Viaggio nell'Italia del giallo
di Giuseppe Traina (*)

Il lettore siciliano appassionato di letteratura poliziesca potrebbe pensare che la sua isola triangolare sia il cuore di quel corpo in espansione che è la letteratura poliziesca italiana di oggi. Però questo divoratore di libri potrebbe anche essere un po' stanco del siculo sapore degli arancini di Andrea Camilleri (il cui olio di frittura può risultare a volte troppo carico) o del sapore, viceversa, fin troppo asciutto dei pesci arrostiti da Domenico Cacopardo.

In attesa che Santo Piazzese, il cuoco siculo più sopraffino, ci apparecchi una nuova vivanda che abbia quel retrogusto forte e delicato con cui sa mischiare profumi di Francia e d'America (ispirandosi al vecchio Chandler o a quello straordinario scrittore marsigliese che era Jean Claude Izzo), o che Domenico Conoscenti voglia ancora mantecare di giallo la sua scrittura dostoevskijana come fece con La stanza dei lumini rossi, questo lettore ipotetico potrebbe - per scoprire nuovi orizzonti - varcare lo Stretto e risalire la penisola. Incontrerebbe innanzitutto Napoli, la patria di Giuseppe Ferrandino che, pubblicando addirittura con Adelphi, ha preso il posto di Attilio Veraldi come principe del giallo napoletano: che è, in ogni caso, una realtà piuttosto vivace, anche grazie all'attività della casa editrice "Lo Stagno Incantato". A Bari lavora invece Bartolo Anglani, piuttosto noto come studioso di letteratura italiana, meno noto come giallista (ma meriterebbe più fortuna).

Roma, scenario del più straordinario capolavoro tinto di giallo del Novecento italiano, il Pasticciaccio di Gadda, non sembra più ispirare i nostri autori dopo la stagione dei "gialli politici" degli anni Settanta (nei quali si cimentarono, fra gli altri, Corrado Augias e il siciliano Enzo Russo). Però è la sede di due piccole, dinamiche case editrici molto attente al romanzo poliziesco italiano e straniero: Robin, che nella curiosa collana "I Libri Neri" raccoglie testi nei quali gli enigmi polizieschi ruotano intorno ai libri e alla bibliofilia; e Voland, che pubblica, oltre ai fortunatissimi romanzi di Amélie Nothomb, anche quelli di una straordinaria scrittrice francese, Brigitte Aubert, della quale si legga intanto il bellissimo Favole di morte, in attesa degli altri che saranno presto tradotti.

A Firenze troviamo la sede di "Uno studio in Holmes", l'associazione che riunisce i devoti italiani di Sherlock Holmes, collegata ad altri sodalizi analoghi sparsi in tutto il mondo, e della quale è leader riconosciuto Enrico Solito, autore di diversi racconti apocrifi dedicati al detective di Baker Street. Tra Firenze e Prato troviamo altri giallisti di valore come Nino Filastò e la coppia di insegnanti formata da Riccardo Parigi & Massimo Sozzi.

Ma per entrare nel vero regno del poliziesco italiano, il nostro lettore vagabondo deve varcare gli Appennini e concentrarsi sul triangolo Torino - Milano - Bologna, senza trascurare le propaggini veneto-giuliane, che annoverano due nomi importanti come Giuliana Iaschi e soprattutto Massimo Carlotto (che pubblica per e/o), il quale ambienta fra la provincia veneta e la Sardegna le storie dell'Alligatore, controverso individuo che vive ai confini tra legalità e illegalità ma con un senso altissimo e chandleriano della giustizia. Mentre Venezia pare ispirare soprattutto giallisti anglosassoni come Michael Dibdin, mentre non mi sentirei di raccomandare i testi stilisticamente molto abborracciati di Barbara Zolezzi & Elisabetta De Pieri, che ambientano nel XVI secolo le vicende di un patrizio della Serenissima investigatore improvvisato.

