Racconti dall'ombra: la citta` che non vive altrove.

I crimini commessi nell'epoca in cui viviamo
contribuiscono a definirci e, in fondo, a dannarci
.
(David Peace)

Da vari anni ormai la letteratura utilizza il romanzo di genere poliziesco, nelle sue diverse sfumature dal noir al thriller, come uno strumento ideale per raccontare la realta`: confrontarsi con la vita e la morte, con inganni e menzogne permette agli autori di disegnare, tra luci e ombre, i contorni di un mondo che assume, anche sulla pagina scritta, una consistenza reale proprio perche` generato da un delitto, o piu` semplicemente da un mistero, che domanda una spiegazione.
L'enorme massa di informazioni a cui abbiamo quotidianamente accesso produce un inquietante senso di incomprensione, aumentano le incognite: piu` luci, piu` ombre. In questa direzione si muove un particolare genere letterario, il crime novel, che pone al centro del racconto il mondo criminale e tenta di condurre il lettore davanti a una spiegazione che proviene dal confronto con la parte meno visibile della societa`, una spiegazione mai conciliante, lontana da qualsivoglia lieto fine e sempre carica di idee feconde, pronte a generarne altre: una forza eversiva se vista all'interno di una societa` nutrita di stereotipi di consumo, dove anche la contestazione ha i suoi marchi e il suo logo. Con il crime novel lo scrittore puo` raggiungere un duplice risultato: da un lato la creazione di un mondo popolato da personaggi e gesti estremi che alimenta l'azione del romanzo, dall'altro l'immersione nella realta` di ogni giorno descritta per spostamento, grazie alla continuita` tra crimine e vita ordinaria, tra cio` che e` in ombra e cio` che appare.
Esempi classici sono Ellroy (American Tabloid e Sei pezzi da mille), o in Italia De Cataldo con il suo Romanzo criminale.

La citta` e le ombre di Dal Lago e Quadrelli puo` rappresentare il corrispettivo saggistico del crime novel. Con oltre quattrocento interviste, gli autori hanno ricostruito la storia del mondo criminale a Genova, con un'attenzione particolare ai mutamenti avvenuti negli ultimi anni, ottenendo cosi` una fotografia parziale, ma estremamente sincera della citta`: una citta` illegale che attraverso voci, abitualmente destinate al silenzio, riesce a raccontare in modo sorprendente l'altra citta`, quella legittima e legale.
Il confronto tra criminali e cittadini e` il nucleo fondamentale del libro, che proprio grazie ad esso riesce a spingersi molto piu` in la` di una semplice analisi del crimine. Le statistiche trovano spazio solo nelle note al testo e spesso sono riportate con intenzione critica, il saggio di Dal Lago e Quadrelli parla infatti con un altro linguaggio e un'altra sensibilita`, e dall'interno del mondo criminale arrivano immagini memorabili inserite in una mappa che ridisegna la topografia cittadina. Strade, piazze, appartamenti o vicoli: su quelle pietre camminiamo tutti i giorni e tutti i giorni si intrecciano relazioni tra mondi legali e illegali. La voce della citta` illegittima consente una descrizione molto piu` ricca e probabilmente inattesa dei processi e dei mutamenti che avvengono all'interno di una citta`.

Il testo tratta in ogni capitolo di un aspetto del mondo criminale: malavita organizzata, rapinatori, gioco d'azzardo, usura, sfruttamento del lavoro nero, prostituzione e commercio di droga. Il racconto della citta` dai margini tocca temi di ogni giorno e il capitolo sull'usura, ad esempio, offre anche un'analisi sintetica ed efficace dell'attuale mondo del lavoro. Ancora una volta, come nel crime novel, il crimine e` solo una finestra, piu` sincera di altre, sulla realta`: inutile mentire quando il concetto di proprieta` si riduce al possesso del proprio corpo. Un crimine per sua natura profondamente sottostimato e piu` di altri avvolto nel silenzio come l'usura conduce ad un drammatico bilancio: Un numero enorme e crescente di individui e` costretto oggi a puntare le proprie carte sul tavolo sfuggente del futuro, a partire quasi sempre da situazioni di incertezza, monetaria e sociale: il collaboratore occasionale, l'addetto parzialmente in regola, l' ambulante che compra le merci a credito, il lavoratore dismesso che investe la liquidazione (e quindi la sopravvivenza futura) in una piccola impresa, il laureato che si forma in azienda senza retribuzione, e così via, sono tutti casi di attori economici o individui "per difetto", come direbbe Castel, la cui condizione oscilla tra la sopravvivenza, anche discreta, e la marginalita` economica e sociale [...] Piu` che crimini in senso stretto le pratiche usuraie diffuse o normali che abbiamo conosciuto sono la continuazione, perversa quanto si vuole, del commercio con altri mezzi.

Nel libro a parlare sono criminali, vittime, poliziotti, magistrati o anche semplicemente i clienti: il crimine (escludendo la figura quasi scomparsa del rapinatore-bandito) vive e colonizza gli spazi offerti dalla societa` legittima, procura denaro, intrattenimenti di vario genere o braccia a poco prezzo. Il capitolo sullo sfruttamento del lavoro nero e` un esempio perfetto dell'interazione strettissima tra cittadini e mondo illegale e qui piu` che altrove (prostituzione o commercio di droghe) le due realta` si avvicinano fino a sovrapporsi.
Il lavoro domestico, che può arrivare a diciotto ore al giorno, svolto dalle donne immigrate intervistate nel libro, assume i caratteri di una nuova schiavitù.
E` evidente che la percezione del crimine da parte dei cittadini e` modulata da leggi completamente diverse da quelle del codice penale, come dice un funzionario di polizia: "Il problema e` colpire quello che non e` pubblicamente tollerato e mantenere sotto controllo tutto quello che, pur essendo illecito, non crea allarme o insicurezza sociale".
Tradotto in un esempio attuale: se una parte del Museo del Mare di Genova crolla su sette operai uccidendone uno, ci saranno molti controlli in vari cantieri (i cui responsabili per un po' terranno a casa, e senza paga, i loro lavoratori irregolari), ma poi tutto verra` riassorbito fino sparire nel nulla. Ecco anche che si potrà parlare dell'invisibilita` della prostituzione o meglio di non visibilita`, nel senso che questi mondi sono oggetto di interesse solo quando diventano fattori di disturbo pubblico.

La verita` profonda di una societa` e` nei crimini da cui pretende di difendersi e in quelli che in qualche modo tollera o finge di non vedere, svelando bisogni e desideri nascosti che attraverso meccanismi economici sotterranei si collegano al mondo del crimine.
Al termine del libro la citta` appare diversa, diversi i cittadini, diverse le sue ombre. L'opera colpisce il lettore e rimane nella memoria grazie ad una forza profonda, resa piu` efficace da quello che si puo` sentire dietro le parole e i fatti. Ai margini del testo, altro terreno che si estende oltre i confini, si trovano alcune citazioni, nelle epigrafi dei capitoli o nelle note, e in queste citazioni nomi come Philip K. Dick, Ellroy, Bunker, De Andre`, Lou Reed e molti altri: siamo di fronte alle coordinate di un paesaggio culturale, un sottotesto al libro, dove possono e riescono ad incontrarsi mondi diversi.
Letteratura, saggi, canzoni, come cittadini e criminali, sono qui ora, pronti ad operare un'evasione nella realta`.


Alessandro Dal Lago ed Emilio Quadrelli, La citta` e le ombre
2003, Feltrinelli, pg.402, 20,00 euro


Torino, 11 novembre 2003


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