Una voce tenebrosa, quella di George Saunders, e a un tempo esilarante, alimentata da una fantasia eccessiva. L'esordio dello scrittore americano avviene nel 1996, quando pubblica CivilWardLand in Bad Decline. Due anni prima, con un racconto, aveva vinto un importante premio letterario e altri suoi testi erano usciti su riviste di prestigio.
Prima dell'affermazione letteraria Saunders ha svolto un'infinità di lavori: dall'operaio al musicista, fino a laurearsi in ingegneria. Ora insegna "scrittura creativa" alla Syracuse University e dovrebbe avere da poco superato i quarant'anni (nulla a riguardo dice la nota editoriale).

Nel 2000 ha pubblicato Pastoralia, una raccolta di racconti - che nella tradizione italiana di Cristina Mennella conserva il titolo - e riscuote un largo successo di critica. Sono sei i pezzi proposti: il piu` interessante e` il primo, quello che da` il titolo all'intera raccolta. Qui due persone per sopravvivere sono costrette a recitare ventiquattr'ore al giorno la parte dei cavernicoli, con tutto quello che ne consegue. Per mantenere se stessi e la propria famiglia questo ed altro, si dira`. Beh, allora l'America e` anche questo, o potrebbe diventarlo: in superficie tutto è bello (tutto o.k.) e semplice (semplificato), pero` sotto c'e` caos, disordine, sofferenza, ipocrisia e una competitivita` stressante.
Anche negli altri racconti si scoprono realtà stranissime, forse inesistenti, d'accordo, ma che comunque sono ritratti deformati e feroci della società americana. Ecco perché parlo di "voce tenebrosa", nel senso che Saunders non e` affatto tenero con la realta` che lo circonda. A fine lettura si delinea un quadro narrativo fortemente satirico. Inoltre in queste storie non c'e` traccia di gioia e lo si nota molto perche` il piacere di certe situazioni e` sempre alterato, artificiale, autoimposto. Ci sono scene nevrotiche e assurde (addirittura con morti che resuscitano), pero` il linguaggio, mobilissimo e pieno zeppo di espressioni gergali, crea uno strano effetto di comicita` seriosa, un po' alla Buster Keaton.
Ci s'imbatte in gente semplice, in persone che svolgono lavori umili o imbarazzanti (lo spogliarellista, per esempio) e non per scelta ma per bisogno. Si chiacchiera molto con se stessi e poco (o male) con gli altri. Il nostro e` un mondo dominato dall'ansia e dall'ipocrisia, si vive schiacciati dal peso della divinita` del Successo.

Torniamo un attimo indietro, al morto che resuscita. Anzi, alla morta visto che si tratta di una donna: zia Bernie. Qui la situazione e` surreale, certo, senz'altro anche molto divertente. Eppure fa uno strano effetto leggere di questa morta vivissima, che perde pezzi pero` parla moltissimo e dice delle verita` inquietanti, mai dette in vita. Per esempio che la morte e` brutta da far schifo e che lei, zia Bernie, vuole tornare a vivere. Se cio` fosse possibile - si` perché lei ora non e` mica viva, e` solo una morta tornata provvisoriamente a vivere - non perderebbe tempo, lei la vita se la godrebbe fino in fondo, visto che finalmente ha capito cosa vuol dire essere morti ed essere vivi.
Zia Bernie da` consigli a tutta la famiglia, "istruzioni" pratiche, razionali, perentorie. Fino all'ultimo, cioe` fino alla sua seconda morte che avviene per "disgregazione corporale". Fa ridere no? (comunque leggete il libro per verificare e poi fatemi sapere, grazie mille) eppure come negare che il discorso sulla vita/morte e` anche molto serio, anzi serissimo.

I racconti di Pastoralia sembrano tenuti assieme da fili invisibili, sottili eppure robustissimi per via della tensione spirituale che li attraversa. Per questo le situazioni piu` strane, anche se barcollanti, riescono a stare bene in piedi.
L'ironia di Saunders scava in una condizione esistenziale dominata dal profitto, il suo sarcasmo se la prende con i riti e le abitudini quotidiane. Non c'e` solo questo (che gia` sarebbe abbastanza). In questi racconti si sente il calore di una stretta di mano data ai deboli, ai cosiddetti "sconfitti". A chi resta ai margini del sistema: perche` respinto, espulso, incapace di farne parte o, piu` raramente, perche` non vuole farne parte.


George Saunders, Pastoralia
2001, Einaudi - Stile libero, pagg. 160, L.16.000


Roma, 29 novembre 2001


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