Non e` cosi` semplice consigliare o sconsigliare questo autore. Con Giuseppe Genna siamo, a mio parere, di fronte ad un autore particolarissimo, capace di destare "odio" oppure "amore" letterario, ma non indifferenza. Lo definirei un tentativo italiano di misurarsi con la grande narrativa noir, ma non solo, di scuola americana; per lui sono stati scomodati paragoni impegnativi con Ellroy e Grisham, ma sono state anche stilate irritate stroncature, in modo particolare dagli ex-Luther Blissett, che, qualche anno fa, non gli perdonarono la beffa del provocatorio Net.gener@tion (1996), pubblicato sfruttando (e, implicitamente, attaccando) il loro progetto di multiple name. La polemica, poi, rientro` e Genna su Clarence dichiaro`: "dopo sette anni di coltelli, uno non puo` pretendere ne` i tarallucci ne` il vino. [...] Mi interessa soltanto contribuire ad aprire una crepa irreversibile nella calcificazione sociale di questo pezzo di pianeta in questa frazione di tempo - opera che non dipende da me e che si sta già compiendo. Questa crepa irreversibile, negli ultimi dieci anni, gli attuali Wu Ming hanno lavorato molto per spalancarla - sono tra i parecchi a cui va ascritto questo merito".

Catrame (1999) e` sicuramente il romanzo (o forse sarebbe meglio definirlo racconto lungo) noir che lo ha fatto debuttare agli occhi del grande pubblico ed e` quello maggiormente aderente agli stilemi del genere, se cosi` si può dire. Contiene gia` gli elementi essenziali delle tematiche care a Genna, vale a dire: un'ambientazione milanese contemporanea riconoscibile (pur nella sua visionarieta`), una storia intricatissima di ex-terroristi, servizi segreti, evasioni, delitti grandguignoleschi e suicidi poco chiari, con una chiara predilezione per il tema del Grande Complotto.

Nel nome di Ishmael (2001) ripresenta puntuale i temi forti di Catrame, presentandoli in una narrazione di piu` ampio respiro, maggiormente articolata, a tratti allucinata, che lascia spazio ai (notevoli) virtuosismi narrativi dello scrittore. L'ipotesi del grande complotto qui si fa esplicita e martellante fin dalle prime pagine e chiama in causa, in un'indagine parallela svolta ad alcuni decenni di distanza da due detective differenti, il caso Mattei, Kissinger, Echelon, la NSA, la follia serpeggiante tra gli strati piu` disperati dei nuovi poveri e chi più ne ha più ne metta.

L'annunciata trilogia su Lopez si e` di fatto esaurita con Non toccare la pelle del Drago (2003), che vede il dilatarsi degli scenari proposti addirittura in direzione dell'Estremo Oriente, passando per Atene, Milano, Parigi e Montecarlo, in un desiderio parossistico di portare alla luce i meccanismi dei poteri occulti e globali. In quest'ultimo romanzo, la contaminazione stilistica si fa piu` forte e spazia dal saggio, al romanzo noir, alla spy-story, alla poesia, secondo un continuo tentativo di ribaltare la prospettiva del lettore, che rimane intrappolato e al contempo affascinato da una vera e propria ragnatela di paranoia e affabulazione.

Se questo approccio narrativo piace, consiglio allora di non perdere due volumi editi recentemente da Pequod, vale a dire la raccolta di racconti Assalto a un tempo devastato e vile (2001) e soprattutto I Demoni (2003), scritto a sei mani da Giuseppe Genna con Michele Monina e Ferruccio Parazzoli: in questo caso, si tratta dell'ambizioso tentativo di riscrivere l'omonima opera di Dostoevskij, strutturando il testo come un vero e proprio gioco di ruolo metropolitano che scomoda, questa volta, Vangeli apocrifi, un misterioso Gobbo, un certo Dante Virgilio (che altri non e` che lo scrittore maledetto e neo-nazista Dante Virgili oggetto di un recente dibattito culturale scatenato dall'ultimo romanzo di Franchini Cronaca della fine) e vari personaggi dell'hinterland milanese, il tutto presentato in salsa avantpop, variegata da un caleidoscopio stordente e quanto mai frammentato di registri e piani narrativi.


Genova, 10 novembre 2003


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