Uscito nel 1977 (Las muertas) e pubblicato in Italia prima nel 1979 da La Rosa Editore e poi -con il titolo Il caso delle donne morte- nel 1989 da Einaudi Le morte e` ora riproposto dalla Sellerio nell'impeccabile traduzione -rivista per l'occasione- di Angelo Morino.
Jorge Ibargüengoitia e` nato in Messico nel 1928 (non 1922 come sta scritto nel risvolto di copertina) e deceduto nel 1983 in un incidente aereo. Autore molto noto nell'America latina per romanzi a sfondo giallo e parodico con titoli come Ammazzate il leone, I cospiratori, Due delitti, I lampi di agosto, alcuni pubblicati in Italia, sempre dalla Sellerio.

In questa storia tutto ha inizio da un fatto di cronaca nera realmente accaduto negli anni '50: la morte di alcune donne che lavoravano in un bordello. La vicenda e` narrata in uno stile spoglio, impersonale e oggettivo, e quando non si e` sicuri di un fatto viene usato il condizionale. Nel tentativo di riportare le voci, le testimonianze, le congetture sui fatti accaduti nel modo piu` preciso possibile. Anche se poi l'autore in una nota che fa da epigrafe al libro dichiara: "Alcuni fatti qui narrati sono reali. Tutti i personaggi sono immaginari". Quindi: ne` sentimento, ne` giudizio da parte del narratore che piu` del giornalista sembra assumere il ruolo del notaio, del cancelliere pignolo e preciso.

Arcángela e` la tenutaria, con la sorella Serafina, di un prosperoso e famoso bordello che a un certo punto scivola nella miseria per colpa di una legge locale che lo obbliga alla chiusura. E la miseria velocemente conduce all'indifferenza della crudelta`. Il bordello si trasforma in carcere, in luogo di tortura. Eppure, nonostante tutto, le due sorelle Baladro seguitano a non sembrare delle aguzzine: conservano una loro eleganza, uno stile riflessivo e attento ai particolari, a una apparente imparzialita`. Quando fanno del male non ne godono, ma lo fanno e basta, senza rimorsi, come se quella fosse l'unica scelta possibile. Rispondono al loro istinto di padrone che ci tengono a mantenere lo status sociale cosi` faticosamente raggiunto e perduto alla chiusura obbligata del bordello. Talvolta tutto sembra una recita, tragicamente comica in quell'aggrapparsi a un tenore di vita ormai lontano, sorpassato.
C'e` qualcosa di grottesco, di cosi` violento che vengono in mente i quadri di Botero sulla violenza, dall'autore colombiano donati al Museo Nazionale di Bogota` e lì tuttora esposte. Quelle donne che una volta erano al loro servizio (e fonte della loro ricchezza) non potranno piu` lavorare eppure le sorelle proprietarie del bordello si ostinano a tenerle segregate, con la speranza di un cambio di scena, di un aiuto imprevisto, magari di un loro affezionato cliente o corrompendo qualche politico.
La miseria le spinge alla crudelta`, anche la rozzezza culturale e la voglia di sentirsi diverse, un gradino al di sopra delle altre donne. Come il capitano Bedoya, amante di Serafina, che agisce da macho, da soldato che non deve mai arretrate. Ne` di fronte al rischio, ne` di fronte alla crudelta`, all'efferato delitto.
Folgorante l'incipit:
"E` possibile immaginarli: tutti e quattro portano occhiali scuri, l'Escalera guida curvo sul volante, accanto a lui c'e` il Prode Nicolás che legge un giornaletto, sul sedile posteriore, la donna guarda dal finestrino e il capitano Bedoya dormicchia ciondolando il capo.
L'auto blu cobalto sale stracca su per il dosso del Perro. E` una soleggiata mattina di gennaio. Non si vede una nuvola. Il fumo delle case galleggia sulla pianura. La strada e` lunga, all'inizio dritta, ma passato il dosso serpeggia per la sierra di Güemes, tra i fichi d'India"
.

Sembrera` paradossale ma Le morte e` un romanzo assai vivo: pieno di odori e personaggi netti, unici. Una storia di sangue e crudelta`, asciutta eppure estesa. Un romanzo che puo` apparire freddo per la mancanza di ogni giudizio ma e` proprio questa la sua forza e la sua originalita`: Jorge Ibargüengoitia riesce a descrivere alla perfezione un pezzo di societa` messicana marginale, povera e dura ed e` come assistere al disfacimento di un mondo che pero` resiste perché tenace e ben radicato. L'impulso primordiale dell'uomo e` il male o il bene? La morte o la vita?


Jorge Ibargüengoitia, Le morte (Las muertas, 1977)
trad. di Angelo Morino
2004, Sellerio - La memoria n.610, pagg. 210, euro 10,00


Roma, 22 settembre 2004


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