Jonathan Carroll vive a Vienna ormai da alcuni anni. Ognuno ha le sue stranezze. Il mare di legno (2000), ambientato nel Nord dello stato di New York, sembra risentire meno dell'ottenebrante influsso della capitale austriaca e risulta essere un romanzo di gran lunga migliore del successivo Mele bianche (2002), gia` pubblicato in Italia e recensito su LibriNuovi n° 29.
Meno riflessioni algide e appese a fili di ragnatele e molta più realta`, passione e amore mescolati, come al solito per il nostro autore, ad una vena fantastica, che puo` ricordare le pagine migliori di King, ma che se ne differenzia per le connessioni impreviste tra eventi e personaggi, e per le derive psichedeliche della trama. Qualcosa che rasenta l'assurdo, ma che nella penna di Carroll diventa profonda poesia. Come l'incipit del romanzo con un cane randagio di nome Antica Virtute che appare dal nulla, viene raccolto dal protagonista, Francis McCabe, e poi muore:
"...un cane mai visto. Un incrocio, una specie di pitbull ricoperto da un gorgo di macchie nere e marroni che lo fanno assomigliare ad una torta variegata. Ma qui finisce la sua normalita`, perche` ha solo tre zampe e mezza, gli manca un occhio e respira in modo strampalato: dalla bocca, di lato sembrerebbe, ma e` difficile dire. Dal sibilo che ne viene fuori sembra che sussurri "Michelle". Ha due grosse cicatrici sopra la testa. E` conciato talmente male che lo fissiamo tutti come se fosse appena arrivato dall'inferno a bordo di un Concorde".

Un cane può morire ed essere seppellito, ma può anche ricomparire. No, non siamo in Pet Semetary di Stephen King, qui le cose sono molto piu` complicate. Se pensate che alcuni aspetti della realta` siano assurdi e` perché non l'avete ancora vista tutta la realta`, parafrasando Dick per entrare in un universo espanso verso i confini del fantastico, nel mondo magico di Carroll. Benvenuti nel mare di legno, dove la cosa piu` saggia da fare e` scendere da un inutile barca e andare a piedi oppure mettersi a remare con un cucchiaio.
Francis McCabe non e` sempre stato il capo della polizia, diciamo che da giovane la sua prospettiva era piu` quella che si vede dall'altro lato delle sbarre: niente di grave, solo un ragazzo pronto alle risse. Ora la sua vita, pero`, ha un equilibrio solido e, soprattutto, l'amore di Magda. In molte pagine regna una tranquillità intima e accogliente, come quella della piccola cittadina sul fiume Hudson dove si svolge la storia. Carroll dipinge una calma invintante grazie alle parole del protagonista.
"Non mi stanchero` mai della fragranza del suo corpo. Anche quando e` accaldata e sudata, dopo quindici chilometri in bici in pieno agosto, ha un odore delizioso. Cosa c'e` di piu` appagante che starsene nel proprio letto, la mattina, disteso accanto alla propria compagna, mentre i pensieri cominciano a prendere forma e la luce obliqua dell'alba filtra dalla finestra e riscalda un angolo di pavimento sul quale, dalla sera prima, le tue scarpe sono mishiate alle sue?".
Una calma intima e accogliente, dicevamo... e` ovvio, lo avete capito tutti, che c'e` un ma, e non e` solo un cane allergico alla fossa. Quello e` solo un indizio.

Morti misteriose aprono ferite su una realta` percorsa da oscure minacce: salti temporali e persone che ritornano dal passato creano una struttura narrativa dove la trama del romanzo procede come impazzita. Il lettore non ha tregua. Nei romanzi di Carroll la comprensione completa di quanto accade e` sempre nella pagina successiva a quella che state leggendo. E questo e` valido anche se state leggendo le righe conclusive. Al personaggio di Francis McCabe si affianca il Francis ragazzo arrivato in qualche modo nel presente per aiutare il protagonista.
"Il ragazzo si e` infiammato e si e` avventato contro l'indiano in meno di un secondo. E quel ragazzo ero io.
Vededendo quella scena una parte di me ha gridato: SI`.
Lo perdiamo, scompare, si dissolve, quello slancio, quel coraggio. La follia cieca e l'abbandono della gioventu`. Il lampo abbagliante di vivere ogni istante al cento per cento. Se ne va goccia a goccia, come acqua attraverso una crepa. Crepe che vengono con l'eta`. Cominciano a formarsi quando ti fai un'assicurazione sulla vita e devi pagare un mutuo o senti i risultati avvilenti degli ultimi esami di controllo. La sicurezza prende il posto della spontaneita`, la comodita` dell'esaltazione. Era una cosa che una parte di me detestava: non invecchiare, ma diventare addomesticato, rispettabile, prevedibile, scoraggiato, scettico riguardo a troppe cose. Una buona porzione di me amava quel ragazzo fuori di testa che pestava un tizio solo per un attteggiamento del cazzo, per uno sguardo offensivo negli occhi. Quella parte di me avrebbe voluto dargli man forte. Mi vergogno ad ammatterlo? No. per niente.
Ho afferrato il ragazzo e l'ho trascinato via"
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Francis McCabe e se stesso ragazzo, insieme nello stesso momento: nei romanzi di Carroll la giovinezza o il passato non tornano solo nei ricordi, sono presenze reali rese in tutte le loro sfumature, pagine in cui l'assurdo diventa poesia. Vita condensata in poche righe. Paura e amore. Persone. Qualcuna andata via per sempre, qualcuna che se ne andra` tra un po'. Questo e` Il mare di legno.

