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Henning Mankell, Prima del gelo (Innan frosten), tr. it di Carmen Giorgetti Cima, "Omnibus" - Mondadori, 415 pp., € 18,00
Henning Mankell, svedese, è oggi, come sicuramente saprete, il più rinomato cultore del giallo scandinavo, l'erede di una tradizione che risale, per lo meno, alla serie di Maj Sjöwall e Per Wallöö sull'ispettore Beck e i suoi uomini, sei o sette romanzi che godettero di una certa fama agli inizi degli anni '70. Come i suoi predecessori, Mankell utilizza gli schemi e le formule del procedural poliziesco per condurre un suo personalissimo discorso, dal tono tutt'altro che entusiasta, sulla realtà svedese e i modelli culturali che propone. Il suo ispettore Wallander, della squadra omicidi di una cittadina della Scania, è una specie di burbero non particolarmente benefico, un omone malinconico e solitario che ne ha viste troppe e ha subito troppe esperienze sgradevoli, ma non ha ancora rinunciato, suo malgrado, ad aspettarsi qualcosa dalla vita: il personaggio ideale, dunque, per giudicare una società spenta e poco entusiasmante, in cui gli ideali di democrazia e di benessere stanno annegando in una specie di informe grigiore burocratico. In questo romanzo Wallander deve indagare su una serie di fatti apparentemente disparati (degli animali bruciati vivi, un cadavere mutilato in una capanna in un bosco, la scomparsa di una ragazza…), dietro ai quali si intravede l'attività di una setta di maniaci religiosi, e si trova al fianco, non senza imbarazzo, la propria figlia, un personaggio che aveva fatto qualche occasionale comparsa nelle storie precedenti, dando modo all'autore di sottolineare soprattutto la solitudine e le difficoltà familiari del protagonista, ma che adesso è cresciuta, ha frequentato la Scuola di Polizia e sta per essere assegnata allo stesso dipartimento in cui lavora il padre. È un rapporto difficile, tratteggiato, come sempre nei romanzi di Mankell, con molta sensibilità psicologica e senza cedere ad alcuna tentazione consolatoria, nel senso che si capisce benissimo che padre e figlia riusciranno a trovare un vero terreno di incontro soltanto quando molta, moltissima acqua sarà passata nel tratto di mare che divide la Svezia dalla Danimarca. E anche se la loro prima indagine in comune non potrà sottrarsi all'obbligo della conclusione positiva, resterà chiaro a tutti che ci vuol altro che un'indagine riuscita per rimettere in sesto questo mondo scombinato: una morale forse scontata, ma profondamente sentita. Un bel romanzo, nel complesso, che conferma la maturità dell'autore e la sua capacità di affrontare, mantenendosi nell'ambito delle convenzioni del genere, delle tematiche piuttosto complesse. Un pizzico di originalità in più forse non avrebbe guastato, ma non si può avere tutto. 14 Aprile 2003 |
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