Buono l'esordio di Eva Zambon, giovane veneta nata nel 1974, che dimostra d'essere dotata di buone capacita` narrative: Hangover esce nella collana Vox di DeriveApprodi ed e` un romanzo compatto e intenso.

Vi si narra la vita di tutti i giorni di un gruppo di amici che vive a Verona. Hanno intorno ai vent'anni, si vogliono bene, sono uniti e intelligenti, eppure fragilissimi. L'alcol e soprattutto la droga (di qualsiasi tipo) diventano un'abitudine quotidiana che pian piano devasta i loro corpi, e anche le loro menti. Non mancano la musica e le discoteche, l'amore e il sesso, si`, pero` sembrano non dare le stesse soddisfazioni della cocaina, o dell'extasy.
Il titolo del libro e` tratto da una canzone dei Nirvana: Hangover e` il termine inglese usato per indicare il forte mal di testa che si ha dopo una sbronza colossale.
Salvi quasi per miracolo dopo un pauroso incidente stradale, il gruppo comincia a disgregarsi perche` il pericolo scampato lascia il segno, una frattura insanabile. Ci si accorge d'essersi avvicinati troppo a un punto di non ritorno. Allora c'e` chi parte per Venezia e si mette a studiare seriamente, chi inizia a lavorare sodo.

La storia e` narrata in prima persona da quattro ragazzi del gruppo (Matteo, Giorgia, Zeno, Lisa), giovani normali, che pero` hanno un pessimo rapporto con i genitori. Sono demotivati, non credono piu` a niente e senza alcol e droga s'annoiano da morire. Una situazione, la loro, che spaventa parecchio. Ci si domanda: come puo` accadere una cosa del genere, e proprio in una delle zone piu` ricche d'Italia? E poi: cosa potra` accadere in futuro? Anche perche` nessuno sembra accorgersi di loro: intorno al gruppo c'e` incomprensione, gelida indifferenza e la mancanza di un serio dialogo.
Qui non si tratta piu` del solito "disagio giovanile", c'e` incapacita` di vivere, un vuoto profondo, la voglia di ferirsi, di autodistruggersi. E` significativo che questo accada soprattutto a Zeno, il ragazzo piu` bello e ricco del gruppo, con un papa` avvocato sempre pronto a staccargli un assegno.

Talvolta il linguaggio della Zambon appare troppo appiattito sul gergo giovanile o dialettale. Oppure come "recitato", un po' sopra le righe, e questo succede soprattutto nella prima parte. Poi si scioglie, si fa piu` mosso e svelto, e insieme piu` preciso. Allora il romanzo va avanti bene e i personaggi, alla fine, risultano tutti credibili e delineati con destrezza. Bella la chiusura:

I cerchi dell'acqua si allargano all'infinito. Sento che sto crescendo nel corpo e nell'anima, ma vorrei oppormi. Non ho nessuna intenzione di crescere in fretta. E` ancora troppo presto, c'e` ancora molto tempo. Voglio restare bambina ancora un po'.


Eva Zambon, Hangover
2001, DeriveApprodi, pagg. 168, lire 18.000


Roma, 28 novembre 2001


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