"Staccato dalla rappresentazione, il linguaggio esiste ormai solo in forma dispersa..."
M. Foucault "Le parole e le cose" (p.328)

"E' questo ciò che portiamo al tempio, non preghiera o canto o agnelli sgozzati. La nostra offerta è il linguaggio"
D. DeLillo "I nomi" (p.380)

James Axton e` un analista di rischio, quantifica i pericoli per una societa` di assicurazioni. Visita il Medioriente, l'Africa, l'India. Gli anni: il 1979 e il 1980. Rivoluzione islamica, crisi energetica e azioni terroristiche. L'informazione e` il bene che passa di mano, sotto forma di cifre, parole, grafici; traducendo la realta` in qualcosa di ancora più reale.
DeLillo ha vissuto immerso nei frammenti di un mondo postmoderno che le sue stesse parole, tra le altre voci, hanno contribuito a svelare. Soprattutto rilette ora, all'inizio di un nuovo secolo festeggiato con un anno di anticipo perche` ne fosse ancora piu` chiara la natura frammentata ed incerta. Può essere il 2001 o il 1994, oggi. Il passato, invece, ci appartiene o e` almeno possibile riconquistarlo. Bisogna ri-vivere. Per DeLillo è nel rivisitare luoghi, nomi, parole che si raggiunge la conoscenza o la sua più vicina approssimazione.

"... ogni figura come un danzante nastro rosso. Sono queste alcune delle persone che ho cercato di conoscere due volte, la seconda volta nella memoria e nel linguaggio. Ed attraverso loro, me stesso. Essi sono quel che io sono diventato, nelle modalità che ancora non capisco, ma che un giorno, ne sono certo, ammonteranno ad una verita` compiuta, una seconda vita per me e per loro".

E le relazioni tra le persone e tra le persone ed i luoghi sono raccontate perche` acquistino chiarezza. Il romanzo e` nato anche dalle sensazioni che il lungo soggiorno in Grecia ha lasciato a DeLillo. Il paesaggio e` colmo di precisione e di chiarezza e "l'aria e` piena di parole".
Rincorrendo la precisione e la chiarezza di quegli anni, il libro indaga, attraverso la trama "gialla", il potenziale oscuro del linguaggio e, seguendo le tracce di misteriosi omicidi rituali, ci conduce verso le radici stesse delle lingue. Atene e` la base di un viaggio verso Oriente. Le iscrizioni, i codici, i dialetti arabi, il Sanscrito.

Owen Brademas e` il direttore degli scavi archeologici in una piccola isola dell'Egeo, dove e` impegnata come volontaria Kathryn, la moglie di James Axton, l'io narrante del romanzo. James e Kathryn sono separati e hanno un figlio di nove anni, che vive sull'isola con la madre, scrive un romanzo e si diverte, a volte, a parlare in Ob, un linguaggio deformato.
Owen Brademas e Orville Benton. Le iniziali dei nomi e i nomi stessi possono nascondere e rivelare. Informazioni. Sempre frammentate: parti di tavole perdute, di iscrizioni lacunose e di trasformazioni.
"La parola sanscrita per nodo alla fine venne a significare libro. Grantha".

Alla dispersione del linguaggio, DeLillo oppone una rielaborazione continua dei propri gesti. Axton e sua moglie sono separati, ma non divorziati. Il rapporto continua ad essere vissuto sotto altre forme. E rivissuto: come nella lista dei propri difetti compilata da Axton ("Le 27 depravazioni... -1- Soddisfatto di sé -2- Senza voglia di impegnarsi [...] -26- Adultero riluttante -27- Americano").
L'ironia può essere un valido alleato, ma DeLillo si spinge, in questa e in altre opere, verso qualcosa d'altro. Anche bombardato dall'iperrealta` mediatica ed in possesso di un linguaggio pericoloso, che puo` diventare tutto o sgretolarsi, lo scrittore riesce a restituire al lettore qualcosa di perduto o che potrebbe scomparire. La scrittura di DeLillo e` sempre densa e piena. Le sue frasi sono oggetti. E non e` strano, leggendo i libri di un autore che ha raccontato mezzo secolo di storia americana inseguendo e dimenticando una palla da baseball, non e` strano trovarsi di fronte a pagine che sono enormi collezioni di momenti e di sensazioni. Cataloghi di quella realta` in esplosione che, come pochi altri, DeLillo riesce a raccontare.


Don DeLillo, I nomi (The Names, 1982)
Pironti 1990 (ristampato nel 1999), pp. 387


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