Opere diverse e lontane. Un sottile collegamento. Un'altra infanzia, e poi giovinezza, che ritorna: La fortezza della solitudine di Jonathan Lethem ripercorre la vita del protagonista Dylan Ebdus dagli inizi degli anni '70 fino al presente. La struttura del romanzo e` doppia. Una prima parte narrata in terza persona, e vista a posteriori, che arriva fino agli anni '80, e poi nella seconda meta` del libro Dylan stesso racconta la storia, i pezzi mancanti, ripercorrendo gli anni del college e quelli seguenti in un clima da Grande freddo, aperto pero` ad una contaminazione magica con il passato.

Lethem ha sicuramente raccontato Brooklyn e, in parte, la propria infanzia, ma il suo romanzo stringe tempi e luoghi tra le sue righe donandogli un'immagine eterna. Sembra che nulla possa sfuggire a queste pagine che sono un catalogo della realta` e che insieme descrive e trasforma il mondo. E` un'opera in cui si entra poco alla volta. Per prima cosa lo stile che puo` alternare un fraseggio complesso a periodi brevi per scandire il ritmo, con un richiamo all'Ellroy di American Tabloid: una musica ossessiva che batte il tempo e che, chiusa la pagina, continua ancora.

"La quinta era una quarta con qualcosa di sbagliato. All'inizio sembrava non cambiasse niente. Quel posto era una gabbia per crescere. Il pasto a scuola si rivelo` il vero piano quinquennale, la preoccupazione costante. Non potevano lasciarti a corto di bastoncini di pesce. Ingurgitavi almeno duemila contenitori da un quarto di litro di latte e cacao arricchito alla vitamina D. [...] Incontravi zone dappertutto. Il cortile della scuola era diviso in quartieri: neri, ragazzine nere, portoricani, basket, pallamano, emarginati.
Bruce Lee era famoso ora che era morto.
Una partita a schiacciala-dentro si svolgeva al di sopra del campo da basket. Tra una salto e l'altro non era un vero giocare. Eri inerte, ti davi un contegno. [...] Red Hook, Fort Greene, Atlantic Terminals. Costruivi associazioni che passavano per comprensione. Nessuno ti spiegava niente. La quinta elementare era un'opera d'arte astratta, dipinta un fotogramma alla volta"
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La musica nera dell'epoca tracciava formule che sarebbero diventate il rap e l'arte di strada inventava i graffiti, i tag, firme sparse sopra la citta`, ripetuti ovunque. "Sotto occhi distratti, l'invisibile autografava il mondo".
Dylan Ebdus. Suo padre un pittore che da tempo si dedica solo ad un film di animazione che forse nessuno vedra` mai. Chiuso nel suo studio, come Superman nella sua Fortezza della Solitudine.
Mingus Barrett Rude. Due anni più grande di Dylan. Suo padre un musicista alla Marvin Gaye, quello degli ultimi anni pero`, piu` sperimentatore di droghe che di suoni. Dylan con una madre che dopo poche pagine scompare nel nulla. Dylan il ragazzino bianco in una Brooklyn nera. E Mingus l'amico di colore.
"Quell'ultimo pomeriggio di agosto prima dell'inizio della scuola fu qualcosa di simile a quegli strazianti e sconvolgenti spezzoni dei titoli di testa di Star Trek o di Mission Impossible intravisti prima che ti fosse ordinato di spegnere il televisore e di andare a letto: sapevi che ti avrebbero ossessionato, guizzando sotto le palpebre, anche dopo aver chiuso la porta, spento la luce, calmato il petto rimbombante. L'estate era sempre incompiuta, spezzata verso la fine, una brutta frattura. All'improvviso, l'arrivo di Mingus Rude prometteva la possibbilità di un'altra estate, incardinata su questa come una porta oltre la quale era impossibile guardare".

I fumetti, i graffiti, la musica. Dal funk al punk e alla new wave, con Clash e Talking Heads (Remain in Light) a chiudere la prima parte del romanzo. Due ragazzi forse davvero in grado di volare come gli eroi dei fumetti. Due amici che si perderanno. Lethem, diverse opere gia` tradotte in Italia, ha scritto il suo romanzo migliore: La fortezza delle solitudine rimarra` con voi per molto tempo, "fianco a fianco, non quieti quanto quiescenti, due grovigli di scrittura umana, di codice umano, di sogno umano".


Jonathan Carroll, Il mare di legno (The Wooden Sea, 2000)
trad. di L. Olivieri
2004, Lain Fazi, pp. 313, euro 12,50

Jonathan Lethem, La fortezza della solitudine (The Fortress of Solitude, 2003)
trad. di G. Pannofino
2004, Tropea, pp. 552, euro 17,00

29 novembre 2004


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