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Ed Mc Bain, Money (Money, Money, Money), tr. it di Nicoletta Lamberti, Mondadori, 262 pp., € 17,00
Ed McBain, o Evan Hunter che dir si voglia (ma tutti sappiamo che si chiama, in realtà, Salvatore Lombino) viaggia ormai sull'ottantina e avrà scritto, sotto i suoi vari nomi, almeno un centinaio di romanzi: alle imprese dell'87° distretto della mitica città di Isola, in particolare, ne ha dedicato, se non ho sbagliato il conto, cinquantaquattro. Sarebbe abbastanza logico, dunque, aspettarsi una certa, sia pur dignitosa, ripetitività, una caratteristica, d'altronde, che già caratterizzava, in qualche misura, la sua prima produzione, in cui, mescolando procedural poliziesco e commedia familiare incentrata sulle vicende private dei suoi personaggi, l'autore aveva lanciato una formula che avremmo ritrovato in innumerevoli telefilm (e di sceneggiature di telefilm, non a caso, McBain ne ha scritte parecchie). Invece, si vede che, invecchiando, l'ottimo Ed ha ritrovato il gusto della sperimentazione: è da qualche anno che nei suoi romanzi, seriali o isolati che siano, circola un'aria nuova. Così, l'ultimo capitolo della saga dell'87°, pur aprendosi con una situazione abbastanza consueta, un'operazione di contrabbando di droga pagata con dollari che più falsi di così non potrebbero essere, prende abbastanza in fretta una direzione imprevista. Tanto per cominciare, non capita spesso che una contrabbandiera di droga finisca in pasto ai leoni del giardino zoologico, né che le indagini su quello che sembra un normale omicidio in una zona poco raccomandabile della città conducano in quella che, a prima vista, si direbbe una rispettabilissima casa editrice specializzata in pubblicazioni tecniche. E poi… e poi l'intrigo cresce, si ramifica secondo schemi inattesi, si apre su scenari che dovrebbero riferirsi, a rigore, ad altri generi, mescola registri stilistici differenti… insomma, è chiaro che l'autore si sta divertendo e, pur forte di un mestiere consolidato in cinquant'anni di onorata attività, non ha la minima intenzione di imitare se stesso. La banda dell'87°, questa volta, si tiene un po' in disparte: c'è Steve Carella a condurre le indagini, naturalmente, e c'è con lui Ollie Weeks, che da un po' gli fa da spalla semicomica, e ci sono, sia pure in misura ridotta, le solite complicazioni intimistico familiari (Carella, si sa, ha dei problemi in famiglia dai tempi di Vedove), ma la formula è completamente scompaginata e il lettore, anche il più smaliziato, si troverà di fronte sempre a nuove sorprese, fino alla solita, impeccabile conclusione che mette insieme, con la massima semplicità, tutti i fili di una trama straordinariamente intrigata. Insomma, un romanzo più originale e molto, ma molto, più divertente di quanto sarebbe lecito aspettarsi. Niente male per un veterano, no? 09 Giugno 2003 |
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