Ovvero una lunga sequela di fallimenti e occasioni buttate nei ghetti piu` sporchi e abbandonati. Eppure sarebbe potuta andare assai diversamente...

Nato nel 1917, David Loeb Goodis esordisce, a soli 22 anni, con Retreat From Oblivion (lett. "Ritorno dall’oblio", inedito in Italia, 1939) che "su uno sfondo di sbandamenti alcolici e guerra civile spagnola suona come un omaggio tardivo, commovente e imperfetto alla Generazione Perduta di Ernest Hemingway e Dorothy Parker" [1]. Aspirando al successo, Goodis inizia a scrivere freneticamente, su riviste pulp e su giornali, dopo essersi diplomato in una scuola di giornalismo. La svolta avviene nel ’46: il suo secondo lavoro, Dark Passage (Il volto perduto), piace alla Warner che decide di trarne un film omonimo (in italiano La fuga), diretto da Delmer Daves e interpretato dalla coppia noir Bogart - Bacall, con la sceneggiatura (anche) dello stesso Goodis. L’opera esce un anno dopo e si conquista il rispetto di critica e pubblico con almeno due trovate niente male, che ne fanno un classico del film noir: la lunghissima soggettiva iniziale, funzionale alla trama (il protagonista Vincent Parry/Humphrey Bogart e` un gangster evaso di prigione, che tenta di rifarsi un volto ed una vita sottoponendosi ad una pratica di chirurgia estetica), e la caparbietà con cui la giovane Irene Jansen/Laureen Bacall ama ed aiuta il galeotto fuggito dal carcere, arrischiando la sua stessa esistenza ("Quando qualche cosa mi entusiasma, io mi batto fino all’ultimo) [2]. L’happy-end finale tradisce l’essenziale pessimismo goodisiano, ma le porte di Hollywood si sono aperte per il giovane autore. Non lo resteranno a lungo: dopo aver scritto un’altra sceneggiatura [3] per il melò-noir The Unfaithful (Le donne erano sole, Vincent Sherman, 1947), Goodis torna a casa, più disperato e inconsolabile di prima.

Da qui inizia quella serie di eccelsi romanzi che tessono il filo di una narrazione cupissima, libera da orpelli, ma ricca di pietas. Anche quando sono tutori dell’ordine, come il Paul Ballard di Of Missing Persons (Non riposano in pace, 1950), gli "eroi" goodisiani sono tormentati dall’ansia, consumati da un lavoro spossante ("Il lavoro, sempre quel dannato lavoro che era una minaccia, una malattia cronica, e anche ora come sempre lo afferrava alla gola, gli impediva di essere solo con se stesso" [4]), ma dal quale, per un insopprimibile istinto di solidarieta` verso le vittime e i bisognosi, non riescono a distaccarsi ("Tu non lascerai il tuo lavoro, qui nel tuo cuore, tu non hai mai desiderato di lasciarlo" [5]). Se Ballard sfiora soltanto la follia, non altrettanto accade al collega Roy Childers del racconto The Plunge (Il tuffo, 1958) il quale vede svanire il suo sogno di purezza, quando, dopo essersi tenuto lontano dalla corruzione del luogo dov’e` nato e da quella imperante nella polizia, contravviene ai propri doveri, coniugali e professionali, uccidendo un uomo innocente solo per gelosia di una giovane e attraente fiamma. Alla fine della rapida discesa nel precipizio della colpa, Childers non puo` che scegliere la morte per mondarsi del peccato che ha macchiato la sua vita immacolata ("Ma quando si stacco` dal precipizio e si tuffo` nell’oscurità vuota, Childers comincio` a sentirsi di nuovo pulito" [6]).

Se quest’opera e` la narrazione, breve e intensa, di un volo nel degrado ("L’ascensore saliva rapidamente, sempre piu` su, e c’era qualcosa di paradossale e di inquietante in questo. Non sembrava un’ascesa [...]. Somigliava di piu` a una caduta" [7]), i personaggi degli altri romanzi goodisiani sono, ancor prima di agire, gia` "dei perduti", "caduti prima di nascere, nessuno ha mai dato loro delle ali e ha permesso di provarsi nel volo" [8]. Molti di essi sono autobiografici. Sono eroi finiti mali, a rovistare nei bassifondi, dopo aver assaggiato, per pochi momenti, il sapore della gloria. E` il caso di Eugene Lindell, alias Whitey, il cantante di successo finito barbone a causa dell’amore per la scottante pupa di un gangster nello straordinario Street of No Return (Strada senza ritorno, 1954), da cui Samuel Fuller trasse l’omonimo film, del 1989, sua ultima fatica. Nonostante cerchi disperatamente di seppellirli sotto fiumi di alcol e sotto le macerie di una vita da rifiuto della societa`, i fantasmi del passato ritornano e, con le esplosioni emozionali che provocano, lo costringono ad un’ulteriore, imprevista avventura ("Non c’era modo di metterlo da parte, o di gettarlo in un bidone d’immondizie, o di scavare una buca e seppellirlo lì dentro. Perche` tutti i ricordi sepolti non sono altro che boomerang a effetto ritardato. Ci impiegano del tempo, ma prima o poi ritornano" [9]). Cio` che ne ricava e` la consapevolezza, con buona dose di masochismo, di aver voluto perdere ("Hai giocato una partita persa in partenza, e per di piu` ti entusiasmava l’idea di perderla" [10]), ma anche di potersi scegliere un piccolo posto nel mondo, li`, in mezzo ai suoi amici barboni. Non c’e` riscatto, ne` speranza, ma almeno una bottiglia per alleviare la pena di vivere ("Il marciapiedi era terribilmente freddo e il vento umido che veniva dal fiume saettava sui loro volti. Ma la cosa non aveva la minima importanza. Se ne stavano seduti la`, continuando a passarsi la bottiglia di mano in mano, e non c’era più niente che importasse, ormai. Proprio niente" [11]).

