Kenneth Millar si inserisce nel filone chandleriano, aggiungendo molto del suo agli stilemi tradizionali dell’hard boiled. La sua storia professionale e` abbastanza travagliata, persino per cio` che concerne il nome da adottare. I suoi primi quattro romanzi sono firmati col suo vero nome. Il primo di essi, The Dark Tunnel (Il tunnel, 1944), spy-story sulla Seconda Guerra Mondiale, denota gia` una presa di posizione politica, che Millar manterra` in tutta la sua vita: sostiene, in "un’insolita e sottile mescolanza di patriottismo e pacifismo", "la sconfitta delle Forze dell’Asse [...], perché il fascismo [...] e` una pericolosa malattia sociale" [1]. In seguito Millar abbandona la sua firma, per evitare spiacevoli sovrapposizioni con quella della moglie, Margaret Millar, giallista di successo.

Con The Moving Target (Bersaglio mobile, 1949) Millar inaugura insieme il nuovo pseudonimo Ross Macdonald e la fortunata serie dell’investigatore Lew Archer. Tra l’altro, neppure questa scelta si rivelera` felice: il padre di Archer adotta in seguito un’altra griffe, John Ross Macdonald, che gli procura non pochi grattacapi col quasi omonimo John D. MacDonald. Almeno inizialmente, l’ambientazione californiana, la frequentazione di ambienti altolocati e una sottile vena ironica da parte di Marlowe come di Archer, nonche` una certa similarita` dello stile –che pone particolare cura "al dialogo, all’introspezione psicologica, all’indagine poliziesca" [2]- certificano la vicinanza di Macdonald a Chandler. Macdonald in fretta elabora la grammatica del proprio linguaggio espressivo e ben presto Archer si distingue, autonomamente, per qualità originali.

In uno degli episodi piu` belli, The Goodbye Look (Il mondo e` marcio, 1969), Archer, col solito, banale pretesto di una perdita [3], in questo caso una scatola d’oro, scoperchia il sostrato di brutture e perversioni che si nascondono sotto la rispettabile patina dei ricchi Chalmers. Macdonald non ha timore di toccare argomenti scabrosi come la pedofilia o le manie suicide, ma soprattutto a colpire nel segno e` la sua capacita` di tratteggiare un mondo marcio fino in fondo. Un mondo in cui nessuno e` cio` che appare, in cui ciascuno ha la sua buona dose di veleni, vergogne, delitti e rimpianti depositati in un cassetto della memoria, che, una volta aperto, non ha altri effetti che la dissoluzione, morale e materiale.

Quest’onda di corruzione si annida, indipendentemente dalla classe sociale, nei nuclei familiari, come nelle devastate famiglie Biemeyer e Johnson di The Blue Hammer (Lew Archer e il brivido blu, 1976) e non lascia indifferente lo stesso Archer per il quale ogni indagine e` occasione di fare i conti con la propria esistenza, quasi mai in pari [4]. D’altronde e` lo stesso autore a darci le chiavi interpretative del suo lavoro, da un lato affermando l’umanità di Archer, quale qualita` da anteporre ad altre virtu` ("Con Lew Archer ho tentato di creare un investigatore fittizio, facendone piu` un uomo che non un eroe letterario. E` il tipo capace di dedicarsi al lavoro investigativo a causa del suo interesse per gli altri esseri umani con le loro debolezze, le loro crisi, ma anche con le qualita` che ne compensano i difetti" [5]), dall’altro rivendicando la funzione critica dei suoi lavori, in prospettiva progressista ("La societa` americana e` in uno stato deplorevole, attualmente [...]". "Io tendo a servirmi della formula poliziesca per scrivere dei romanzi sulla vita americana [...])". "Noi miriamo a una societa` anticlassista, moralmente evoluta" [6]).

