Michael Connelly, La bionda di cemento (The Concrete Blonde, 1994), tr. it. di Gianni Montanari, Piemme, 406 pp., € 18,90

La comparsa di un nuovo romanzo di Michael Connelly è sempre un evento importante, ma il caso di questo La Bionda di cemento, che la Piemme manda in libreria in questi giorni e che nuovo precisamente non è, visto che risale al 1994 e rappresenta, dunque, il terzo capitolo delle avventure di Hyeronymus "Harry" Bosch, l'evento è forse più importante del solito, almeno per il lettore italiano, visto che colma l'inspiegabile lacuna che si apriva nella biografia del protagonista tra Pioggia nera e L'ombra del coyote e impediva a chi non fosse in grado di attingere direttamente all'originale di motivare (e comprendere) tutta una serie di atteggiamenti e valori che caratterizzano il personaggio. Inutile, visto che non mi sembra che sussistessero problemi di diritti, speculare sui motivi di questo inspiegabile ritardo, che andranno fatti risalire alla logica peculiare dell'editoria italiana: quello che importa è che il romanzo, finalmente, sia disponibile e che si tratti di un prodotto di altissimo livello, quale era lecito attendersi da colui che va considerato, con tutta probabilità, l'autore più importante del genere, almeno sulla piazza americana. Vi troviamo un Bosch alle prese con l'incubo caratteristico di un poliziotto di azione: quello di non aver fatto, forse, giustizia, ma di aver ceduto a quegli impulsi maledetti che gli uomini come lui cercano sempre di sublimare e di esorcizzare. Sono passati quattro anni da quando ha eliminato, in uno scontro diretto, quello che riteneva un pericolosissimo serial killer e, proprio mentre gli tocca difendersi in tribunale da un'accusa di violenza ingiustificata, un messaggio anonimo e il ritrovamento del corpo di un'altra vittima gli fanno temere che l'assassino sia ancora ben vivo e in piena attività, il che significherebbe - naturalmente - che l'uomo che ha ucciso a suo tempo con i delitti non c'entrasse affatto. E naturalmente la situazione è complicata dalle faide e dalle rivalità che, come sempre nei romanzi di Connelly, lacerano la polizia di Los Angeles. Insomma, una situazione complessa, dalla quale il nostro eroe riuscirà a tirarsi fuori solo giocandosi in un colpo solo tutte le prospettive di normalità che gli restano. Un bel romanzo di azione, in cui i motivi del procedural si mescolano, inaspettatamente, con quelli del legal thriller per raggiungere un livello di tensione che, francamente, nelle avventure successive di Bosch si ritrova solo ogni tanto. Da non perdere.

28 Aprile 2003


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