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Ian Rankin, Dietro la nebbia (Set in Darkness), tr. it. di Anna Rusconi, "La gaja scienza" - Longanesi, 487 pp., € 17,00
Quelli di Ian Rankin, uno degli autori più acclamati del nuovo noir britannico, non sono soltanto, come si dice di solito, dei procedural di ambientazione scozzese: sono dei romanzi sulla Scozia di oggi, e particolarmente sulla città di Edimburgo, di cui illustrano in particolare l'ampia gamma di contraddizioni che si sviluppano quando in un ambiente fortemente tradizionale dilagano gli schemi della globalizzazione e della modernità. L'idea base è quella per cui se qualcosa, dal punto di vista delle condizioni materiali, si può anche guadagnare, il sistema generale dei valori, che è quello su cui la gente misura, in definitiva, il proprio benessere, rischia di andare tristemente a puttane. Che, detto così può suonare generico, retrivo e un po' moralistico, ma tutto dipende da come si sviluppa il concetto: in questi romanzi, incentrati, di solito, sulla figura dell'ispettore Rebus, un bel tipo di poliziotto tormentato, avanti negli anni, in difficoltà con la carriera, ma non ancora rassegnato a chiudere i conti con l'esistente (nonché grande esperto, non vi sembri strano, di musica rock degli anni '60 e '70), la dialettica tra il rigido calvinismo della vecchia Scozia grigia, fumosa e arcigna e le nuove realtà urbane terziarizzate e postmoderne che vi ci sono insediate viene svolta con toni molto convincenti. Così, in Dietro la nebbia, il rinvenimento di uno scheletro vecchio di venti anni murato nell'edificio in cui fervono i lavori per l'insediamento del nuovo parlamento scozzese (l'istituzione prevista da quella legge sulla devolution che tante cupidigie ha suscitato nel nostro Bossi), il suicidio di uno strano tipo di homeless benestante e l'uccisione di un candidato allo stesso parlamento di cui sopra verranno ricondotti, da Rebus e dai suoi colleghi, a un unico disegno criminoso sulla base dell'intuizione per cui lo sviluppo urbano (e civile) richiede soldi in abbondanza e dove girano soldi in abbondanza il crimine ha sempre modo di impiantarsi e prosperare. Che sarà forse una semplificazione calvinista, ma di solito funziona. I romanzi di Rankin sono lenti, accurati e sostanziosi, ispirati a un massiccio realismo narrativo molto britannico: non sono destinati, ovviamente, a chi cerca tensione a tutti i costi e dialoghi effervescenti, ma se siete disposti a investire nella lettura un certo numero di ore e un'adeguata quantità di pazienza, ne sarete ricompensati. Vedete un po' voi. 11 Maggio 2003 |
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