Romanzo uscito nel 2002 con lo stesso titolo, scritto direttamente in inglese dall'autore, bosniaco di Sarajevo nato nel 1964 e trasferitosi (o, meglio, costretto a trasferirsi) nel 1992 negli Stati Uniti.
Di lui avevo letto il libro d'esordio Spie di Dio, di buoni racconti. Nowhere Man (2004) e` diviso in sette parti, con l'ultima che da` il titolo al libro assai diversa dalle precedenti.

Romanzo a sfondo autobiografico che narra di uno sradicamento forzato, di come ci possa sentire quando si abbandona l'orrore d'una guerra fratricida per poi ritrovarsi lontano dalle proprie famiglia, casa, terra, paese, amici...
E ricominciare tutto da capo, a partire dalla lingua.

Il ritmo e` piuttosto veloce, la prosa ogni tanto e` tagliata da immagine folgoranti, di un lirismo surrealista assai suggestivo. Tuttavia nella costruzione del romanzo -che punta a essere complesso- alla fine sembra esserci qualcosa di troppo, che fa scricchiolare la macchina della narrazione.
Pero` ci si diverte a leggerlo e Nowhere man e` un buon libro scritto da un autore che sa affrontare con serieta`, e con un taglio nuovo che mescola biografia, storia e cronaca, la sofferenza e il cupo senso dell'esilio.


Aleksander Hemon, Nowhere Man (id., 2002)
trad. di Angela Tranfo
2004, Einaudi, pagg. 249, euro 16,50


Roma, 21 gennaio 2005


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