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[1] Buona la terza. E' uno sviluppo originale che ha le sue radici lontano nel tempo, da Scerbanenco
in poi, attraverso Macchiavelli e Olivieri, fino ai giorni nostri. La presenza sulla scena letteraria e
critica di tanti solidi autori di giallo italiano è soltanto la prova di un genere che ha sperimentato
in tanti anni e si è consolidato nell'anima di molti giovani scrittori, trovando consensi nei lettori e
di conseguenza anche nelle critica e nell'editoria. Credo che le caratteristiche di questo "nuovo" giallo
italiano siano la sua capacità di affrancarsi, quando sia necessario ai modelli anglosassoni; la sua
capacità di raccontare una realtà complessa, misteriosa e profondamente irrazionale come quella italiana,
con tutti i suoi complotti e le sue dietrologie, e di farlo con la giusta unione di cinico disincanto e
arrabbiata passione; la sua capacità di fondersi con le altre tradizioni del giallo europeo, soprattutto
quello francese.
[2] Lo specifico del giallo italiano è raccontare i misteri di casa nostra con la dovuta rabbia,
come hanno fatto anche non-giallisti doc come Leonardo Sciascia. Raccontare le nostre vicende tenendo presenti
che sono storie importanti anche per tutta l'Europa e per il resto del mondo, e quindi per nulla provinciali.
E farlo sempre in un modo che è comunque un po' politico.
Di autori significativi ce ne sono tanti (farei fatica ad elencarli, anche perché sono quasi tutti miei amici
e se ne ometto qualcuno poi è un macello), ce ne sono alcuni che lo saranno sicuramente tra qualche anno.
Elenco questi (se ne dimentico qualcuno posso dire che non l'ho ancora letto), che sono Giampaolo Simi e
poliziotti scrittori come Maurizio Matrone e Piergiorgio Di Cara.
[3] Diceva Hemingway che uno scrittore deve scrivere il meglio e più onestamente che può. Vale
anche per chi scrive giallo, ovviamente. Ognuno ha una storia in testa e adesso anche una efficentissima
macchina narrativa per raccontarla. Tutto quello che possiamo fare noi scrittori è mettere insieme le due
cose e cercare di scrivere libri sempre più belli.
Carlo Lucarelli
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[1] Il giallo italiano ha avuto ricorrenti periodi di forma (o fortuna), e io ne so qualcosa
avendone percorsi alcuni ed essendo intenzionato a percorrerne molti altri. Il fenomeno di oggi, sono certo,
non è solo moda. C'è anche quella, soprattutto nella critica poco seria e pochissimo preparata, che si è
infiltrata, senza alcuna predisposizione, per cavalcare il momento. Gente che ha sempre storto il naso davanti
ai romanzi polizieschi italiani. Ho ancora le loro minuscole e me-schine recensioni. Le tengo pronte per la
controffensiva, quando sarà il momento. Saranno i primi a sputare di nuovo sul giallo appena questo sparirà
delle classifiche e sono, dovrebbero tenerlo a mente i colleghi giovani e meno giovani, i nemici da combattere.
Per il bene della letteratura in genere. Mi piacerebbe recensire le loro recensioni: ci sarebbe da divertirsi.
Non solo moda, quindi. Si sono verificate le perché il giallo uscisse finalmente dal ghetto: una folta schiera
di autori (giovani, beati loro!) che hanno dato un respiro nuovo al genere; alcune intelligenti piccole
case editrici che hanno dimostrato sulla loro pelle come si potessero pubblicare e vendere romanzi di
autori italiani; un gruppo di critici e storici della letteratura che non hanno avuto paura di esporsi
in prima persona per sostenere che il giallo è letteratura, buona o cattiva esattamente come tutta la letteratura.
Le caratteristiche del giallo italiano di oggi? Non ne ha, nel senso che ognuno, per fortuna, va per la sua
strada e non guarda in faccia agli altri.
[2] Direi che il giallo italiano, oggi, presta tutta la sua attenzione al mondo nel quale vive,
ha tante facce quanti sono gli scrittori, ma qui bisogna fare una distinzione: non tutti sono scrittori
e quelli che hanno fiato li ritroveremo fra dieci, vent'anni a disquisire sul giallo italiano di oggi
(quello fra dieci, vent'anni). Ci sarò anch'io, naturalmente, e sarò felice di rispondere ad altre tue domande.
Gli autori più significativi non te li dirò mai perché sono patrimonio personale di ognuno di noi e io
sono uno di noi.
