon divertimento.

29 Settembre 2003


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