Impossibilita` di redenzione e liberazione permeano un altro capolavoro, The Moon in the Gutter (malamente tradotto in italiano C’e` del marcio a Vernon Street, lett. "La luna nella fogna", 1953). Tra prostitute, disoccupati, ubriaconi e scaricatori di porto, il portuale William Kerrigan cerca disperatamente il bastardo che ha violentato la giovanissima sorella Catherine, inducendola al suicidio. Quest’indagine si tramuta, per William, in una ricerca di se stesso, tra le brutture e le miserie dei falliti che lo circondano: Frank, il fratello alcolizzato, il padre Tom, un inetto sfaticato, e tutta la gente attorno, ormai rassegnata allo squallore e alla sporcizia, morali e materiali [12]. Il giovane esce dal faticoso percorso di autocomprensione con l’amara constatazione che, da quel fango, da quella melma non si puo` fuggire, neppure con l’amore per l’altolocata Loretta Channing e che proprio quella sozzeria, quel luridume ch’e` Vernon Street ha ucciso sua sorella ("Guardava la strada gialla di luna e pensava: Sei stata tu a uccidere Catherine. Tu. Gli parve di sentire chiaramente la risposta di Vernon Street. E con questo? Cosa credi di poterci fare? Niente. Lui non poteva farci niente. Tua sorella non ha saputo resistere, continuo` la voce roca della strada" [13]).

Il meglio Goodis lo da` in una breve stagione, tra Dark Passage (1946) e Fire in the Flash (Mania incendiaria, 1957), in cui da` alle stampe diversi gioielli: oltre a quelli citati, Nightfall (Il buio nel cervello, 1947), Cassidy’s Girl (La ragazza di Cassidy, 1951), The Burglar (Lo scassinatore, 1953), Black Friday (Venerdi` nero, 1954) e gli inediti in Italia Street of the Lost (1952), The Blonde on the Street Corner (1954), The Wounded and the Slain (1955).
Ideale conclusione di questa felice stagione narrativa e` Down There (Sparate sul pianista, 1956). Il concertista Edward Webster Lynn, passato dalla Carnegie Hall ad uno sporco locale di periferia, e` il centro della narrazione ed alimenta un meccanismo diegetico ricco di rimandi al classico noir: il racconto in prima persona; gli inseguimenti; le vecchie auto; la fuga; la morte dell’eroina per mano di feroci gangster. Infossato nelle note del suo piano, Eddie viene richiamato in gioco a causa di una sporca storia di gangster in cui e` coinvolto il fratello e il prezzo ch’egli paga, per il ritorno all’azione, e` gravoso: da un lato riportare alla memoria le ferite del passato –il suicidio della moglie, rosa dai sensi di colpa per averlo tradito al fine di agevolarne la carriera-, dall’altro tornare ad innamorarsi, nonostante tutte le possibili resistenze, e poi soffrire e impazzire ancora per l’orribile uccisione della nuova amata. Un tenue lucore rischiara l’oscurità di Down There: ed e` la solidarieta` tra gli oppressi, quella dei clienti del locale che scagionano Eddie dall’accusa di omicidio (del tutto involontario, in realta`) del buttafuori, quella della prostituta Clarice che riscuote il pianista dallo stato catatonico in cui era caduto dopo la morte della cameriera Lena. Dopo questo bailamme, ad Eddie resta una possibilita`: la musica, l’oblio di note del suo pianoforte a coda, come quel jazz intrigante e lamentoso che lenisce il dolore d’essere vivi ("Teneva gli occhi chiusi. A un certo punto senti` una voce arrivare da qualche parte. Puoi tentare, diceva. Il minimo che puoi fare e` tentare. Poi senti` il suono. Era caldo e dolce e veniva da un pianoforte. Niente male, penso`. Chi e` che sta suonando? Eddie apri` gli occhi e vide le sue dita accarezzare i tasti" [14]).

