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Giancarlo De Cataldo, Romanzo criminale, "Stile libero big" - Einaudi, 628 pp., € 14,50
Siamo arrivati all'ultima puntata della nostra rubrichina senza neanche accennare a quello che è stato, oltre che un grande successo, uno dei libri più significativi della stagione, il Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, che è in libreria già da parecchi mesi. Sarà forse per via del nostro inguaribile snobismo, per cui, quando si tratta di gialli, ci piacciono quelli, come dire, giallissimi, legati come più non si può alle consuetudini e alle convenzioni del genere, e diffidiamo come dalla peste di ogni apparente solecismo letterario, mentre nell'ultima fatica di De Cataldo, che non è un giallista di professione, ma, oltre a fare il magistrato a Roma, ha sempre largamente attinto alle atmosfere del noir per i suoi romanzi e le sue piéces teatrali, un certo sforzo di letteratura è assolutamente evidente. Ma, tutto sommato, si tratta di un peccato veniale e della diffidenza di cui sopra è il caso di fare rapida e completa ammenda: la storia, vagamente ispirata a quella della banda della Magliana, di come il leader un gruppo di piccoli malavitosi romani decida di fare dei suoi smandrappatissimi soci un'organizzazione criminale in piena regola, capace di acquisire il controllo del sottomondo della capitale, con tutto quel che consegue, è, già in sé, assolutamente affascinante. Ma siccome i problemi di potere nella malavita, si pongono nello stesso identico modo che agli altri livelli della vita associata, per cui un piccolo gruppo di criminali in carriera deve fare i conti, oltre che con le varie mafie riconosciute, con le strutture dello stato, alcune delle quali, siamo o non siano, come si diceva una volta, "deviate", non sono aliene dal volersene servire per i propri fini, questa classica storia di gangster diventa, senza che il lettore, all'inizio, neanche se ne accorga, la storia del nostro interessante paese dal 1977 al 1992 e dal punto di vista della turpe e pittoresca congrega di trafficanti di droga e sfruttatori della prostituzione che ne sta al centro si possono rivivere i misteri e le nefandezze pubbliche che abbiamo tutti, a suo tempo, vissuto e sofferto, dal caso Moro in poi. Un'idea, tutto sommato, geniale, da cui nasce un grande romanzo, rientri o no nella normativa del genere. E con questo, permettetemi di salutarvi. Agosto, lo sapete, non è mese da gialli, checché ne dica la pubblicità: io lo dedico sempre alla rilettura dei classici e in particolare quest'anno non mi posso esimere dalla rilettura del Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrel, che l'Einaudi ha appena ripubblicato in semieconomica. Ci sentiamo in settembre e buone vacanze a tutti. 28 Luglio 2003 |
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