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David Fulmer, L'assassino dei bordelli (Chasing The Devil's Tail), tr. it. di Sebastiano Seba Pezzani, Sonzogno, 339 pp., € 16,50
Era soltanto questione di tempo, oggi, quando il problema principale degli autori e degli editori sembra quello di trovare, più che trame ben congegnate e personaggi credibili, delle ambientazioni originali, era soltanto questione di tempo, dunque, prima che a qualcuno venissero in mente le potenzialità della New Orleans alla svolta tra il XIX e il XX secolo, un autentico crogiolo subtropicale di razze e culture, nel cui pittoresco quartiere malfamato - la leggendaria "Storyville" - si sarebbe operata quella singolare mescolanza di elementi musicali africani, francesi e anglosassoni destinata a essere conosciuta, una ventina d'anni più tardi, con il nome di jazz. E così, questo David Fulmer, che, stando al risvolto vive ad Atlanta e "scrive di blues e jazz su vari giornali e riviste", oltre a fare lo sceneggiatore e il produttore cinematografico, ha colto la palla al balzo e ha messo assieme la storia di un serial killer che, nell'anno di grazia 1907, elimina diligentemente un certo numero di prostitute di quella città e lascia in loco, quale memento delle sue macabre gesta, una rosa nera, e del detective creolo che, a onta di ogni difficoltà e pregiudizio (perché di un assassino di prostitute la polizia di allora si occupava ancor meno di quanto Scotland Yard si era preoccupata, anni prima, di Jack lo Squartatore) riesce, alla fine, a incastrarlo. Ha fatto un buon lavoro, con il quale è riuscito ad aggiudicarsi il premio "Shamus" del 2002, mescolando abilmente i particolari storici, ovviamente piuttosto sordidi, che caratterizzavano quell'ambiente - perché naturalmente il mondo della prostituzione, specie se inquinato dal razzismo, non è poi così affascinante - con l'aureola romantica che, nonostante tutto, lo circonda, e inserendo per buona misura tra i sui personaggi un paio di leggende musicali del calibro di Jerry Roll Morton e Buddy Bolden. Il romanzo si intitola Chasing The Devil's Tail, banalissimamente tradotto in italiano come L'assassino dei bordelli, e chi, nonostante quel titolo così poco invitante, correrà l'alea di leggerlo non avrà, tutto sommato, da pentirsene, anche se, folclore e coloriture storiche a parte, la storia è un po' meno originale di quanto non sembri, per non dire che coloro hanno una vaga idea della storia del jazz delle origini e conoscono quindi qualcosa della biografia di Buddy Bolden possono prevederne l'esito con sufficiente approssimazione. Ma come dicevamo all'inizio, in opere di questo tipo la trama conta solo fino a un certo punto. 15 Settembre 2003 |
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