Se ci fosse una gara per scrittori giocherelloni amanti degli pseudonimi Salvatore Lombino sicuramente figurerebbe ai primi posti. Gia` da giovane cambio` il suo nome, forse prefigurandosi una carriera da scrittore difficilmente attuabile col suo cognome originario. All'anagrafe risulto` allora come Evan Hunter. Dopo aver tentato, con assai poca fortuna, di imitare Joyce e inserirsi nei prestigiosi circoli letterari della sua amata New York, lavoro` in un'agenzia letteraria. L'apprendistato in una casa editrice termino` quando Hunter diede alle stampe The Blackboard Jungle (Il seme della violenza, 1954), romanzo ispirato alle sue esperienze di docente in due scuole professionali. Il film che ne ricav˛ la M-G-M, dal titolo omonimo (R. Brooks, 1955), ebbe discreto successo, ma in seguito Hunter non ebbe altrettanti risconoscimenti. Fu cosi` che adotto` lo pseudonimo Ed McBain, cui, negli anni, seguirono altre 5 "sigle" [1].
McBain inauguro` la serie poliziesca piu` famosa al mondo: quella dell'87░ Distretto. La scelta sicuramente innovativa cui approdo` quest'autore fu quella di far agire nei suoi romanzi non un unico protagonista-detective, ma un'intera squadra di poliziotti, creando cosi` quel filone della letteratura gialla denominato police-procedural.
Lo scrittore s'immerse personalmente nelle centrali di polizia, per ottenere il massimo del realismo nel riprodurre lessico, strumenti e tecniche investigative. Missione compiuta, e alla grande: McBain, infatti, ci offre un quadro completo del lavoro di polizia con "buoni poliziotti e cattivi poliziotti, destinati a divenire familiari al lettore che li segue, romanzo dopo romanzo, non solo durante le indagini ma anche nelle loro vicende intime e private, nelle gioie e nelle tragedie che si susseguono nella vita di tutti i giorni" [2].
Il grado di verosimiglianza cui giunge l'autore e` eccellente; addirittura vengono riprodotti, con una perizia (tipo)grafica lodevolissima, i verbali dei poliziotti, gli schizzi degli indiziati, le note scritte su un caso, le foto, come in Let's Hear it for the Deaf Man (- 87░ Distretto? - Parlate pi¨ forte!, 1972). Tuttavia, quanto questa famosissima serie - inaugurata con Cop Hater (L'assassino ha lasciato la firma, 1956) e ad oggi giunta oltre il cinquantesimo romanzo (!) - abbia da spartire col noir, e` assai arduo scoprire. Molti dei lavori di McBain rivelano ripetitivita` e meccanismi narrativi adatti piu` al serial televisivo - sicche` lo scrittore puo` essere a ragione accreditato come il padre di tante serie televisive (del tipo NYPD) -, piuttosto che al romanzo noir.
Di interesse specifico per il noir sono invece quei romanzi in cui McBain fa agire, come un vero e proprio personaggio, la stessa citta` di New York, vista come un corpo palpitante, "rappresentata con efficacia pittorica, humor e pathos" [3]. Ne e` un esempio Eighty Million Eyes (Ottanta milioni di occhi, 1966):
"Le strade sembravano piu` lunghe e parevano spingersi fino all'orizzonte. I mille particolari a cui i due uomini erano abituati, le cose familiari che davano una fisionomia alla citta`, sembravano piu` vicine e percepibili, quasi intime, quasi dettagli di un unico quadro di cui anch'essi facevano parte" [4].

Per gusti personali, non possiamo evitare di magnificare la N.Y. livida e autunnale, splendidamente descritta nello straordinario King's Ransom (Due colpi in un uno, 1959), la cui traduzione in italiano non salva il gioco di parole alla base dell'intero plot - King's Ransom letteralmente significa "Il riscatto di King" -. Questo romanzo Ŕ una vera storia sul self made man americano, il quale, essendosi guadagnato le sue abnormi ricchezze col sudore della fronte, non e` disposto a privarsene neppure per pagare il riscatto di un bambino, figlio del suo autista e rapito per sbaglio al posto di suo figlio. King alla fine si riscattera` decidendo di esporsi in prima persona per riacciuffare i delinquenti, rivendicando la propria etica ("Io non daro` a quegli uomini il danaro che vogliono. Se questo fa di me una sporca canaglia, sono una sporca canaglia [...] Io non cambiero`" [5]), mentre la citta` - uomini, ambiente, case -, inesorabile, va avanti:
"Mattino. La citta` sonnecchia. Il freddo pungente invita a dormire fino a tardi, e unito al buio esterno fa del letto una specie di santuario [...]. Il mattino e` pieno di buio, e le suonerie delle sveglie penetrano l'oscuritÓ coi loro trilli intermittenti e continui. Buon giorno, America! E` ora di alzarsi e accendere la luce" [6].

