Andrea G. Pinketts, Nonostante Clizia, "Strade blu" - Mondadori, 287 pp., € 14,00

Personalmente ci ho sperato fino all'ultimo, ma non c'è stato verso: il buon Andrea G. Pinketts, con tutte le arie di originalità che si dà, non ha resistito alla tentazione di mostrarsi, una volta tanto, rigorosamente tradizionalista, e dopo aver fatto morire il suo eroe, Lazzaro Santandrea, alla fine del precedente romanzo (FuggevoleTurchese, 2001), lo ha puntualmente risuscitato, con un brillante éscamotage ospedaliero, all'inizio di questo Nonostante Clizia. Sì, come Sherlock Holmes. Come Fantomas. Come innumerevoli altri protagonisti della narrativa seriale maggiore o minore. E ci ha privato così dal piacere di scoprire come se la sarebbe cavato con qualche nuovo personaggio, al di fuori del teatrino, un po' solipsistico, in cui Lazzaro si muove ormai dal 1991.
Naturalmente Pinketts è un autore serio. Non ha dato corso a questa sconcertante resurrezione per il puro gusto di onorare il nome del protagonista o per le basse ragioni commerciali che hanno motivato - salve eccezioni - i suoi precursori, compresi i più illustri. Non ha neanche elaborato un'ingegnosa sanatoria narrativa per proseguire poi nella sua strada come se nulla fosse successo. No: una volta debitamente risorto, il suo Lazzaro non fa finta di niente. L'avventura in cui si caccia, una delle tipiche storie in cui eccelle il suo autore, assurde, stralunate, divertentissime e tragiche, rappresenta, tutto sommato, una lunga meditazione sulla morte come inevitabile contrappeso alla nascita (non per niente la Clizia del titolo, che è poi la dottoressa che ha constatato clinicamente il decesso dell'eroe, è clamorosamente incinta), nonché come componente essenziale dell'autocoscienza di ognuno di noi. Pinketts ha sempre avuto una vocazione (nascosta) di autore esistenziale e in questo singolare romanzo si toglie, in un certo senso, la maschera, affrontando il problema di petto con una serietà che molti scrittori non di genere gli invidierebbero. Mi rendo conto che tutto questo potrebbe far pensare a un temibile mattone, ma Andrea è sempre Andrea e bisogna sapersene fidare: nel romanzo succede di tutto e di tutto si parla, dalla mafia cinese alla necrofilia, secondo le regole di quel gioco combinatorio un po' allucinato di cui lui è, nonostante tutto, maestro. Insomma, un altro colpo giunto a segno: forse un po' più a segno del solito.

19 Maggio 2003


[ Home ] [ Recensioni ] [ GiallOliva ] [ Top ]