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Massimo Marcotullio, La morte e il salumiere, "impronte" - Todaro Editore, 165 pp., € 13,00 (CHF 22,-)
Tra gli esordienti meritevoli della passata stagione, almeno una menzione d'onore va assegnata a Massimo Marcotullio, 48 anni, pavese con ascendenze liguri, che ha pubblicato il suo primo romanzo, La morte e il salumiere, per la bella collana di noir dell'editore Todaro di Lugano. La distinzione si motiva con il fatto che l'autore, oltre a scrivere un degnissimo mystery, con tutte le sue cosine a posto e una trama perfettamente articolata, ha avuto il coraggio di affrontare, non è chiaro se per maschia fiducia di sé o per un senso di spericolatezza tale da rasentare l'incoscienza, uno dei sottogeneri più insidiosi che la nostra forma di letteratura preferita preveda: il giallo comico brillante con sfumature grottesche. Basta leggere la prima pagina, che ci introduce senza cerimonie alle disavventure dell'investigatore privato Beo Fulminazzi, ridotto in gravi ambasce finanziarie dalla presenza di una fidanzata usa a nutrirsi esclusivamente di salumi pregiati, per provare un senso di calda simpatia per autore e personaggio e sentirsi, al tempo stesso, sommergere dalla preoccupazione, nel senso che un linguaggio così prohgrammaticamente "parlato", una scrittura così scoppiettante, un io narrante al presente così disinvolto - a metà, tanto per intenderci, tra il Lemmy Caution di Peter Cheyney e il Cico Pipa di Carletto Manzoni (due autori, peraltro, che Marcotullio, a domanda, dichiara di non conoscere) - corrono sempre il rischio di esaurirsi prima del tempo, esponendo il relativo romanzo alla sorte della sirena di Orazio, che, come ricorderete, pur essendo mulier formosa quant'altre mai finiva inesorabilmente in piscem. Ma il nostro autore, esordiente o no, vince la sua scommessa, per quanto arrischiata, a arriva tranquillissimamente alla meta: la storia di come il Fulminazzi, liberatosi dalla divoratrice di insaccati, debba pagare i suoi debiti ponendosi al servizio della gilda dei salumieri, che lo incarica di mettere le mani su un serial killer apparentemente deciso a estinguere fino all'ultimo uomo la categoria, un'impresa difficile per un investigatore che normalmente si guadagna il pane con i soliti casi di divorzio, andrà incontro, per vostro spasso, agli sviluppi più grotteschi e più inattesi senza derogare per un attimo dal livello iniziale. Insomma, un autore da tener d'occhio e un romanzo molto piacevole. Se ne consiglia la lettura anche ai lettori afflitti da un surplus di colesterolo. 14 Luglio 2003 |
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