Per rendersi conto della straordinaria vitalità del giallo padano (o del "nero padano", per riprendere il titolo di un bel romanzo di Laura Maragnani) il lettore non ha che l'imbarazzo della scelta: può abbonarsi alla rivista semestrale "Delitti di carta" (edita da CLUEB, http://www.clueb.com), e diretta dall'italianista Renzo Cremante e dal romanziere Loriano Macchiavelli); può saccheggiare le librerie (se si trova a Milano non dimentichi di visitare la Sherlockiana, dove troverà tutto quello che gli serve sul giallo italiano e internazionale); può anche comprare, come antipasto, un'antologia e mettersi a leggere. Può spendere ottimamente, infatti, venticinquemila lire per acquistare Capodanno nero, curata da Tecla Dozio per l'editore luganese Todaro (http://www.todaroeditore.com): l'idea, molto anglosassone, è quella di riunire tredici fra i migliori giallisti italiani perché ognuno scriva un racconto che si svolge a Capodanno (ma l'anno scorso c'era stato Delitti sotto l'albero, altri tredici racconti di cornice natalizia). Il nostro lettore troverà tra questi autori un solo residente a Torino, il raffinato ed ironico Bruno Gambarotta di televisiva memoria, ma non dimentichi che, dopo i letteratissimi best seller di Fruttero & Lucentini, sotto la Mole sono fioriti diversi bravi scrittori di polizieschi: tra gli ultimi, vanno menzionati almeno Bruno Ventavoli (autore di Pornokiller) e Gianni Farinetti (in libreria con Lampi nella nebbia, Marsilio).

Tutti gli altri dodici autori di Capodanno nero sono equamente distribuiti, per nascita o per elezione, fra Bologna e Milano. L'Emilia si dimostra terra fertilissima, fino alla Romagna di Eraldo Baldini, un autore che esula da quest'antologia ma che si è segnalato per alcuni romanzi (è appena uscito Tre mani nel buio ed era assai suggestivo, non solo per l'ambientazione medievale, Faccia di sale) molto apprezzati dalla critica anche per le non comuni qualità stilistiche. Quando si parla di Emilia bisogna sì fare velocemente i nomi del veterano Giuseppe D'Agata (l'autore del Medico della mutua) che a volte si è cimentato nel poliziesco, di Giampiero Rigosi, di Guglielmo Forni Rosa, della molto prolifica Daniela Comastri Montanari, attivissima organizzatrice telematica ed autrice di molti gialli storici (scritti con vivo senso dell'erudizione ma con diverse cadute di gusto e di stile), celebre soprattutto per quelli ambientati nell'antica Roma e che hanno per protagonista il detective dilettante Publio Aurelio Stazio; o di altri validi scrittori, momentaneamente prestati al "giallo" come Roberto Barbolini e Davide Barilli; però i nomi che s'impongono sono quelli di Pino Cacucci, Loriano Macchiavelli, Carlo Lucarelli e del sardo Marcello Fois.

Cacucci, che non è presente in Capodanno nero ma c'era in Delitti sotto l'albero, ha trovato una sua cifra originale sfruttando competenze ispanistiche e ambientando i suoi libri più fortunati fra l'Italia e il Messico: appartengono a questo versante "messicano", fra gli altri, Puerto Escondido (che ha ispirato un film di Salvatores), Demasiado corazón e Tina, la biografia della grande fotografa Tina Modotti, mentre è appena tornato in libreria il suo In ogni caso nessun rimorso (Feltrinelli), storia della celebre banda ottocentesca parigina capeggiata da quel Jules Bonnot che fu, guarda caso, anche autista di sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes.

Il decano del gruppo bolognese è Loriano Macchiavelli, creatore del poliziotto Sarti Antonio, fondatore del "Gruppo 13" ed autore di moltissimi romanzi, alcuni scritti in coppia con Francesco Guccini. Macchiavelli ha saputo incidere a fondo nella politicizzazione del poliziesco italiano che, innanzitutto grazie a lui, ha accompagnato alle migliori cadenze del disincanto di origine chandleriana anche una singolare dimensione etico-politica, scandita dalle vicende degli ultimi quarant'anni, a partire dal Sessantotto e passando per la cruciale esperienza urbana del Settantasette. E' senz'altro merito di Macchiavelli se i più giovani Lucarelli e Fois hanno sviluppato tale impostazione: il primo con sapienti escursioni a ritroso nel tempo, fra il tramonto del Fascismo e le contraddizioni degli anni della Ricostruzione - ed erano i romanzi selleriani che avevano per protagonista il commissario De Luca - e con affondi coraggiosi nell'attualità più bruciante, dalla mafia russa che dilaga sulla costiera romagnola al ritornante pericolo nazista, coi naziskin protagonisti di Indagine non autorizzata. Alla tematica neorazzista s'è dimostrato sensibile anche Fois, autore - fra l'altro - di un bellissimo giallo d'ambientazione ebraica che s'intitola Sheol. Lucarelli e Fois hanno scritto due tra i più suggestivi ed ironici racconti di Capodanno nero, mentre Macchiavelli ne ha approfittato per tornare con la memoria alle ferite aperte del Settantasette.

