Non ho perso puntata. La sera, in terza serata, ci sedevamo li` io e mia madre ad aspettare che Lucarelli comparisse sul video. Prima si compulsava il giornale per scoprire su quale caso sarebbe stata incentrata la puntata di Mistero in blu o Blu notte. Leggevamo e poi io chiedevo a mia madre: "Ma tu te la ricordi 'sta storia?" (io non ricordo mai niente, a parte i numeri di telefono, il codice fiscale, il numero della tessera della ASL... numeri insomma). E lei si`, se le ricordava sempre le storie. Così quando ci si metteva li` a guardare la trasmissione, avevamo gia` la nostra bella infarinatura di cronaca nera.

Le puntate invece me le ricordo, come ricordo bene i casi raccontati in questo libro della Einaudi Stile Libero, che s'intitola anche lui Mistero in blu. Si tratta, nell'ordine, del Caso Alinovi, del Caso Falcidia, del Caso dei pesciolini rossi, del Caso Vanni, del Caso della strage di Via Caravaggio, del Caso degli uomini d'oro.
Omicidi, mattanze, tutte senza un colpevole, tranne una. E tu ogni volta a corrergli dietro con la fantasia a questi perpetratori di delitti. Dove saranno? Cosa staranno facendo? Infine: chi sono?

C'era qualcuno che diceva: "svelare un mistero e` indelicato verso il mistero stesso". Gia`, tutta la "delicatezza" del sangue che corre lungo queste pagine si porta appresso quelli che se lo sono puliti di dosso, che ci sono andati dentro con i piedi, che hanno lasciato impronte sgocciolanti sulle balaustre.

Francesca Alinovi ammazzata con tante coltellate piccine, che` l'assassino brandiva quei cortellini che si usano per sminuzzare i pezzi di fumo. Affogata dentro il suo sangue, nella Bulagna degli anni fulgidi del DAMS, quelli che adesso sono già leggenda, ora che son passati appena vent'anni circa.
La famiglia Santangelo disintegrata a Napoli in una carnezzeria difficilmente immaginabile a mente fredda. Per dirla col Lucarelli, se non fosse stata una storia gialla sarebbe un play secentesco di John Webster o un Titus Andronicus in salsa partenope, con altrettanto sangue sul teatro degli avvenimenti. Con l'aggiunta delle premonizioni, perché io ricordo che in una trasmissione-inchiesta degli anni immediatamente successivi ai fatti, si diceva che la figlia della famiglia Santangelo, Angela, pochi giorni prima della strage avrebbe confessato ad una collega: "Io moriro` scannata". E "scannata" e` un verbo pieno d'implicazioni terragne. Sa di porco appeso per i piedi prima delle feste, possiede il sublime degli attacchi all'arma bianca delle guerriglie notturne.
Gli sfigati tragici della rapina, da infiltrati, al furgone delle poste, a Torino. Piccoli praticanti di balere, emarginati che picchiano fidanzate sottomesse, lupi di citta` che vogliono soldi e soldi. E questa gente finisce a spararsi in faccia, come nelle Iene di Tarantino, in una roulotte da qualche parte nella provincia torinese. Due sparano agli altri due. Quelli morti, poi, avevano il miraggio d'andarsene oltremare a bere caipirinhe sulla spiaggia, attorniati da donne del luogo pronte a virulenti dopocena tropicali. E invece no (possente espressione lucarellesca!): una pallottola dritta a spaccar la faccia piuttosto. Tu li` che leggi, ti dici: "che coglioni", ma dimentichi che e` gente comune, che ha una visione del male molto ristretta, del male non ne capisce l'eventuale grandezza, questo anche quando uccide.

Cosi` guardando la trasmissione televisiva, o leggendo questi testi che ne sono, diciamo cosi`, il canovaccio, ci mettiamo come sugli spalti ad assistere al crimine. E ci si sorprende dell'ottusita` di certe situazioni, o di come, in altre, il confine tra quiete e perdita di controllo sia così sottile. Oddio, questa specie d'indignazione ha molto di sterile, cioe` non coinvolge a livelli profondi; si e` li` a profondersi in "Oh!" e "Ah!", per poi, finiti libro e trasmissione, tornare a misurare il perimetro della realta` quotidiana, dimenticando quanto sia facile oltrepassarlo. Di questo non-coinvolgimento non ha colpa l'autore per come ha raccontato questi delitti... e` semplicemente che il male ha sempre un che di spettacolare quando lo si vede dal di fuori, meglio ancora se lo si vede vivisezionato con perizia dal lavoro d'artigiano di Lucarelli. Una volta finito lo spettacolo si pensa ad altro. Mi pare che funzioni cosi` da sempre, da quando il volgo affollava le piazze medioevali per vedere squartare (fare in mezzene e in quarti) gli eretici (leggasi, per fare un esempio, la cronica dello squartamento dell'eretico in Un cadavere a Deptford di Anthony Burgess).

Il libro e` scritto come se Lucarelli stesse parlando dentro la tv, con le stesse stoppate e gli stessi scarti: i "perche`" a tutta riga, gli "e invece no", le descrizioni delle citta` o paesi teatro dei delitti fatte ad angoli, con rapide cesure (e con frasi come queste: "Ma e` davvero cosi`, questa citta`, cosi` semplice e chiara?" e tu subito pensi che invece e` tutt'altro, che chissa` quali storie pazzesche e nere ci sono sotto). Poi anche sulla pagina ci sono le perizie dell'esperto della scientifica bolognese, Silio Bozzi, sempre preciso, sempre professionale.
Ogni volta che vedevo apparire Bozzi sul video pensavo: "Adesso mi faccio una cultura sulla fenomenologia degli schizzi di sangue" (...non si sa mai, che magari in una conversazione mondana, ci puoi fare la tua figura con queste nozioni :-).

Leggendo me lo immagino Lucarelli, con le sue mise nere, che narra questi racconti in televisione, e io e mia mamma che non perdiamo una sillaba.




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