Barcellona ora ama ora si dimentica.

Fin dalle prime pagine, Barcellona appare tratteggiata con una forte caratterizzazione emotiva. La città d’inizio secolo è un immenso palcoscenico decadente, con escrescenze e sacche di crimine stagnante come liquido infetto. Tutto è impregnato da un’umidità letale, e infatti, a narrare la storia, Marc Pastor pone la Morte stessa; una scelta non semplice per tenere insieme un testo con coerenza e insieme con fantasia e terrore.

“La maledetta” è un romanzo ricco di citazioni letterarie, da Poe a Conan Doyle, per passare attraverso Stevenson; il suo racconto sul Dottor Knox apre il romanzo con una scena dai colori lividi e sfumature inquietanti, ed è apertamente citato da uno dei protagonisti; siamo in un punto in cui le acque s’incrociano in un vortice grandioso di realtà, che genera finzione, che genera altra realtà. Tutto porta un rovente marchio dell’orrore, appena sollevato da braci ardenti.
Pastor fa brillare il fuoco nascosto del crimine, intuisce e fa intuire come l’incredibile vicenda di Enriqueta Martí Ripollès, detta la vampira del carrer Ponent, possa essere punto di partenza e di arrivo della vicenda narrativa. Il lettore sa già, attraverso la lettura intravede l’intera trama; a renderla più chiara è l’ispettore Moisès Corvo. La grande maestria nel percorrere il filo che separa realtà e finzione pone Pastor al di fuori degli schemi della narrativa di genere: questo di Marc Pastor è un romanzo dove l’orrore gocciola da ogni pagina con un ritmo ipnotico. E’ una storia di Edgar Allan Poe in versione catalana, un libro indimenticabile.


Marc Pastor, La maledetta (La mala dona / La mala mujer) (ed. or. 2008) pp. 237, 16 euro, Giano.

Maggio 2010


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