[3] Se uno scrittore è serio, non tira mai avanti sfruttando, eccetera, eccetera... È sempre il momento
di darsi una mossa, di cercare altre strade, di sperimentare (anche rischiando) se no facciamo come gli
scrittori americani, quelli che vendono milioni di copie nel mondo (ma non è colpa loro: dietro c'è
l'industria culturale Usa che tutto appiattisce, tutto calpesta, tutto manomette...), che scrivono da anni
lo stesso romanzo e alla fine, mi auguro, il lettore intelligente se ne accorgerà e ci piscierà sopra.
Per non dire di peggio.
Loriano Macchiavelli
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[1] Come sempre è un po' difficile rispondere in maniera univoca. Diversi fattori operano insieme
e contribuiscono a creare l'impressione - non illusoria - che la letteratura di genere italiana goda di
ottima salute. E' anche un fenomeno quantitativo, certo, nel senso che incoraggiati dal favore del pubblico
sempre più autori si sono misurati col giallo e col noir, non sempre con esiti felici. Voglio dire, certi
autori mainstream sembrano pensare che basti inserire qualche spargimento di sangue e un paio di atmosfere
dark in una storia per essere capaci di scrivere un buon noir. Di qui alcuni flop clamorosi. Ma questo
fa parte del folclore che comunque si sviluppa intorno a fenomeni in qualche modo imprevisti. Il cambiamento
di sostanza, invece, mi pare che riguardi la qualità della scrittura, che è molto cambiata. Gli anni '90
- ho l'impressione - hanno portato a compimento un processo di raffinamento del genere: la definirei una
elaborazione letteraria se l'espressione non mi sembrasse troppo snob. Vonnegut direbbe che stiamo sfilettando
il pesce: eliminando la zavorra per lasciare solo la parte migliore di questo processo evolutivo. Il punto è
che una volta si pensava che scrivere letteratura di massa coincidesse con scrivere male. Quello che è successo
nel giallo italiano in anni recenti è che non lo si pensa più. Si scrive per tanti e nella maggior parte
dei casi si cerca di scrivere bene, di avere rispetto per il lettore, di non essere troppo banali e magari
anche di dire qualcosa di sensato. Quanta letteratura oggi è riuscita a raggiungere questi risultati?
Non molta, credo. Gli studenti del liceo dove insegnavo due anni fa erano ottimi lettori e allievi diligenti,
ma non avevano mai preso in mano un giallo italiano prima che io tirassi fuori un romanzo di Lucarelli e
una raccolta di racconti di Barbara Garlaschelli. Leggevano e restavano stupefatti. E' stato il primo passo.
Dopo un anno e una decina di romanzi di svariati italiani assortiti mi hanno chiesto: senta, ma perché
non ce li avete consigliati prima, questi? Perché a scuola dobbiamo leggere solo italiani noiosi?
Non ho saputo rispondere. Per fortuna insegno inglese: i miei consigli di lettura sugli italiani sono
al di sopra di ogni sospetto.
[2] Lo specifico? La cosa più bella che sta succedendo al giallo italiano oggi è che non ha uno
specifico. Ognuno segue la sua strada, se è abbastanza originale da imboccarne una propria. Personalmente,
provo fastidio per i percorsi per così dire collaudati, per i filoni. Mi pare che gli specifici locali
- la Sicilia di Camilleri e la Sardegna di Fois - tendano ad avere più successo delle storie metropolitane:
questo regionalismo con aspirazioni universali è parte della tradizione italiana, e il gioco con la lingua
è una risorsa che pochi sanno gestire. Detto questo, non mi pare sia una bella idea identificare il giallo
italiano in questo o in altri modelli. Carlotto si muove in un'altra direzione, per esempio, ed è un grande
lo stesso. E Macchiavelli ha sempre seguito la sua strada, e nessuno si sogna di discutere le sue doti di
scrittore. Rigosi, Dazieri, Simi, persino Cacucci e tanti altri fanno col giallo cose diverse, e ci stanno
dentro tutte, e bene. Che male c'è? E' bello che non ci siano regole né definizioni.
[3] Non so se qualcuno si è fermato e si sta lasciando trascinare dall'onda favorevole. Personalmente,
credo che ci sia ancora parecchia strada da fare. Penso che la letteratura debba servire a dire, e solo così
non sia tempo perso. Se sei molto visibile puoi approfittare di questa visibilità per dire quello che ti sta
a cuore. Ammesso che ci sia qualcosa che ti sta a cuore. Non credo esista una mobilitazione collettiva su
nulla di particolare, in questo momento, nel giallo. Per certi versi, si è meno coesi di prima, nel senso
che si vive meno di parole d'ordine e di ghetti e di strette di mano e battaglie condivise. Ma è un bene.
Sono saltati parecchi confini tra generi letterari, si stanno riscrivendo parecchie regole. E' un momento
anarchico. Forse per questo mi piace molto.
Nicoletta Vallorani
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