Ferdinand von Schirach, avvocato penalista, nipote di Baldur von Schirach, il nonno, condannato a venti anni di carcere nel processo di Norimberga: “Un colpo di vento” è il suo esordio letterario. Parla, alterando nomi e descrizioni, di casi di omicidio, furto, semplice violenza, o, come nell’ultimo straordinario racconto “L’Etiope”, di una rapina in banca, anzi due.
“Una rapina in banca non è mai solo una rapina in banca”. Di certo non lo è per von Schirach che, grazie ad una sensibilità estrema, ad un’empatia prodigiosa unite a uno stile scarno, privo di qualsiasi aggettivo superfluo, è in grado di raccontarci il crimine che permea la nostra società con una nuova prospettiva.
Un caso letterario in Germania, e attraverso un racconto pubblicato dal Corriere della Sera a Febbraio inizia a suscitare il meritato interesse anche nel nostro paese, oltre che nelle altre ventiquattro nazioni che hanno acquistato i diritti dell’opera alla Fiera del Libro di Francoforte.

Nelle numerose interviste all’autore, che ho potuto leggere grazie alla gentilezza di Chiara Besana, il nome del nonno fa sempre capolino, ma non costituisce un elemento di interesse, se si analizzano i racconti quale forma letteraria; tutti concordano sulla raffinata, toccante e insieme asettica scrittura di von Schirach.
L’autore lavorava ai suoi racconti di notte, masticando orsetti gommosi, e tenendo in sottofondo Bach, purtroppo ho finito gli orsetti gommosi e ho sullo stereo i Tunng (…And then we saw land), ma capisco von Schirach, soprattutto per la parte delle caramelle gommose; l’estrema attenzione alle parole fa risaltare ogni frase sulla pagina bianca, i segni stampati sono il frutto di un lavoro di eliminazione radicale, non esiste il superfluo. Mai. Si veda lo splendido racconto “Verde”, un testo da antologia, che si apre con l’orrore della perversione più aberrante e, attraverso lo sguardo di Ferdinand von Schirach, assume tutt’altra forma.
Undici gioielli che si possono leggere in una giornata, a legare le vicende, tra loro distanti e diverse, vi è solo l’acuta potenza della visione di von Schirach e questo sguardo limpido che apre nuove improvvise fughe nelle storie, tracce nell’anima, bellezza della Letteratura interpretata da un osservatore razionale, che a volte, sorvola la pagina con un tocco da grande autore, incidendo più a fondo nell’anima del lettore, l’amore, l’odio, la paura, la compassione e il sentimento che ci sfugge, qualunque esso sia.


Ferdinand von Schirach, Un colpo di vento (Verbrechen) (ed. or. 2009)
pp. 237, 18 euro, Longanesi.

Maggio 2010


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