Nulla accade
a caso
se non il caso
che t'incasina

1. Preliminari ai Casi
Non sara` per caso che tra le mani mi e` capitato questo libro che s'intitola, guarda caso, Casi, scritto da un geniale autore russo, Daniil Charms (vero nome Daniil Ivanovic Juovacev), nato a Pietroburgo nel 1905 e morto (o, meglio, fatto morire) nel 1941 a Leningrado (ora di nuovo Pietroburgo). Dopo anni di prigione e di confino, e di sole pubblicazione riservate a ragazzi, e ogni tanto qualche poesia che vedeva la luce su riviste di scarsa diffusione. Tutto quello che e` raccolto nel volume in esame è dovuto all'eroica cura (e traduzione) di Rosanna Giaquinta.

2. L'antefatto del caso
Nel marzo scorso mi e` capitato di assistere a uno dei tanti (e ormai famosi) incontri letterari tenuti all'Antica Libreria Croce di Roma del gruppo di provocatori majakovskiani de I libri in testa (v. www.ilibrintesta.it) e in quell'occasione di Charms veniva letto un brano davvero spassoso, bene in sintonia con l'argomento della serata che verteva sulla letteratura comica, umoristica. E' a quel punto che mi sono detto che Charms dovevo rileggermelo prima possibile perché ascoltandolo m'era passato per la mente che lì dentro c'era Paolo Nori: nel senso che l'autore nostrano doveva aver preso di nascosto un po' d'ispirazione per i suoi molteplici lavori (v. Scarti, per esempio, titolo tutto charmsiano) da quello stile cosi` comico-dandy-dadaista e soprattutto drammatico-svagato. Cosa che non potevo notare quando lessi la prima volta Charms visto che Nori ancora non c'era (come scrittore, dico). Poi ecco che all'inizio dell'estate (esattamente il 12 giugno) mi trovo di nuovo in quella saletta al primo piano dell'Antica Libreria Croce di Roma e lì ci sono di nuovo quelli de I libri in testa a presentare i vincitori d'un concorso serio, ma goliardicamente chiamato Mezzacartella e questa volta leggono un pezzo di Charms tratto non da Casi ma da Disastrati, non a caso tradotto da Paolo Nori. Ah, 'mbe, allora...

3. Il caso dei Casi
Casi e` un libro enciclopedico che parla di tutto (o quasi) e lo fa in tanti modi. Narra in forma di racconto, di saggio, di lettera e diario delle cose e dei fatti piu` disparati. Ci sono anche materiali pseudo-autobiografici, scritti teorici ecc. Fa ridere e piangere allo stesso tempo, soprattutto quando in poche frasi descrive il dramma della sua vita sotto il regime stalinista, le vessazione subite. Eppure Charms non smette mai di fare il grande artista, il vero poeta, anche quando scrive in prosa.
Frammenti contaminati e aguzzi. Esplosioni di concetti, idee, luoghi comuni. Il mondo svuotato e privo di senso. L'umore nero, insistente, assillante (v. il racconto iperkafkiano La vecchia), la risata che non lascia speranza e t'accappona la pelle. Le ripetizioni ossessive, i sussulti, i dialoghi brevi, quasi muti. Le frasi deboli, elementari, infantili, assurde, la parodia e poi i saggi incomprensibili ma sempre leggibilissimi, come quello: Sul tempo, lo spazio, l'esistenza che comincia così:
"Un mondo che non c'e` non può essere definito esistente, perche` non c'e`".

4. Favola (da Casi)
Un uomo di bassa statura disse: "Sarei disposto a tutto, pur di essere solo un pochino piu` alto". Aveva appena finito di dirlo, che guarda... e vede che lì davanti a lui c'e` una fata. "Che cosa vuoi?" gli chiese la fata. Ma l'uomo di bassa statura sta li` e per la paura non riesce a dire nulla. "Be'?" dice la fata. Ma l'uomo di bassa statura comincio` a piangere e a mangiarsi le unghie. Dapprima si rosicchio` tutte le unghie delle mani, poi quelle dei piedi. Lettore, rifletti su questa favola, e ti sentirai a disagio.

5. Il caso e` chiuso
Sono abbastanza alto (1.83, di piu` se mi metto sulle punte) e sono qui che rifletto da qualche mese su quanto appena esposto al punto precedente. L'ho fatto persino durante le ferie trascorse al mare e in montagna. Pero` le unghie delle mani e dei piedi non me le mangio e alle fate ho smesso di crederci, quando per sbaglio ne ho uccisa una. Credo che non tutto (lo dicevo all'inizio, v. punto 1) accade per caso, per questo per ciascuno ha i suoi casini.

p.s. per i poeti (e non)
"Bisogna scrivere versi tali che a gettare una poesia contro la finestra il vetro si deve rompere." (Daniil Charms)
Sì ma chi paga i cocci, mi chiedo, e se poi sotto, in quel momento, passa qualcuno?


Daniil Charms, Casi (1970)
trad. di Rosanna Giaquinta
1990, Adelphi - collana Biblioteca Adelphi 219, pagg. 343, euro 18.08


Roma, 19 ottobre 2004


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