Anche le armi stilistiche di questo che pur rimase sempre un autore confinato nel limbo della letteratura di genere, non erano affatto spuntate. Sovente ricorre ad un fluido periodare breve, che restituisce le sensazioni tumultuose provate dai personaggi (si veda The Moon in the Gutter); altrove, con pari perizia, giostra il raffinato espediente del dialogo interiore del personaggio, che, commentandoli con se stesso, "rifa`" gli eventi dalla sua ottica (Street of No Return, Down There).
Proprio da quest’ultima opera Truffaut trasse Tirez sur le pianiste (Tirate sul pianista, 1960), che rispolvero` Goodis dall’oblio, ponendo le basi per la riscoperta dell’autore in Francia, dove fu accostato ai maestri dell’esistenzialismo Camus e Sartre, e fu realizzata una serie di film tratti dai suoi libri, regolarmente ristampati [15]. Goodis muore sette anni dopo, a soli 50 anni, in lotta col suo editore che puntualmente gli intimava di limare l'amarezza dei suoi finali, tra i barboni e i vicoli scordati, ubriaco, come gli era piaciuto vivere.

L'editore Fanucci ha pubblicato recentemente Sparate sul pianista, che dovrebbe essere la prima di una serie di traduzioni dei romanzi dell'autore. Questa meritoria impresa editoriale dovrebbe sperabilmente aprire allo sfortunato scrittore le porte di un successo almeno un po' piu` ampio di quello riscontrato nella ristrettissima cerchia di cultori che hanno avuto l'ardire e la fortuna d'imbattersi nelle polverose e consunte edizioni Mondadori delle sue opere. Rimanendone, aggiungiamo, estasiati e commossi.




Note:

[1] Questa informazione biografica, come altre successive, e` tratta da M. CICALA, Non sparate sul giallista, era il mito di Aznavour, "Venerdi` di Repubblica", n. 813, 17/10/2003. Per la bibliografia si faccia riferimento a F. CANELLA (a cura di), David Goodis, http://www.gialloweb.net/biblio/goodis.htm.

[2] cfr. F. DI GIAMMATTEO, Dark Passage in "Dizionario del cinema americano", Roma, Editori Riuniti, 1994, pp. 112-113.

[3] La seconda delle tre di Goodis: l’ultima e` per il trascurabile adattamento cinematografico The Burglar (Lo scassinatore, P. Wendkos, 1957), dall’omonimo romanzo del 1953.

[4] D. GOODIS, Of Missing Persons, 1950, tr. it., anonima, Non riposano in pace, Milano, I Capolavori dei Gialli Mondadori, n. 295, 1966, p. 110.

[5] Ivi, p. 130.

[6] D. GOODIS, The Plunge, "Mike Shayne Mystery Magazine", ottobre 1958, tr. it., di Annalisa Carena, Il tuffo, in E. GORMAN, M. H. GREENBERG, B. PRONZINI (a cura di), American Pulp, Milano, Mondadori, 2001 (ed. or., idem, 1997), p. 165.

[7] Ivi, p. 157.

[8] G. FOFI, Postfazione, in D. GOODIS, Sparate sul pianista, Roma, Fanucci, 2003 (ed. or. Down There, poi rititolato Shoot the Piano Player, 1956), p. 212. Molte delle considerazioni seguenti sono tratte da questo lavoro.

[9] D. GOODIS, Street of No Return, 1954, tr. it., di M. Boncompagni, Strada senza ritorno, Milano, I Classici del Giallo Mondadori, n. 879, 2000, p. 87.

[10] Ivi, p. 142.

[11] Ivi, p. 252.

[12] "[...] il romanzo nero tratta della devianza [...] e la luce nera che proietta rivela la nostra natura, il nostro essere uomini delle citta`, improvvisamente ai margini della societa`, della morale, animali civilizzati presi con le armi in mano [...]" (J. J. Beineix). F. GUERIF, Intervista a Jean-Jacques Beineix, regista di I riflessi della luna, in D. GOODIS, C’e` del marcio a Vernon Street, Milano, I Classici del Giallo Mondadori, n. 439, 1983, p. 171. In realta` il titolo italiano di La lune dans le cainevau, il film di Beineix tratto da The Moon in the Gutter, e` Lo specchio del desiderio.

[13] D. GOODIS, The Moon in the Gutter, tr. it., di Andreina Negretti, C’e` del marcio a Vernon Street, cit., p. 167.

[14] D. GOODIS, Down There, poi rititolato Shoot the Piano Player, 1956, tr. it., di F. Salvi, Sparate sul pianista, cit., p. 204.

[15] I film francesi tratti da Goodis sono: Le Casse (Gli scassinatori, H. Verneuil, 1972 da The Burglar), La course du lievre a travers les champs (La corsa della lepre attraverso i campi, R. Clement, 1972 da tre romanzi: Black Friday, Raving Beauty, 1966, Somebody’s Done For, L’altalena della morte, 1967), La lune dans le cainevau (Lo specchio del desiderio, J. J. Beineix, 1983 da The Moon in the Gutter), Rue Barbare (G. Behat, 1984 da Street of the Lost), Descente aux enfers (Discesa all’inferno, F. Girod, 1986 da The Wounded and the Slain). Per il quadro completo dei rapporti tra cinema e romanzi di Goodis rinviamo a F. CANELLA (a cura di), David Goodis, http://www.gialloweb.net/film/fgoodis.htm.


Mario Tirino, Gennaio 2004


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