E` innegabile che altre opere di McBain siano di maggiore interesse, anche perche` e` egli stesso ad operare una distinzione tra i libri dell'87░ Distretto e quelli, assai piu` accurati, firmati Hunter oppure estranei alla serie ("Mi ci vogliono otto mesi e un'infinita` di ricerche per creare un Evan Hunter e un mese per completare un Ed McBain" [7]).
Oltre alla serie dedicata all'avvocato Matthew Hope (iniziata con Goldilocks, L'altra donna, 1979), va ricordato il violentissimo Guns (Bocche di fuoco, 1976), in cui per la prima volta McBain assume la prospettiva di un rapinatore, Nicholas Donato, e imperano "solo fughe e sparatorie: tutto sarÓ per sempre una rapina" [8]).
Molta della migliore narrativa Hunter/McBain ricade negli Anni '90 (da Privileged Conversation -La trappola del gatto, 1996- a Nocturne -id., 1997-, da The Big Bad City -Grande cittÓ violenta, 1999 [9]- a The Last Dance -L'ultimo ballo, 2000-) e ha influenzato le nuove leve del poliziesco.

Un cenno merita infine il rapporto tra Hunter e lo schermo: per quello piccolo, televisivo, gia` s'e` scritto dell'importanza dell'opera mcbainiana per le varie serie poliziesche succedutesi dal '50 in poi [10]; per quello grande, cinematografico, spicca la prestigiosa sceneggiatura per il film di Alfred Hitchcock The Birds (Gli uccelli, 1963). Non dimentichiamo, inoltre, che un maestro come Akira Kurosawa trasse proprio da King's Ransom un'opera come Tengoku to jigoku (Anatomia di un rapimento, 1963) [11]: ma Kurosawa non avrebbe mai potuto girare un poliziesco alla McBain, essendogli naturalmente estraneo quel cinismo feroce del mondo degli affari americano -nel suo film Gondo, pur tra mille sofferenze e tormenti [12], paga il riscatto, facendo cosi` fallire l'azienda.



Note:

[1] John Abbott (3 racconti e 1 romanzo), Curt Cannon (1 raccolta di racconti, 1 romanzo), Hunt Collins (2 romanzi), Richard Marsten (8 romanzi), Ezra Hannon (1 romanzo).

[2] "ASIMOV", McBain, bene, bis, www.gialloweb.net/recensioni/mcbain.asp.

[3] Ibidem.

[4] E. MCBAIN, Eighty Million Eyes, 1966, tr.it., di Andreina Negretti, Ottanta milioni di occhi, Milano, Il Giallo Mondadori, n. 1001, 1968, pp. 63-64.

[5] E. MCBAIN, King's Ransom, 1959, tr.it., di Andreina Negretti, Due colpi in uno, Milano, Giallo Cinema Mondadori, n. 8, 1977, pp. 151-152.

[6] Ivi, p. 113.

[7] G. F. ORSI, La doppia vita di Ed McBain dentro e fuori l'87░ Distretto, in E. MCBAIN, Due colpi in uno, cit., pp. VII- X (la citazione e` a p. VIII). V. anche TECLA DOZIO, G. F. ORSI, A. PINKETTS, Le interviste: Ed McBain, www.gialloweb.net/interviste/mcbain.htm.

[8] G. CONDORELLI, Pagine riempite da calde "bocche di fuoco", Liberazione, 12/02/1997.

[9] Recentemente pubblicato nella collana I Gialli di Repubblica.

[10] Forse la meno convincente delle serie televisive ispirate in qualche modo a McBain e` proprio quella targata Universal, direttamente tratta dalla serie dell'87░ Distretto e in parte sceneggiata dallo stesso scrittore, 87th Precint, 1961. Lo stesso McBain ne ha parlato in termini assai critici: v. G. F. ORSI, La doppia vita di Ed McBain dentro e fuori l'87░ Distretto, cit., p. X.

[11] Sul rapporto tra il romanzo e il film v. il puntuale saggio di G. TURRONI, L'umanesimo di Kurosawa, in E. MCBAIN, Due colpi in uno, cit., pp. 169-175. Per chi avesse visto il divertente Judas Kiss (id., S. Gutierrez, 1999) c'e` una citazione-parodia di questo film: la scena del lancio della valigetta con il riscatto da un treno in corsa.

[12] Ringrazio Daniele A. Gewurz per l'osservazione.


Mario Tirino, Novembre 2004


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