Ma forse la più moderna "capitale" del giallo italiano è Milano. E non perché la città in quanto tale diventi, nei testi dei suoi scrittori, protagonista, per via di suggestioni o "atmosfere" particolari, quanto perché la sua dimensione metropolitana offre una "fauna" talmente variegata e polimorfa da giustificare, nei giallisti milanesi, le invenzioni più fantasiose e perfino grottesche, che li mettono serenamente alla pari con quelle dei loro colleghi statunitensi, attualmente avvitati attorno al problema di inventare soluzioni sempre nuove ai filoni dei serial killer o del legal thriller. Sulle orme ormai remote di Giorgio Scerbanenco e Renato Olivieri si muovono attualmente almeno sei straordinari scrittori, tutti presenti in Capodanno nero: Piero Colaprico, Sandrone Dazieri, Barbara Garlaschelli, Nicoletta Vallorani, Carlo Oliva e Andrea G. Pinketts. Il primo, che nasce come giornalista e fu impegnatissimo nella stagione di Tangentopoli, ha trovato in una scrittura piana e divertente la sua cifra più personale; Dazieri, che aveva inventato una soluzione narratologicamente straordinaria per Attenti al gorilla (il suo romanzo d'esordio narrato da un insonne vittima di sdoppiamento della personalità) ambienta la sua storia di Capodanno in una dimensione fantascientifica, grottesca ma non troppo; la Garlaschelli - con soave versatilità - alterna a testi per ragazzi disarmanti racconti posti all'insegna di un humour nero disperato e sottile (si raccomanda la sua raccolta O ridere o morire, edita dalle raffinate edizioni Marcos y Marcos); analogamente divisa fra narrativa per l'infanzia e racconto poliziesco, ma con all'attivo qualche incursione nella fantascienza, è la Vallorani, non meno divertente e crudele (se ne legga, per farsi un'idea, almeno La fidanzata di Zorro) nel narrare di una madre che, quando non si occupa da due deliziose bambine e non si fa coccolare da un marito innamoratissimo, sbriga con inflessibile professionalità la sua segreta professione di killer. Oliva è un nome storico della cultura milanese più movimentista: ex insegnante di lettere, collaboratore di mille intraprese culturali (da "Linus" a "Radio Popolare"), traduttore e saggista, ha pubblicato un po' in sordina - e spesso a quattro mani, con diversi amici - le sue variazioni di argomento poliziesco, sempre intessute di coltissima autoironia. Ma l'autore che scatena con maggiore libertà e inventività linguistica le sue doti ironiche è Pinketts, del quale non dimenticheremo il racconto di Capodanno, quasi nonsense nel vertiginoso inseguirsi di paradossi e giochi di parole. Ci sarebbe un altro milanese interessantissimo, Giuseppe Genna, non presente in quest'antologia ma del quale si attende il nuovo libro pubblicato da Pequod: non lontano dagli umori che animano il centro sociale Leoncavallo, Genna aveva esordito con un forte e linguisticamente modernissimo Catrame, un Giallo Mondadori che, con un po' di fortuna, si può ancora recuperare in qualche ipermercato.

Questo "viaggio" nell'Italia del giallo termina qui. Se l'ipotetico lettore, frastornato dalla fretta del cicerone e da tanti nomi e titoli, avesse ancora le idee confuse, e se ha un po' di dimestichezza con Internet, potrà trovare risposta a tutti i suoi dubbi visitando i tanti siti italiani dedicati al romanzo poliziesco che compongono il webring "Anello Giallo" (http://www.geocities.com/Athens/Atlantis/2362/index.htm).



(*) per gentile concessione, apparso sul quotidiano "La Sicilia", marzo 2001



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