I fumetti sono roba da bambini?

Un amico pittore mi ha donato a Natale il famoso Maus di Art Spiegelman, da poco tornato in libreria con una nuova traduzione molto buona di Cristina Previtali e un nuovo editore. Libro che ora contiene tutta la storia (Racconto di un sopravvissuto) via via pubblicata tra il 1973 e il 1991.
Confesso che ho fatto fatica a iniziarlo per il semplice fatto che nella mia infanzia e adolescenza ho letto pochissimi fumetti (giusto un Tex ogni tanto, quando riuscivo a sottrarre un numero alla collezione - intoccabile - di mio fratello). Preferivo i libri senza alcuna immagine ("da grandi") o, ancora meglio, correre per ore. Macinavo decine di chilometri fra boschi e prati per poi, di notte, sognare di staccarsi a un metro da terra, bastava un piccolo slancio e hop!, ecco un leggerissimo balzo di almeno cinque metri.

Dicevo che il romanzo a fumetti Maus ho fatto fatica a iniziarlo. Poi, pero`, che grande sorpresa!
Art Spiegelman e` bravissimo nell'affondare il coltello (la matita) nel cuore antisemita dell'Europa. Un libro che ci dice tutto sul nazismo, sulla vita nei campi di sterminio, e senza alcuna reticenza. Ecco, quindi, i kapo` ebrei, terribili bastonatori; detenuti pronti a fare la spia pur di prolungare la propria vita d'un solo giorno; gli stenti, le crudeltà, la sofferenza inaudita; la scarsità di cibo; la totale mancanza di carta per scrivere o per andare al bagno (ci si puliva con le mani). E poi: i polacchi non ebrei che occupano le case dei loro vicini (amici fino a qualche giorno prima) deportati senza alcuna ragione; le mamme che educano i figli ad aver paura dell'uomo "ebreo"...
Alla fine ci si affeziona tantissimo a Vladek Spiegelman, sopravvissuto ad Auschwitz insieme alla moglie Anja, poi morta suicida negli Usa nel 1968. Art riporta con parole e immagini in bianco e nero dal tratto quasi espressionista la storia che il padre gli racconta. Quelle tragiche e durissime vicende si fanno ancora piu` vere con gli ebrei disegnati come topi e i nazisti come gatti (il Fievel di Steven Spielberg e` posteriore all'uscita della prima parte di Maus), un antropomorfismo commovente ma significativo, da favola esopiana.
Ogni tanto si torna alla vita presente, con il figlio disegnatore che va dal padre malato a chiedergli di raccontargli il passato in Polonia, la storia dei parenti morti nei lager e quindi Art disegna se stesso, la moglie, l'ambiente in cui vive.
Beh, che aggiungere se non il fatto che piu` volte mi sono commosso, mi sono distaccato da questo capolavoro con enorme dispiacere e ho finalmente capito (dopo qualche decennio) che i fumetti non sono affatto "roba da bambini". Il testo si chiude con le parole di Vladek: "Sono stanco di parlare, Richieu. E ho raccontato abbastanza storie, per ora". Confondendo il figlio Art con l'altro figlio morto in Polonia decenni prima, come a voler rinsaldare un legame tra i due fratelli che non si sono mai conosciuti.

Una storia nerissima, piena di colpi di scena, d'amara ironia, tremenda perché tutto vero, purtroppo. Invito, chi non lo avesse gia` fatto, a leggere/guardare con attenzione questo libro che le scuole di tutto il mondo dovrebbero adottare. Regalarlo a chi non lo conosce, magari a chi non ha buona memoria o sottovaluta l'enorme (e irreparabile) tragedia dell'Olocausto.

Art Spiegelman, Maus
tr. di Cristina Previtali
2000, Einaudi - Stile Libero, pagg. 292, lire 24.000


Nota bibliografica
Art Spiegelman e` nato a Stoccolma nel 1948. Nel 1980 ha fondato, con la moglie François Mouly, la celebre rivista di fumetti e grafica d'avanguardia Raw, che tuttora dirige. Nel 1992 ha vinto con Maus il prestigioso Premio Pulitzer. Vive a New York.


Roma, 16 marzo 2001


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