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Rex Stout, In viaggio con Nero Wolfe (La guardia al toro - Some Buried Caesar - 1938; Nero Wolfe fa la spia - The Black Mountain - 1963; Nero Wolfe e il caso dei mirtilli - Death of a Dude - 1969), tr. it. di Nicoletta Lamberti e Laura Grimaldi, "Omnibus gialli" - Mondadori, 513 pp., € 18,00.
Sembra che alla Mondadori abbiano davvero deciso di ricominciare la pubblicazione degli Omnibus gialli, la benemerita collana da libreria i cui volumi, solidamente cartonati, raccoglievano, per la gioia dei collezionisti, un certo numero di romanzi dello stesso autore e che, salvo che per una breve e sfortunata riapparizione qualche anno fa, sembravano andati definitivamente in pensione da quel dì. Ed è giusto che uno degli autori scelti per questa rentrée sia un classico un po' trascurato dal catalogo come Rex Stout (l'altro è Dashiell Hammett, con un'antologia di racconti). Il creatore di Nero Wolfe e Archie Goodwin è stato molto amato dal pubblico anche in Italia e, per quanto, con i suoi personaggi eccentrici e le sue trame a sensazione, sia legato alle consuetudini e alle convenzioni degli anni '30, ha sempre saputo aggiornarsi quel tanto necessario a non andare fuori moda e a mantenere la sua scrittura a un livello per cui, a quasi trent'anni dalla sua scomparsa, lo si può tranquillamente rileggere. Ben venga dunque questa riedizione, in cui, accanto a un non eccelso romanzo dell'ultima fase dell'autore (Nero Wolfe e il caso dei mirtilli, del '69) e a un curioso esempio di thriller spionistico di azione, Nero Wolfe fa la spia, del '63, un po' appannato dallo spirito della guerra fredda, ma, tutto sommato, godibile, anche se l'Italia e la Jugoslavia in cui il protagonista si avventura, abbandonando per una volta l'amatissima casa sulla 35ª Strada Ovest, sono un po' di maniera, ci si ripresenta un autentico classico degli anni '30, La guardia al toro. Anche in questo caso, come suggerisce il titolo della raccolta, Nero e Archie agiscono fuori sede, nell'ambiente anomalo di un grande ranch del West in cui si allevano splendidi tori da monta, attorno al più splendido dei quali si snoda un intrigo complicatissimo dagli esiti assolutamente imprevedibili, anche perché tra gli ospiti alla fattoria c'è un imprenditore del ramo ristorazione che quel pregevole toro vorrebbe mangiarselo . Gli specialisti in biografia wolfiana individueranno con soddisfazione la prima comparsa nel ciclo del personaggio della bella Lily Rowan e tutti i lettori vecchi e nuovi potranno godere della prosa e della capacità di inventiva di un autentico maestro, colto al meglio della sua capacità. E bentornati agli "Omnibus gialli", naturalmente. Certo, ai bei tempi in un "Omnibus" c'erano non tre, ma cinque o addirittura sei romanzi, ma non si può avere tutto dalla vita. 30 Giugno 2003 |
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