Le parole usate con talento e passione da Joyce Carol Oates sono l'oggetto di questo libro. Scritti in tempi di diversi spaziando tra storie brevi e altre più complesse, i racconti di questa raccolta sono in bilico tra narrativa e poesia per il loro potere di suggestione ed un fascino quasi inafferrabile.

La parte centrale del libro, che e` articolato in tre sezioni, accoglie quattro autentici capolavori. Rivisitazioni del tema del rito di passaggio, della scoperta, dell'incontro con la verita`, questi racconti riescono a fondere l'elemento gotico, da molti critici attribuito come cifra distintiva alla narrativa di Joyce Carol Oates, con la leggerezza e insieme l'assoluta precisione della scrittura.
Come nel racconto che dà il titolo originale alla raccolta Faithless: una fattoria isolata, una donna che scompare, fugge lasciando il marito e le sue due figlie, abbandonate alle proprie paure. La voce narrante e` quella di una nipote della donna scomparsa, la figlia di una di quelle bambine. Il racconto e` percorso da una tensione fatta di silenzi e dubbi inespressi, e l'epilogo, nerissimo, e` quasi liberatorio. A volte i racconti possono invece rimanere sospesi come fette di realta` sezionate e poi ricomposte. Nell'insieme, anche se i temi affrontati sono diversi, la raccolta risulta unitaria e compatta.

Nelle pagine di Joyce Carol Oates si respira un'aria che rimanda a Carver senza pero` richiamare alla mente l'etichetta del minimalismo. In Carver l'osservazione di una realta` all'apparenza priva di appigli narrativi viene trasformata dalla scrittura in una radiografia profonda, attenta a cogliere la forza intima e nascosta di ogni situazione con le sue schegge instabili pronte a disgregarsi. Anche se le assonanze sono molte la prospettiva nei racconti di Oates e` diversa: l'epoca non e` piu` quella degli anni '60 e '70 di Carver (o del suo amico Chuck Kinder, che con Lune di miele ha scritto il suo sincero, eccessivo, straordinario omaggio alla giovinezza); Joyce Carol Oates si trova di fronte una realta` gia` dissestata e scossa da terremoti fisiologici e continui, e se la vita e` scandita da guerre in diretta televisiva, il minimalismo slitta e frana. Su questa realta` instabile l'autrice crea dei racconti nei quali i frammenti e le schegge sono ricomposti.
Con un processo inverso a quello di Carver, la poesia qui non serve a cogliere la tragicita` o la gioia miracolosa di una situazione, ma tende piuttosto a ricucire le ferite, a far combaciare i pezzi taglienti e confusi della realta`. Il risultato è questa raccolta di racconti, dove le parole sono messe una dietro l'altra in sequenze perfette che racchiudono forse il frammento di un codice o di una chiave che puo` portarci più vicini ad una verita`, che riguardi il mondo, noi stessi o qualsiasi altra cosa.


Joyce Carol Oates, Misfatti (2001)
Bompiani, 2003, pp.455, euro 18,00


14 maggio 2003


[ Home ] [ Recensioni ] [ Top ]