Difficile calarsi nella psicologia, nelle emozioni, nei desideri dei bambini: Simona Vinci ci prova -e in parte ci riesce- in questa storia acuta e scabrosa che segna il suo esordio letterario. Dei bambini non si sa niente ha suscitato molto interesse, ma anche qualche polemica.

Nel libro si narra di un gruppo di bambini dai 10 ai 15 anni che a un certo punto decide di appartarsi, di chiudersi in un capannone abbandonato in piena campagna. E` il periodo delle vacanze estive, si gioca, si esplorano i dintorni in bicicletta o in motorino. I cinque (tre maschi e due femmine) cominciano un'intensa esplorazione dei propri corpi spinti da Mirko, il piu` grande della banda. All'inizio c'e` qualche imbarazzo, ma le prime esperienze sessuali vengono digerite in fretta e subito si passa ad altro, l'esplorazione si fa sempre piu` audace fino ad arrivare all'atto completo.
Talvolta ci sono le riviste pornografiche da sfogliare: per eccitarsi, per imparare nuove posizione, per imitare sempre meglio gli adulti. Si parla poco e si agisce molto, stranamente, visto che i bambini (da sempre) esprimono la propria curiosita` soprattutto con le domande. Sono bambini strani? Diversi dagli altri? Non sembrerebbe affatto, eppure dovrebbe essere così visto che alla fine, non sapendo piu` cosa fare, nel gruppo esplode un'improvvisa violenza: inattesa, eccessiva, indigesta. Una delle bambine, Greta, viene brutalmente sodomizzata con il manico di una racchetta da Mirko, la guida "spirituale" del gruppo, fino a ucciderla senza pietà come farebbe uno spietato maniaco.
Perché?
Si`, c'e` un veloce accenno a due "grandi" che ogni tanto avvicinano Mirko e lo minacciano, gli danno della droga, si puo` persino pensare che da loro abbia subito violenza, ma qui il romanzo è carente, vago. Mirko non parla: ne` prima ne` dopo lo scempio, non motiva agli altri del gruppo (né a se stesso) la propria cieca e bestiale crudelta`. Forse ha la sensazione di aver esagerato, ma non appare pentito, terrorizzato per cio` che ha fatto e per le conseguenze che ne deriveranno. Allora anche la violenza, la morte, come lo sfrenato erotismo, sono soltanto un gioco? Greta non si lamenta nemmeno troppo mentre subisce l'orrenda devastazione interna e gli altri tre assistono impassibili, ipnotizzati, ebeti, assenti: sono drogati o cosa? Poi tutti assieme trasportano e sotterrano quel corpicino e se ne tornano tranquillamente a casa.
Davvero dei bambini non si sa proprio niente?

Il romanzo parte in modo lento, poi c'e` una brusca accelerata e si passa a pagine intense, forti, in cui tutto e` descritto nei minimi particolari ed è come se le scene si svolgessero in presa diretta, davanti ai nostri occhi. Per il taglio duro e scabroso della storia viene in mente Il giardino di cemento di Ian McEwan. Lo stile di Simona Vinci e` plastico, lento e preciso, si ha la netta sensazione della sua bravura a orchestrare frasi ben fatte. Non mancano momenti descrittivi, quasi lirici, che pero` non si amalgamano con il resto della storia: si`, spezzano la tensione ma sembrano messi li` apposta come "spot" letterari.
A parlare e` Martina, la bambina che resta viva, ma ogni tanto alla sua voce si unisce quella di Matteo (il bambino piu` piccolo) e in piu` ci sono le descrizioni liriche a cui accennavo poco fa, che certo vengono fuori dall'occhio dell'autore: ma se e` presente perche` si sofferma ad ammirare il paesaggio, il sole che tramonta, la campagna e poi si fa indefinito, gelido, assente, cronachistico quando punta lo sguardo sulla tragica vicenda di quei bambini? Di Mirko, cioe` di colui che fa "accadere" la storia si viene a sapere ben poco. Del tutto assenti i genitori, fratelli o sorelle maggiori: nessuno controlla, nessuno pone loro domande, c'e` una totale incomunicabilita` tra adulti e bambini. Ecco perche` alla fine si ha la sensazione che manchi qualcosa d'importante, di decisivo che avrebbe dato al romanzo maggiore complessita` narrativa.
Chiudo, allora, questo breve commento con un paradosso: Dei bambini non si sa niente e` un romanzo molto realistico, eppure eccessivamente astratto.


Simona Vinci, Dei bambini non si sa niente
1997, Einaudi – Stile libero, pagg. 167, lire 13.000


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