Andrea Santini, L'inganno, "I mirti" - Marco Tropea Editore, 253 pp., € 11,00

Andrea Santini, come gli ascoltatori di Radio Popolare probabilmente sanno già, è un giornalista coraggioso: uno dei pochi, di fatto, che ha saputo e voluto andar oltre lo schermo della "verità" ufficiale, quella con le virgolette, nel riferire e interpretare i molti misteri che hanno aduggiato, negli ultimi decenni, la storia del nostro disgraziato paese. Ovvio, quindi, un qualche interesse per il genere spionistico, che è stato, anzi, uno dei primi a coltivare in Italia. Ma se i romanzi che ha pubblicato nelle collane specializzate della Mondadori attorno agli anni '80 erano, se ben ricordo, divertenti ma non particolarmente impegnati, questo L'inganno rappresenta un ben preciso salto di qualità. È la storia di un impeccabile funzionario del Viminale, un uomo apparentemente insignificante, con qualche patetica debolezza nascosta e molti sogni accuratamente repressi: una brava persona, nel complesso, e se, oltre a occuparsi delle proprie pratiche al dipartimento del culto svolge ogni tanto qualche lavoretto di raccolta e scrematura di informazioni per i Servizi, be', lo fa solo perché glielo chiedono e perché è convinto di servire, comunque, lo Stato. Ma in questo settore, si sa, non esiste innocenza e il protagonista, quando scoprirà (o crederà di scoprire) che l'amatissimo figlio è coinvolto nelle trame oscure dei giorni di Genova e del G8, cadrà in un una trappola infernale, che gli rovinerà la vita e rivelerà ai lettori l'esistenza di un meccanismo infernale, una rete di controlli incrociati e di influenze segrete che, a quanto pare, avvolge e determina la realtà che viviamo. E, tra servizi neanche troppo deviati, contestatori forse un po' ingenui, burocrati onnipotenti, politici ambigui, monsignori intriganti e che altro, il quadro che ne esce non è esattamente rassicurante. Ci troviamo davanti, come suggerisce lo strillo di copertina, alla descrizione della "Italia della P3", una descrizione naturalmente di fantasia, come ben si addice a un romanzo, ma di quel tipo di fantasia che riesce a essere maledettamente inquietante. Ed è, soprattutto, un romanzo notevole: teso, asciutto, ben documentato, costruito attorno a un personaggio che cresce su se stesso pagina dopo pagina travolgendo progressivamente le convenzioni del genere e coinvolgendo i lettori, compresi quelli più cinici, nella sua umanissima e personale tragedia. Insomma, un ritorno alla grande alla narrativa e un thriller da non lasciarsi sfuggire.

23 Giugno 2003


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