Anche un lettore di una certa regolarita` come il sottoscritto comincia ad avere qualche difficolta` nel tenere il passo di Michael Connelly.
Negli ultimi dodici mesi, difatti, il nostro amico ha dato alle stampe ben tre romanzi: due con protagonista il detective Harry Bosch del LAPD, La citta` delle ossa (City of Bones) e il recentissimo Lost Light, e un romanzo senza personaggi fissi, Chasing the Dime.

Per non restare troppo indietro, quindi, nel fine settimana ho affrontato La citta` delle ossa, romanzo uscito nell'aprile 2002 e che ha goduto di un considerevole battage pubblicitario negli Stati Uniti per la sua posizione di spartiacque nella ormai lunghetta saga di Hieronymous "Harry" Bosch.
Senza voler rivelare alcunche`, difatti, La citta` delle ossa si conclude con un clamoroso colpo di scena, che cambia tutte - ma dico tutte - le carte in tavola e mette in discussione non solo il personaggio Bosch, ma l'idea stessa della serie.
A lettura ultimata, facile capire che Connelly abbia attraversato un momento di grossa crisi, come persona e come autore. Il romanzo, che dal punto di vista giallo non ha deliberatamente l'impatto di altri, piu` significativi libri di Connelly, serve allo scrittore per tirare le fila di un discorso morale le cui avvisaglie si erano gia` cominciate a intravedere in opere precedenti, e in un certo senso per reimpostare l'immagine del suo personaggio piu` famoso e piu` amato dai lettori.

E` abbastanza evidente come il libro sia stato scritto a caldo, sotto l'influenza della tragedia dell'11 settembre 2001. Anche in questo romanzo c'e` un Ground Zero, una enorme fossa a cielo aperto formata dall'accumulo in superficie di petrolio greggio, la cui evaporazione ha provocato, in epoche preistoriche, vaste pozze di catrame dalle quali, dai primi del '900, i paleontologi ripescano fossili a volonta`: ossa, in particolare, umane e di animali.
Il tar pit di cui parla Connelly e` quello nei pressi di La Brea Boulevard, nel pieno centro di Los Angeles: chi vuol vederne una foto, puo` andare su http://www.ucmp.berkeley.edu/quaternary/labrea.html.
Proprio da questa fossa, il paradiso dei paleontologi, nel 1914 sono state estratte ossa umane (un teschio femminile, in particolare), il cui studio ha poi rivelato trattarsi quelle della vittima di colui che e`, forse, il primo serial killer della storia. Il teschio risale a 9000 anni fa, e presenta tracce di numerosi, violenti colpi di pietra.
Connelly si e` ispirato a questo celeberrimo ritrovamento per far saltare fuori, dai boschi sopra L.A., le ossa di un ragazzino di dieci anni che, dalle prime indagini, risultera` essere stato assassinato oltre vent'anni prima. Da qui prende l'avvio l'indagine di Bosch, che come di consueto si trovera` a dover combattere: 1) contro l'assassino, ancora nascosto nell'ombra a vent'anni di distanza; 2) contro la consueta stupidita` dei pezzi grossi del dipartimento di Polizia, piu` interessati alle pubbliche relazioni che all'amministrazione della giustizia; 3) contro un profondo malessere personale, che lo fa dubitare dell'utilita` e della moralita` del proprio lavoro.

Ripeto, l'intreccio giallo, sebbene ben costruito come nella migliore tradizione di Connelly, non e` l'elemento determinante del romanzo. Tra l'altro - sia detto per inciso, e restando sul vago - uno degli indizi fondamentali per la soluzione del caso non potra` avere lo stesso significato in traduzione italiana, togliendo cosi` al lettore nostrano monolingua una possibilita` di cercare di risolvere il caso prima di Bosch.
Connelly, a ogni modo, e pur nei limiti ormai ben noti di uno stile non particolarmente originale (anzi, abbastanza anonimo, ai limiti del grigiore) se la cava benissimo, come al solito. Le 400 e passa pagine del romanzo si divorano come nulla fosse, tanta e` la frenesia di sapere come andra` a finire e che ne sara` di Bosch. E tanto da farci sorgere il piu` che legittimo dubbio che, forse, questa sostanziale piattezza stilistica, quasi da agenzia di stampa, non sia altro che un trucchetto di cui si avvale Connelly per far risaltare ancor piu` i colpi di scena che punteggiano il libro (e alcuni, va detto, sono davvero colpi bassi).
Certo, capitano tutte, o quasi tutte, a Bosch (la cui strabiliante dote di attrarre le grane, ci rivela Connelly per bocca del vicecapo della polizia Irvin Irving, gli e` valsa tra i colleghi il nomignolo di Shit Magnet): ma e` sempre piu` chiaro come il tormentato Hieronymus non sia altro che a man with a mission, e che il suo volersi far carico di molte delle ingiustizie della societa` non sia poi tanto dissimile dal fardello di sensi di colpa che James Lee Burke ha scaraventato, nel corso degli anni, addosso a quell'altro povero cristo di Dave Robicheaux.
Ipotesi che e` confortata, tra l'altro, dal frequente uso che in questo libro Harry Bosch fa del termine redemption, forse insolito per i lettori di Connelly ma non per i frequentatori abituali delle pagine di Burke, che del riscatto attraverso le difficolta`, ormai, sono diventati dei veri esperti.

E poi la Los Angeles di Connelly ha un fascino particolare: saranno i frequenti richiami a una topografia anni '40 e '50 che per i lettori di Chandler e Ross Macdonald sono irresistibili, ma e` certo che pochi autori di gran successo come il Nostro hanno la gran dote di descrivere ampi scenari urbani con pochi e ben mirati colpi di pennello.
C'e` nel libro, ben nascosto ma non troppo, un omaggio a Lew Archer (e a The Way Some People Die, in particolare) che al sottoscritto ha messo i brividi. Non vi dico di cosa si tratta, per lasciarvi il gusto di scoprirlo da soli: ma e` una scena splendida.


Michael Connelly, La citta` delle ossa
(City of Bones, 2002)
2003, Piemme, pp. 396, Euro 18,90


[ Home ] [ Recensioni ] [ Top ]