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Eugene Izzi

Dopo parecchio tempo, nei remainder e` rispuntato fuori I predatori (Prowlers, 1991) di Eugene Izzi, uscito nel 1994 nella collana Interno Giallo di Mondadori.
Suggerirei a chi se lo trovasse davanti di non lasciarselo sfuggire. Si tratta di un ottimo romanzo di uno degli scrittori americani di crime novels piu` sottovalutati degli ultimi anni, e soprattutto si tratta dell’unico lavoro (su 16) di Izzi pubblicato in Italia, paese dei suoi genitori.

Eugene Izzi, meglio noto ai suoi conoscenti come Guy Izzi, e` morto nel 1996, a soli 43 anni, in circostanze quantomeno incredibili, e dopo una vita abbastanza movimentata. Era nato a Chicago nel 1953, ed era quasi sempre vissuto nel quartiere di Hegewisch, area tra le piu` malfamate della citta`. Suo padre era un alcoolizzato cronico, e vantava una fedina penale di considerevole lunghezza. Mollata la scuola da giovane, Izzi si era arruolato nell’esercito, riprendendo gli studi grazie alle facilitazioni educative concesse ai militari. In seguito, lasciato l’esercito, aveva iniziato da un lato a lavorare come operaio nelle acciaierie, dall’altro ad entrare ed uscire di galera con una certa regolarita`.
La crisi del settore dell’acciaio e la conseguente minaccia di licenziamento avevano spinto Izzi a cimentarsi nella scrittura, vista anche come un mezzo per rimettere in piedi la sua esistenza. In sei anni era riuscito a scrivere sei romanzi: pubblicati, nessuno.

Nel 1987, infine, The Take fu accettato e pubblicato. Sulla scorta di questo primo successo, e dei non molti dollari che era riuscito ad ottenere come anticipo, Izzi intensifico` il suo gia` pressante ritmo lavorativo, producendo un gran numero di romanzi che furono accolti con favore, sia dalla critica che dai lettori.
Con Tribal Secrets, pero`, romanzo che avrebbe dovuto rappresentare la sua definitiva consacrazione ad autore di successo, Izzi sperimento` un brusco ed inaspettato calo nella considerazione dei critici. Il libro, che fu pesantemente stroncato, spinse la casa editrice a ritirare il sostegno promozionale dato all’autore. Izzi si imbarco` di conseguenza in una lunga querelle legale, che si concluse con un singolare accordo per il quale lo scrittore riusci` a tenersi il congruo anticipo che gli era stato versato, accettando in cambio di non pubblicare piu` libri a suo nome per tre anni.
Non erano trascorse che poche ore dalla firma di questo accordo, che Izzi aveva gia` rispolverato un suo vecchio pseudonimo, “Nick Gaitano”, col quale per i tre anni successivi pubblico` un congruo numero di romanzi, prima di tornare ad un buon successo di critica con libri come The Criminalist e A Matter of Honor.

Il 7 dicembre 1996, il corpo di Izzi venne visto penzolare, corda al collo e giubbotto antiproiettile addosso, dalla finestra del suo ufficio al 14° piano di un palazzo di Chicago. La porta dell’ufficio era chiusa dall’interno. Nelle tasche di Izzi vennero rinvenuti un bel po’ di quattrini in contanti, un tirapugni d’ottone, una lattina di Mace, il noto spray antiaggressioni, e tre floppy disk col testo di un romanzo parzialmente completato. Nell’ufficio Izzi teneva una pistola calibro .38, e la corda dalla quale penzolava era stata legata ad una gamba della scrivania. L’ufficio portava evidenti segni di colluttazione.
Il romanzo contenuto nei dischetti descriveva in dettaglio una scena assolutamente identica a quella della morte di Izzi. Raccontava di uno scrittore di gialli minacciato da un gruppo neonazista sul quale aveva raccolto materiale per un romanzo. Lo scrittore veniva assalito nel suo ufficio dai neonazisti, che gli legavano un cappio al collo e lo facevano saltare giu` dalla finestra dopo aver legato un capo della corda alla gamba della scrivania. Nel libro, pero`, lo scrittore riusciva a risalire in ufficio aggrappandosi alla corda e, grazie alla .38 che nascondeva nella stanza, conciava per le feste i suoi aggressori.

Cosa era accaduto, in realta`? Una serie di note e documenti lasciati da Izzi nel suo ufficio ricostruivano una situazione analoga a quella raccontata nel romanzo. Izzi sosteneva di essersi infiltrato nel gruppo neonazista per raccogliere materiale, ma di essere stato scoperto e minacciato di morte. Per questo motivo aveva trasferito la famiglia, moglie e due figli, in un posto sicuro, a tutti sconosciuto, e si era asserragliato in ufficio, luogo dal quale non si azzardava piu` ad uscire.
Ipotesi della polizia: omicidio, suicidio, incidente. Ciascuna di queste possibilita` aveva elementi a favore. Le indagini, alla fine, si chiusero su un verdetto di suicidio, anche grazie alla testimonianza dello psicanalista che aveva in cura Izzi e che gli aveva prescritto una robusta terapia antidepressiva.

In realta`, il mistero della morte dello scrittore non e` mai stato del tutto chiarito. Resta il fatto che la sua voce e` stata, negli anni ’80, una delle piu` significative della narrativa gialla statunitense, quasi alla pari di quella di un Elmore Leonard, autore col quale Izzi presenta molti e significativi punti di contatto e col quale avrebbe voluto competere agli occhi di critica e pubblico.
Cosi` non e` stato, e oggi il nome di Izzi e` quasi completamente dimenticato, anche negli Stati Uniti, dove solo uno dei suoi sedici romanzi e` attualmente in catalogo.
Leggete I predatori, se riuscite a trovarlo. Nell’attesa di una ristampa, magari sul Giallo (o, ancora meglio, nei Neri) Mondadori, vale la pena cercare di procurarselo.