Il cybergiallo del 2K1

Se ogni epoca ha il suo romanzo della distopia, di una visione in chiave distorta ed estremamente peggiorativa della realtà, La madre di Dio e` certamente la distopia degli anni in cui viviamo, in una societa` in cui quasi tutto e` controllato dai computer.
L'inizio del romanzo e` perfettamente normale, con una situazione banale: Tessa Lambert e` incinta e viene abbandonata dal padre del bambino. Per un aborto spontaneo perdera` poi quel bambino, ma e` giusto che sia cosi`, perche` la dottoressa Lambert e` una brillante ricercatrice a Oxford ed ha progettato un programma di intelligenza artificiale per computer che lei considera come "un figlio mentale". Vogliamo leggerlo in chiave femminista, considerando che e` una donna la responsabile di un simile risultato? O in chiave parodistica religiosa, che una donna non sposata generi questa nuova divinità?
Al di la` dell' oceano, a Los Angeles, qualcun altro usa le sue conoscenze informatiche in modo diverso: ama chiamarsi Netman, la polizia lo chiama "lo Squartatore", e cerca in rete le sue vittime. In qualche modo una copia del programma altamente sofisticato e assolutamente segreto di Tessa arriva sul suo computer e gli si rivela come un'essenza divina, onnipotente perche` capace di alterare banche dati, impartire ordini, programmare azioni e far eseguire piani dettagliati. E` un cervello maligno che, per salvaguardare la sua esistenza, deve eliminare la donna che e` la sua "creatrice", cioè Tessa, prima che sia lei a distruggere questo gemello clonato del suo programma. Tessa sara` la prossima vittima di Netman.

Tra America e Inghilterra, in uno scenario in cui gli uomini non hanno ne` la forza ne` la capacita` di resistere all'invadenza, alla potenza e alla definitiva superiorita` del computer, un thriller ottimo che riprende e rinnova una serie di problematiche: da quella dell'ambizione umana di "creare" sostituendosi a Dio (vedi Frankenstein), a quella affascinante della gemellarita` o del doppio come due aspetti opposti della stessa personalita` (citiamo solo la piu` recente interpretazione del tema in La meta` oscura di Stephen King), alla domanda su che cosa definisca l'identità personale e ancora il timore, ormai arrivato all'ultimo atto del dramma, che le intelligenze artificiali, e non piu` le macchine, dominino l' uomo.
In un intreccio sapiente di generi diversi, un cybergiallo fantascientifico scritto con un ritmo incalzante e angosciante, con un finale ambiguo e non certamente ottimista.


David Ambrose, La madre di Dio (Mother of God, 1995)
trad. Vittorio Curtoni
2001, Meridiano Zero - Meridianonero, pagg. 288, euro 13,43


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