Proprio l’ultimo lavoro di Macdonald, The Blue Hammer, illumina, esasperandole, alcune note del suo stile: l’amore per le metafore ("Lei volse lo sguardo oltre le mie spalle, verso l’oceano, dove la marea avanzava lentamente con onde quasi impercettibili, come brani sommessi di eternità" [7]) e i riferimenti letterari ("Forse non si puo` tornare a casa, come dice Thomas Wolfe" [8]), l’ironico disincanto archeriano ("Betty Jo entro` con me per uno scambio d’idee. Ma non ci scambiammo soltanto le idee. La notte fu piacevole e passo` in fretta" [9]). L’elemento nuovo, qui, e` la stanchezza del detective, che, dopo anni di onorato e amato servizio ("Anch’io penso che moriro` il giorno in cui smettero` di lavorare” [10]), sente oramai insopportabile la vecchiaia, la fatica e la spersonalizzazione del suo mestiere ("Mi sentivo solo e vecchio, ma non osavo saltare il fosso della generazione che ci divideva. Quel fosso avrebbe potuto trasformarsi in una voragine e inghiottirmi" [11]) e vorrebbe congedarsene ("Forse, in fin dei conti, la verita` che stavo cercando non avrei mai potuto trovarla nel mondo” [12]).

Di fronte a questo romanzo crepuscolare, che risente tuttavia di un’eccessiva artificiosita` della trama e dello stile, anche in virtu` delle tribolate vicende che ne accompagnarono la realizzazione [13], si prova un forte rimpianto del Lew Archer (e del Macdonald) tenace e comprensivo delle precedenti avventure, tra cui lo splendido racconto Midnight Blue (Mezzanotte blu, 1960), ancora in grado di godere della natura ("Il mondo aveva la freschezza colorata di una farfalla appena emersa dalla crisalide e palpitante nel sole" [14]) e di farsi carico delle umane sofferenze ("La giornata stava diventando un incubo per tutti, e io avvertivo le fitte sorde e tormentose dei guai altrui, simili a quelle di un mal di denti che non da` pace" [15]).

Infine, il cinema. Macdonald godette anche di almeno due riduzioni di successo dai suoi romanzi: Harper (Detective’s Story, Jack Smight, 1966) e Detective Harper: acqua alla gola (The Drowning Pool, Stuart Rosenberg, 1975) [16]. Abbastanza fedeli ai testi d’origine e prodotti artigianali di discreta fattura, queste due pellicole si ricordano per la presenza di Paul Newman nei panni di Archer, sulla scia del modello bogartiano-chandleriano [17].




Note:

[1] B. PRONZINI, Introduzione, in R. MACDONALD, Il Tunnel, Milano, I Classici del Giallo Mondadori, n.696, 1993 (ed. or., The Dark Tunnel, 1944), p.8.

[2] Ivi, p. 6.

[3] "[...] uno dei temi piu` ossessivi di Macdonald e` la perdita di qualcosa o di qualcuno nel passato di un individuo e il suo tentativo di ritrovare quanto perduto o di afferrarne il significato". Ivi, p. 8.

[4] "Ero minacciato da una violenta crisi depressiva, ma il vento dell’oceano la portò lontano. [...] Le onde si abbattevano fragorose sulla sabbia e io mi sentivo come un uomo che tenti invano di fuggire dalla sua propria vita" (R. MACDONALD, The Goodbye Look, 1969, tr. it., di Lia Volpatti Papandrea, Il mondo e` marcio, Milano, Il Giallo Mondadori, n. 1114, 1970, p. 25).

[5] G. F. ORSI (a cura di), Chi e` Ross Macdonald, in R. MACDONALD, Il mondo e` marcio, cit., p. 180.

[6] Ivi, p. 181 e 183.

[7] R. MACDONALD, The Blue Hammer, 1976, tr. it., di Lidia Ballanti, Lew Archer e il Brivido Blu, Milano, Il Giallo Mondadori, n.1507, 1977, p. 42.

[8] Ivi, p. 92.

[9] Ivi, p. 63.

[10] Ivi, p. 74.

[11] Ivi, p. 57.

[12] Ivi, p. 88.

[13] L. CONTI, "Lew Archer e il Brivido Blu" di Ross Macdonald, http://www.gialloweb.net/recensioni/brividoblu.asp.

[14] R. MACDONALD, Midnight Blue, 1960, tr. it., di Hilia Brinis, Mezzanotte blu, Milano, "La Rivista di ELLERY QUEEN", n. 197, Milano, Il Giallo Mondadori, n. 1211, 1972, p. 160.

[15] Ivi, pp. 161-162.

[16] Una curiosita`: il detective Archer degli originali romanzi di Macdonald da cui furono tratti i film di Smight e Rosenberg fu trasformato in Harper su proposta dello stesso Paul Newman, convinto che la lettera "H" gli portasse fortuna.

[17] A. GUERRI, Il film noir. Scene americane, Roma, Gremese, 1998, p. 116.


Mario Tirino, Marzo 2004


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